Operazione Guardia di Finanza

Maxi sequestro di scooter illegali: quasi 7mila mezzi irregolari in tutta Italia

Immessi sul mercato quasi 7mila mezzi non conformi alle norme europee. Indagati un imprenditore palermitano e una società per frode in commercio e falso. Il valore della merce sequestrata sfiora i 5 milioni di euro.
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Maxi Sequestro Di Scooter Illegali Quasi 7mila Mezzi Irregolari In Tutta Italia 2026 07 30
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Migliaia di scooter elettrici commercializzati come semplici biciclette a pedalata assistita, ma in realtà privi dei requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea. È il risultato di una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Palermo, su delega della Procura della Repubblica di Palmi, che ha portato al sequestro dei mezzi su tutto il territorio nazionale.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Palmi, riguarda veicoli importati dalla Cina e immessi sul mercato italiano come e-bike, pur essendo in realtà assimilabili a veri e propri scooter elettrici, capaci di circolare senza targa, assicurazione e omologazione grazie a una presunta falsa documentazione tecnica.

Nel registro degli indagati figurano un imprenditore palermitano e una società, chiamata a rispondere della responsabilità amministrativa degli enti, con le accuse di frode in commercio e falso in atto pubblico.

Coinvolte sette regioni

L’operazione ha impegnato decine di militari delle Fiamme Gialle in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna e Toscana.

Le perquisizioni e i sequestri sono stati eseguiti presso grossisti e rivenditori al dettaglio distribuiti in tutta Italia, dove sono stati individuati migliaia di veicoli non conformi alle prescrizioni europee e nazionali in materia di sicurezza.

Il sistema delle false certificazioni

Secondo le indagini del 1° Nucleo Operativo Metropolitano del Gruppo di Palermo, il sistema avrebbe fatto leva su certificazioni tecniche ritenute ingannevoli per ottenere lo sdoganamento dei mezzi.
Gli investigatori contestano la presentazione di documentazione incompleta o falsa attestante la conformità alla marcatura CE, necessaria per commercializzare biciclette a pedalata assistita.

Dal 2023 sarebbero stati importati almeno 6.885 veicoli, dichiarati come e-bike, per un valore commerciale complessivo di circa 5 milioni di euro. Le false attestazioni avrebbero indotto in errore gli uffici doganali, consentendo l’immissione sul mercato di mezzi ritenuti non sicuri.

Le verifiche svolte con il supporto del Ministero delle Infrastrutture, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e delle associazioni di categoria avrebbero evidenziato fascicoli tecnici privi di elementi fondamentali, tra cui la documentazione sulla valutazione dei rischi, i disegni costruttivi, le prove tecniche e gli accorgimenti destinati a impedire modifiche che ne alterassero le caratteristiche.

Perché sono considerati pericolosi

La normativa europea stabilisce che una bicicletta a pedalata assistita possa montare un motore da massimo 250 Watt, attivo solo durante la pedalata e destinato a interrompersi al raggiungimento dei 25 chilometri orari.

I mezzi sequestrati, invece, pur presentandosi esteriormente come biciclette elettriche, avrebbero caratteristiche tali da renderli assimilabili a scooter elettrici, consentendo così di eludere gli obblighi previsti dal Codice della Strada.
Ciò significa poter circolare senza targa, senza assicurazione obbligatoria e senza immatricolazione, con evidenti rischi sia per la sicurezza stradale sia per la tutela degli altri utenti della strada.

L’allarme sicurezza

L’inchiesta nasce anche dalle numerose segnalazioni arrivate negli ultimi mesi da cittadini, associazioni di categoria ed enti pubblici sull’utilizzo sempre più diffuso di questi mezzi nelle principali città italiane.
Secondo la Guardia di Finanza, gli scooter vengono spesso utilizzati da minorenni, da persone prive di patente o con la licenza sospesa e, in alcuni casi, anche per la commissione di reati, sfruttando l’anonimato garantito dall’assenza della targa.

In caso di incidente, inoltre, questi veicoli possono creare gravi problemi alle vittime, poiché la loro circolazione irregolare rende particolarmente complessa l’identificazione dei responsabili e non consente l’accesso alle ordinarie tutele previste per i mezzi regolarmente assicurati.

Proseguono le indagini

Parallelamente al procedimento penale, sono in corso ulteriori accertamenti per verificare eventuali violazioni del Codice del Consumo legate a pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevole diffuse attraverso siti internet e social network.

Le verifiche vengono svolte con il supporto del Nucleo Speciale Antitrust e del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza.
Come previsto dalla legge, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del procedimento giudiziario e potrà considerarsi definitiva solo in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna.

 

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