Napoli – Proseguono a ritmo serrato le indagini della Squadra Mobile per identificare tutti i componenti del commando che lunedì sera ha seminato il panico in piazzetta Montesanto, a ridosso della Pignasecca, scatenando una violenta rissa a colpi d’arma da fuoco a pochi passi dalla stazione della ferrovia Cumana.
Il primo bilancio dell’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore aggiunto Sergio Amato, è di tre decreti di fermo e un arresto in flagranza. I destinatari dei provvedimenti – tre uomini e una donna ritenuti i registi del raid – davanti agli investigatori non hanno potuto fare altro che ammettere la propria partecipazione alla maxi-rissa.
I video sui social e l’ombra del Kalashnikov
L’identificazione dei sospettati è stata fulminea grazie alle telecamere di videosorveglianza della zona, ma un aiuto decisivo è arrivato anche dai filmati rimbalzati sulle piattaforme social. Proprio i video hanno immortalato una scena agghiacciante: mentre il 38enne Giuseppe Triuolo esplodeva due colpi di pistola in aria (l’arma non è stata ancora rinvenuta), un altro uomo, Emanuele Iaccarino, imbracciava un fucile d’assalto AK47. Un Kalashnikov che, per fortuna, non è stato utilizzato. Iaccarino ha tentato di nascondere il volto coprendosi con alcuni indumenti, ma il travestimento non è bastato a salvargli le manette.
Al momento la Polizia è sulle tracce di un’altra decina di persone che avrebbero preso parte attiva allo scontro; per loro, una volta identificati, scatterà una denuncia a piede libero.
Giallo sul movente: faida familiare o spartizione della droga?
Resta da chiarire cosa abbia scatenato una simile violenza in una piazza solitamente affollata di passanti e pendolari. Chi vive e lavora nella zona della Pignasecca parla con insistenza di una violenta lite familiare degenerata nel sangue. Gli inquirenti della DDA, tuttavia, mantengono aperte altre piste e non escludono lo sfondo criminale: i sospetti si concentrano sulla spartizione dei proventi dello spaccio di stupefacenti o di un giro di truffe, sebbene queste ultime ipotesi appaiano, al momento, meno accreditate.
L’attenzione è massima anche sul canale di approvvigionamento delle armi: capire come un gruppo di fuoco potesse disporre liberamente di un fucile da guerra è la priorità degli investigatori.
«Stavo cenando»: la difesa di un arrestato
Nelle prossime ore i fermati compariranno davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli per l’udienza di convalida dei provvedimenti precautelari.
Nel frattempo, si dichiara invece del tutto estraneo ai fatti il 38enne Gianluca Calvanese, finito in manette durante le perquisizioni a tappeto scattate subito dopo la sparatoria. Difeso dall’avvocato Gaetano Inserra, Calvanese è già comparso davanti al magistrato respingendo ogni accusa legata al Far West di lunedì: «Ero a casa a cenare quando è arrivata la Polizia», ha spiegato l’uomo.
Nel suo appartamento, tuttavia, gli agenti hanno sequestrato una pistola calibro 9 con matricola abrasa e un caricatore rifornito con 12 cartucce. Un’arma clandestina pronta a sparare che aggrava ulteriormente il quadro di un’indagine ad altissima tensione.
Domande frequenti sulla sparatoria a Montesanto
Ecco alcune domande comuni riguardo l'incidente avvenuto a Montesanto e le indagini in corso.
Cosa è successo a Montesanto?
Una violenta rissa a colpi d'arma da fuoco ha avuto luogo in piazzetta Montesanto, coinvolgendo un gruppo di persone armate.
Qual è il bilancio attuale delle indagini?
Fino ad ora, ci sono tre decreti di fermo e un arresto in flagranza, con la Polizia che cerca ulteriori dieci sospetti.
Quali sono le possibili motivazioni della rissa?
Le indagini stanno esplorando sia una faida familiare che la spartizione di traffico di droga come possibili motivazioni.
Che tipo di armi sono state utilizzate?
Sono stati utilizzati un fucile d'assalto AK47 e una pistola calibro 9, quest'ultima rinvenuta durante le perquisizioni.





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