Lo scontro

Il ministro Nordio e gli avvocati parlano di ‘paradosso Garlasco’, i togati difendono i colleghi

Il ministro della Giustizia e l'Unione camere penali rilevano le storture nelle fasi processuali e parlano di storture nel sistema giudiziario



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Il Ministro Nordio E Gli Avvocati Parlano Di Paradosso Garlasco I Togati Difendono I Colleghi 2026 05 13
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Garlasco – Il ministro della Giustizia e l’Unione camere penali intervengono sul caso del delitto Garlasco facendo rilevare i paradossi e le incongruenze. I magistrati progressisti di AreaDg difendono i colleghi e parlano di speculazioni sulla giustiza.

Dopo la querelle su prove, indagato e condannato i vertici del sistema giudiziario italiano scendono in campo con un botta e risposta a distanza.

Il ministro della Giustizia: “Garlasco un paradosso, non è facile ma bisogna cambiare la legge”

Stamane durante un convegno il ministro della Giustizia Nordio ha risposto così su una domanda relativa al caso Garlasco: “Il ministro della giustizia non può pronunciarsi su un procedimento in corso, posso solo in via astratta, ma questa situazione, in un certo senso paradossale, nasce da una legislazione che secondo me dovrebbe essere cambiata, ma sarà molto difficile cambiarla”. Ha detto il ministro rispondendo ad una domanda della conduttrice del convegno ‘Proteggere chi protegge: azioni di supporto psicologico per il Corpo di polizia penitenziaria’ in corso a Roma.

Il caso Garlasco – secondo il guardasigilli – è frutto “di una legislazione, che secondo me dovrebbe essere cambiata ma sarà molto difficile cambiarla, per la quale una persona assolta in primo e in secondo grado, può poi senza nuove prove, essere condannata”. E “questo è accaduto sedici anni fa con il primo processo”. Insomma “sia chiarissimo che non ho la più pallida idea della dinamica del delitto e del suo autore, ma ho un’idea chiara sulla dinamica della nostra legislazione, che è sbagliata”. Perché “se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannare una persona che è stata assolta due volte, da una corte di assise e da una corte di assise di appello?”. Mentre invece nel sistema anglosassone – ha detto ancora Nordio – “tutto questo è assolutamente inconcepibile”. E “da lì nasce una situazione sulla quale oggi il cittadino italiano si domanda perplesso come possa essere che una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole mentre attualmente si indaga su un altro sulla base di prove per le quali, secondo l’accusa, l’autore del delitto sarebbe diverso dal primo”, e ciò – ha detto il ministro – è una “situazione anomala, che non ho mai visto”.

L’Unione delle Camere Penali: “Il nostro sistema processuale favorisce l’errore giudiziario”

Poche ore dopo gli ha fatto eco il presidente dell’Unione delle Camere Penali, Francesco Petrelli: “Il nostro sistema processuale favorisce l’errore giudiziario a causa dello sbilanciamento a favore dell’accusa. Per non dire dei mancati limiti alle impugnazioni delle procure cui seguono condanne dopo doppie assoluzioni e discutibili ribaltamenti di decisioni liberatorie, in assenza di nuove prove. Ovvio lo sconcerto dell’opinione pubblica di fronte a simili oscillamenti che superano la soglia del fisiologico. È urgente una profonda riforma culturale oltre che strutturale che investa il nostro processo e lo restituisca alla sua radice liberale”.

E ha aggiunto: “Al di là del clamore mediatico che finisce con l’offuscare i profili di reale problematicità tecnica che pone ogni processo si tratta di riflettere sulla scarsa cultura della prova che circola nei processi, sull’utilizzo che spesso si fa solo in chiave puramente retorica del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio e sulla elaborazione dell’indizio in chiave congetturale. Per non dire dell’uso spesso incauto che si fa della cosiddetta prova scientifica e dei rischi cui già ci espone l’incontrollabilità dei contributi, sempre più spesso offerti dall’intelligenza artificiale”.

I magistrati di Area Dg al Ministro e agli avvocati: “Speculazioni sui temi della giustizia”

“Il caso Garlasco è diventato un’occasione per fare audience e per speculare sui temi della giustizia italiana. Non mi stupisce lo facciano gli opinionisti, mi dispiace che al coro si uniscano il ministro della Giustizia e del presidente delle Camere penali, che hanno frequentato le aule di giustizia e che conoscono le difficolta’ tecniche e i drammi umani che vi si incontrano”. A dirlo è Giovanni Zaccaro, segretario nazionale di AreaDg, il gruppo delle toghe progressiste, sottolineando in una nota che “dovremmo tutti evitare di usare espressioni improprie e giudizi affrettati, lasciando lavorare con serenità chi si sta occupando della vicenda e soprattutto rispettando le ansie e le aspettative di chi è direttamente coinvolto, come vittima, come condannato, come nuovo indagato, nella vicenda”.

“Non ho mai sottovalutato la rilevanza dell’indagine, l’esposto della signora Ligabò (la madre di Stasi) mi sembrava prima facie infondato ma ho profuso comunque il massimo sforzo e ho cercato di non farmi condizionare dal fatto che ci fosse una persona, Alberto Stasi, in carcere con sentenza passata in giudicato”. C’è anche la testimonianza della pm di Pavia Giulia Pezzino tra le carte dell’inchiesta su Andrea Sempio, un verbale che viene ritenuto rilevante per ricostruire le ragioni per cui venne archiviata l’inchiesta sull’attuale indagato nel 2016 anche se ‘appartiene’ all’inchiesta della Procura di Brescia con al centro l’ipotesi della corruzione in atti giudiziari per l’ex procuratore capo Mario Venditti.

Pezzino, coassegnataria del fascicolo, è stata sentita il 20 novembre 2025 dai magistrati bresciani i quali le hanno posto domande anche sul lavoro di alcuni esponenti della polizia giudiziaria che, secondo l’accusa, non avrebbero svolto al meglio gli accertamenti. Gli inquirenti si concentrano in particolare sulla figura dell’allora luogotenente della polizia giudiziaria Silvio Sapone: “Ho pensato di delegare la polizia giudiziaria – spiega Pezzino – per evitare ogni possibile fuga di notizie data l’attenzione mediatica sul caso. Noi ci siamo rivolti a Sapone, poi non so lui che utilizzasse. Avevo necessità di massima sicurezza sulla serietà delle attività anche perchè dieci anni prima le indagini erano state caratterizzate da rilevanti omissioni”.

In breve

Garlasco - Il ministro della Giustizia e l'Unione camere penali intervengono sul caso del delitto Garlasco facendo rilevare i paradossi e le incongruenze.

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Dopo la querelle su prove, indagato e condannato i vertici del sistema giudiziario italiano scendono in campo con un botta e risposta a distanza.


Commenti (1)

Il caso Garlasco mi pare strano ma nn voglio giudiziar troppo, ci sono troppe incongruenze e la giustiza sembra fatta a pezzzi; il ministr o parla come se sapesse ma dice cose generiche, i magistrati rispondono ma pare che si contraddicevano, la situazione resta confussa e la gente resta molto perplesso.

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