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Il caratteristico arco naturale

Vesuvio, il crollo dell’Occhio del Diavolo: il ‘dispiacere’ social

Il cedimento sarebbe il risultato di un lento processo di erosione e degrado della formazione lavica, favorito dall’azione del vento, degli agenti atmosferici e dall’attività sismica del vulcano
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Vesuvio Il Crollo Dellocchio Del Diavolo Il Dispiacere Social 2026 08 18
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Napoli – Il Vesuvio perde uno dei suoi elementi più caratteristici. L’«Occhio del Diavolo», la suggestiva apertura naturale ricavata nella roccia lavica che sovrastava il Vallone dell’Arena, nella zona dell’antico Monte Somma, è crollato.

La scoperta è stata fatta nella mattinata di lunedì 17 agosto da Giuseppe Miranda, profondo conoscitore del territorio, durante un’escursione sui sentieri del vulcano. Una volta raggiunto il punto in cui per anni era ben visibile il caratteristico foro nella roccia, Miranda si è accorto che dell’«Occhio del Diavolo» non restava più nulla, se non il profilo della formazione rocciosa.

A documentare la trasformazione è stato anche Vincenzo Marasco, che ha pubblicato sui social un significativo confronto fotografico: da una parte uno scatto realizzato nella primavera scorsa, quando l’arco naturale era ancora perfettamente riconoscibile; dall’altra l’immagine più recente, nella quale il foro è ormai scomparso.

Un simbolo della Valle dell’Inferno

Per anni l’«Occhio del Diavolo» è stato uno dei punti più suggestivi della sentieristica vesuviana. Una sorta di finestra naturale affacciata sulla Valle dell’Inferno, la grande conca che caratterizza il paesaggio dell’antico Monte Somma.

La formazione, probabilmente riconducibile a un dicco lavico modellato nel corso del tempo dall’azione degli agenti atmosferici, era diventata un elemento distintivo del paesaggio. Escursionisti, ciclisti e turisti si fermavano spesso ad ammirarla e a fotografarla.

La sua particolare conformazione ne aveva fatto una sorta di «simbolo» spontaneo del Vesuvio, conosciuto non soltanto dagli abituali frequentatori della montagna, ma anche dai numerosi visitatori arrivati da ogni parte del mondo.

Il lento lavoro della natura

Il cedimento, secondo quanto emerge dalle prime osservazioni, non sarebbe stato improvviso. L’«Occhio del Diavolo» sarebbe stato interessato da un progressivo processo di degrado, fino alla definitiva perdita della struttura.

«Il lento e inesorabile degrado degli aspetti geologici più fragili ed esposti della “Montagna dormiente” ha fatto il suo corso naturale», ha scritto Marasco commentando le immagini del prima e del dopo.

A contribuire al processo possono essere stati diversi fattori naturali: l’erosione provocata dal vento e dagli agenti atmosferici, l’azione del tempo e l’attività sismica che caratterizza il complesso vulcanico. Elementi che, combinandosi per anni, possono modificare profondamente anche formazioni rocciose che sembrano immutabili.

Un Vesuvio vivo e in continua trasformazione

La scomparsa dell’arco naturale riporta l’attenzione sulla particolare fragilità del paesaggio vesuviano. Le formazioni laviche che caratterizzano il vulcano hanno resistito per migliaia di anni, ma non sono strutture immobili: continuano a essere modellate dagli agenti atmosferici, dall’erosione e dai processi geologici.

È anche questa la natura di una montagna vulcanica, apparentemente «dormiente» ma tutt’altro che immutabile. Il paesaggio che oggi conosciamo è il risultato di un processo continuo, nel quale la roccia viene lentamente consumata, fratturata e trasformata.

E, questa volta, a cancellare uno dei simboli più fotografati della Valle dell’Inferno non sarebbe stata la mano dell’uomo, ma la stessa natura.

Sui social il ricordo dell’Occhio del Diavolo

La notizia del crollo ha rapidamente fatto il giro dei social, dove numerosi frequentatori del Vesuvio hanno iniziato a condividere fotografie scattate negli anni accanto o davanti all’arco naturale.

Un piccolo patrimonio di immagini che, da ieri, assume un significato diverso: quello della memoria di una formazione che non esiste più.

«Quell’occhio fisso su chi percorreva la sentieristica che attraversa l’austerità del contesto naturalistico della Valle dell’Inferno ci mancherà», ha scritto Marasco.

Un sentimento condiviso da molti escursionisti e visitatori che, nel corso degli anni, avevano inserito l’«Occhio del Diavolo» tra le tappe più suggestive delle proprie escursioni sul Vesuvio.

La sua scomparsa è stata rilanciata anche da siti specializzati e ha suscitato interesse oltre i confini italiani, proprio per la notorietà raggiunta negli anni da questo particolare elemento del paesaggio vesuviano.

Resta una considerazione: il Vesuvio, ancora una volta, ricorda di essere una montagna viva, dove anche ciò che sembra eterno può lentamente cambiare, fino a scomparire.

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