L'AGGUATO DI VIA PONTENUOVO

Napoli, Antonio Mauro era già scampato alla morte nel 2007: caccia al killer

Gli investigatori scavano tra faide interne per uno sgarro ai Contini e l'ombra dei rivali storici del clan Mazzarella. Sotto la lente chat, social e celle telefoniche.
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Napoli –  Ci sono appuntamenti a cui non ci si può presentare, ma ci sono appuntamenti che, prima o poi, decidono di venirti a cercare. Per Antonio Mauro quell’appuntamento era stato fissato quasi vent’anni fa, in un giorno qualunque del 2007.

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Allora, i sicari fallirono la mira e il destino decise di concedergli un supplemento di vita. Diciannove anni dopo, però, la morte è tornata a riscuotere il suo credito in una calda serata d’inizio estate, nel cuore pulsante di Napoli. Il 48enne, ritenuto dagli investigatori vicino allo storico clan Contini, è stato freddato in via Pontenuovo, abbattuto da una pioggia di piombo sul marciapiede. Una fuga disperata, inutile, che ha chiuso un cerchio aperto due decenni fa.

Lo spettro della faida interna: l’ipotesi dello sgarro

La macchina investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e affidata alla Squadra Mobile della Questura di Napoli, si è messa in moto immediatamente. La prima e più battuta ipotesi sul tavolo degli inquirenti porta dritta a una pista interna. Nel codice spietato della camorra del centro, un conto sospeso non si cancella mai del tutto.

Si ipotizza che Mauro possa aver commesso uno “sgarro” imperdonabile nei confronti dei vertici dello stesso clan Contini, l’organizzazione criminale che controlla storicamente la zona del Vasto e dell’Arenaccia, parte integrante del potente cartello dell’Alleanza di Secondigliano. Una mancanza di rispetto, una gestione autonoma degli affari illeciti o una frizione economica interna potrebbero aver convinto i boss a firmare quella condanna a morte rimasta in sospeso dal 2007.

L’ombra dei Mazzarella e la faida infinita

Gli investigatori, tuttavia, mantengono lo spettro d’azione a 360 gradi e non scartano la seconda, caldissima pista: quella dei rivali storici. Via Cesare Rosaroll è da sempre una terra di confine, una linea di faglia geopolitica della malavita napoletana. P

roprio per questo, l’agguato potrebbe essere un micidiale affondo del clan Mazzarella, storico e acerrimo nemico dei Contini. Se così fosse, l’omicidio di Antonio Mauro sarebbe il segnale di un nuovo inasprimento della faida per il controllo delle estorsioni e delle piazze di spaccio nel centro cittadino, un colpo mirato per destabilizzare gli equilibri degli avversari.

Caccia ai messaggi: si scavano i canali social

Per dare un nome e un volto ai killer, la Polizia sta setacciando ogni singolo istante della vita recente della vittima. Oltre alla visione delle telecamere di videosorveglianza della zona – che potrebbero aver ripreso le fasi preparatorie del raid – e ai serrati interrogatori di familiari, amici e conoscenti, gli investigatori stanno applicando tecniche di “pedinamento tecnologico”.

Sotto la lente d’ingrandimento ci sono i tabulati telefonici per ricostruire le ultime chiamate, ma soprattutto il traffico delle chat crittografate e i canali social di Mauro. Like, commenti, messaggi privati e frequentazioni virtuali vengono passati al setaccio alla ricerca di una minaccia velata, di un appuntamento sospeso o di un indizio utile che possa spiegare perché il killer sia tornato a bussare alla sua porta proprio adesso.

Approfondimento

Antonio Mauro era già scampato alla morte nel 2007, ma questa volta il destino non gli ha lasciato scampo.
Diciannove anni dopo, il 48enne vicino al clan Contini è stato ucciso in via Pontenuovo,
chiudendo un cerchio di violenza che attraversa quasi due decenni di faide a Napoli.
Una storia che racconta la tenacia di un conflitto che non si ferma, tra spari e vendette, nel cuore della città.

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