GUERRA TRA CLAN

Napoli, i pistoleri di Montesanto volevano fuggire all’estero

La Squadra Mobile stringe il cerchio sui gruppi criminali che si sono sfidati tra la folla con una calibro 9 e un Kalashnikov. Per tre dei fermati c'è l'aggravante mafiosa: domani le udienze davanti al Gip.
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Napoli – Ore di terrore nel cuore di Napoli, dove un regolamento di conti tra bande rivali ha trasformato piazzetta Montesanto, a due passi dalla fermata della ferrovia Cumana, in un teatro di guerra. I video dello scontro, girati dai passanti terrorizzati, hanno fatto immediatamente il giro della rete, mostrando la brutalità di una rissa violenta in cui sono spuntate armi da guerra.

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La risposta dello Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, non si è fatta attendere: quattro persone sono finite in carcere prima che potessero far perdere le proprie tracce.

Domani i fermati davanti al Gip: scatta l’aggravante mafiosa

Le indagini lampo della Squadra Mobile hanno portato al fermo degli indagati, che erano ormai pronti a lasciare l’Italia. Tra bagagli pronti, biglietti per l’estero già acquistati e richieste urgenti di passaporto, gli investigatori hanno interrotto la latitanza sul nascere.

Intanto si terranno domani, davanti al Gip di Napoli, le udienze di convalida dei provvedimenti emessi dalla Dda. Nel mirino dei magistrati ci sono in particolare i due uomini e la donna del gruppo, a cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di rissa, detenzione, porto abusivo di arma da fuoco e spari in luogo pubblico: reati pesantissimi, tutti blindati dall’aggravante delle modalità mafiose.

In cella è finito il 38enne Giovanni Calvanese, trovato in possesso di una pistola calibro 9 clandestina con 12 proiettili. Sull’altro fronte si posizionano i suoi rivali: Giuseppe Triuolo (30 anni), accusato di aver esploso due colpi in aria; Emanuele Iaccarino (38 anni), l’uomo vestito di nero identificato dai tatuaggi mentre si aggirava tra la folla imbracciando un fucile d’assalto AK-47; e la compagna di quest’ultimo, Arianna Rossetti (32 anni), che avrebbe aiutato il gruppo a nascondere le armi.

Il valzer delle armi e il giallo della pistola scomparsa

La dinamica ricostruita dagli inquirenti rivela un frenetico passaggio di armi durante i concitati momenti della rissa, che ha visto il coinvolgimento attivo di almeno dieci persone, tra cui diverse donne. Secondo la ricostruzione, l’AK-47 imbracciato da Iaccarino è stato successivamente occultato sotto un’auto parcheggiata grazie all’aiuto di due complici femminili.

Resta invece un giallo la pistola utilizzata da Triuolo per sparare in aria: l’arma, prima sottratta a Iaccarino dalla compagna Rossetti, era stata nascosta prima in un negozio e poi all’interno di una Fiat Panda in uso a Triuolo, che l’ha poi impugnata per fare fuoco. Al momento, la pistola non è ancora stata recuperata, mentre sulla calibro 9 di Calvanese sono già stati disposti accertamenti balistici. Dietro lo scontro, secondo la Dda, ci sarebbero motivi legati al malaffare: il controllo delle piazze di spaccio o la spartizione delle truffe agli anziani.

Il Questore: «Fondamentale la tecnologia»

Sull’episodio è intervenuto il Questore di Napoli, Maurizio Agricola, sottolineando la rapidità dell’intervento delle forze dell’ordine: «La risposta dello Stato è stata immediata e dimostra una conoscenza approfondita del territorio che ha permesso di assicurare i responsabili alla giustizia in 24 ore».

Agricola ha poi acceso i refle_ttori sull’importanza dei sistemi di sorveglianza per una metropoli complessa come Napoli: «L’anno scorso quasi il 70% degli omicidi è stato scoperto grazie alle telecamere. Dobbiamo investire sempre di più sulla tecnologia». Infine, un commento sul legame tra criminalità giovanile e clan: «Tra baby-gang e camorra c’è un intreccio evidente: spesso ci troviamo di fronte a figli e nipoti d’arte, inseriti in contesti malavitosi familiari, ma non mancano innesti che arrivano dall’esterno».

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