L'inchiesta sulla tragedia

Morte Domenico Caliendo, il legale: «Il responsabile trapianti ci dà ragione: andavano fatti i test preventivi»

L’avvocato Petruzzi commenta i verbali del cardiochirurgo Marra davanti al PM: per escludere l’alternativa salva-vita servivano esami mai eseguiti. Intanto si stringe il cerchio sui risarcimenti per evitare il processo civile.
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Napoli –  C’è un punto di svolta decisivo nell’inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto a Napoli dopo aver ricevuto il trapianto di un cuore che si è poi rivelato danneggiato. A rimescolare le carte sono le dichiarazioni del cardiochirurgo Claudio Marra, responsabile del programma trapianti del Monaldi, rilasciate al pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante. Parole che, secondo la difesa della famiglia della vittima, suonano come una piena conferma dei loro peggiori sospetti.

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I test mai fatti sull’alternativa salva-vita

Al centro del dibattito c’è la mancata adozione del “doppio Berlinheart”, un sistema di assistenza ventricolare che, secondo i legali della famiglia, avrebbe potuto tenere in vita il bambino in attesa di un organo pienamente compatibile e sano.

L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia Caliendo, spiega all’AGI la portata delle parole del primario:

«Le dichiarazioni di Marra sono fondamentali. Confermano ciò che io e il mio medico legale sosteniamo da mesi: per poter scartare l’opzione del doppio Berlinheart andavano eseguiti degli esami diagnostici preventivi e mirati. E Marra, rispondendo al magistrato, non solo conferma la necessità di questi esami, ma elenca esattamente quali fossero.»

Secondo quanto emerso dai verbali, la fattibilità di quella strada terapeutica avrebbe dovuto poggiare su un quadro clinico preciso: TAC total body per verificare lo stato degli organi, radiografie, ecocardiogramma e una consulenza infettivologica. Una serie di accertamenti di cui, però, non vi sarebbe traccia nella documentazione clinica acquisita dagli inquirenti.

Il giallo della TAC negata

Dalle indagini emerge una tesi difensiva che giustificherebbe l’assenza di tali esami con il rischio legato al trasporto del piccolo paziente, ritenuto troppo fragile. Un’obiezione che l’avvocato Petruzzi respinge con forza, dati alla mano:

La tesi della difesa: Se l’opzione del Berlinheart viene scartata in partenza, non ha senso sottoporre il bambino a esami invasivi o a trasferimenti rischiosi per effettuare una TAC.

La replica del legale: «A febbraio sono state eseguite TAC praticamente ogni giorno. Perché, allora, non farne una a dicembre, quando il sistema immunitario di Domenico era decisamente più forte e avrebbe tollerato meglio lo spostamento?»

Nel corso della sua deposizione, Marra ha inoltre ribadito un principio deontologico fondamentale: il punto di riferimento informativo per la famiglia deve rimanere, sempre e comunque, il medico curante o l’équipe che ha eseguito l’intervento.

Misure cautelari e la trattativa sul risarcimento

L’inchiesta della Procura di Napoli vede attualmente sette persone iscritte nel registro degli indagati. La posizione più delicata è quella del cardiochirurgo Guido Oppido (che eseguì materialmente il trapianto) e della sua vice, Emma Bergonzoni: per entrambi è già scattata la misura cautelare dell’interdizione dalla professione medica.

Parallelamente al binario penale, si muove anche quello del risarcimento civile. La famiglia Caliendo punta a chiudere la partita senza dover affrontare l’ulteriore calvario di una causa in tribunale.

«Il prossimo 20 luglio è fissata l’ultima seduta del comitato di valutazione sinistri dell’ospedale Monaldi», conclude l’avvocato Petruzzi. «Subito dopo dovremmo essere convocati per la trattativa finale. L’obiettivo è definire il risarcimento ed evitare alla famiglia una dolorosa transazione civile.»

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