Caivano – «Quelli non sono scemi, non sono scemi… Se non era per questo fatto di Mario, ti mettevi in mezzo là e riempivi di mazzate Pezzella». Le voci si sovrappongono nel salotto di Roberto Alfio Maugeri, mentre le cimici della polizia giudiziaria registrano ogni singolo respiro, ogni insulto, ogni sputo di rabbia.
nel cuore del rione Bronx di Caivano. Fuori, le strade sono una polveriera controllata palmo a palmo dai clan; dentro, tra le pareti blindate degli arresti domiciliari, si consuma la resa dei conti per la leadership della droga. Un racconto fatto di pistole inceppate, piazze di spaccio contese metro per metro e tradimenti consumati all’ombra della cupola di Tibiuccio.
Le rivelazioni del pentito: la mappa delle piazze e la scia di sangue
A svelare gli ingranaggi della cupola è il collaboratore di giustizia Domenico Bervicato. Nei verbali depositati dalla Procura di Napoli, il pentito traccia la nuova geografia criminale dopo i blitz di giugno 2023 che hanno decapitato il gruppo di Tibiuccio. «Io chiesi a Salvatore Giordano quali soggetti mantenessero il gruppo dopo gli arresti — mette a verbale Domenico Bervicato — e lui mi rispose che il clan di Angelino poteva contare su Gianfranco Bervicato, Roberto Maugeri e altri soggetti».
La scalata di Robertino Maugeri, 34 anni nipote e fedelissimo del boss detenuto Raffaele Zampella (detto Lello), è fulminea. Dopo l’arresto di quest’ultimo, è Maugeri a reggere l’intero impero degli stupefacenti, rifornendo personalmente le piazze calde di Caivano: dal M’bond o’vico gestito da Alessandro Trisbaldo e dal misterioso O’re, alla piazza di Antonio Di Micco detto Pesecca, fino a quella di Frangettella in mano a Biagio e Francesco D’Angelo, e alle postazioni di Peppe a’ rana e Antimo o’ biondo.
Ma a reggere il settore delle estorsioni e della droga insieme a Maugeri, come ribadisce il collaboratore, c’è Gianfranco Bervicato (classe 1992, originario di Maddaloni). Un sodalizio armato e spietato, dove si cammina costantemente con il ferro in tasca per difendere il monopolio della polvere bianca.
La pistola inceppata e i precedenti d’aprile: la vendetta di Luigi Natale
Il clima tra i vicoli è irrespirabile da tempo. Il collaboratore di giustizia scende nei dettagli di un episodio chiave avvenuto nell’aprile del 2022, quando una spedizione punitiva rischiò di trasformarsi in una vera e propria esecuzione di camorra.
Il movente? Uno sgarro pesantissimo legato alle forniture di cocaina. Luigi Natale, detto gamba di legno, titolare di una piazza di spaccio locale che pagava le quote al clan Zambella-Tibiuccio, era stato selvaggiamente picchiato dal gruppo di fuoco composto da Lello Zambella, Roberto Maugeri, Alessandro Maugeri (detto o’ siciliano) e un affiliato della famiglia Prece noto come il ciucciaro. La colpa del Natale era imperdonabile per le regole del clan: comprare “sotto banco”, rifornendosi solo in parte dai referenti ufficiali.
Deciso a lavare l’onta con il sangue, Natale si arma di pistola, si infila nel Bronx e punta dritta alla testa di Alessandro e Roberto Maugeri. Robertino si salva per puro miracolo: la pistola del Natale si inceppa proprio sul più bello, scaricando i colpi solo contro Alessandro, che rimane ferito. Subito dopo, il giustiziere improvvisato viene nuovamente intercettato e massacrato di botte da Salvatore Giordano, Antonio Ferraiolo detto Cuppetiello, Francesco D’Angelo detto Nanetto e dallo stesso Lello Zambella, finendo dritto in ospedale.
L’agguato del 21 dicembre 2023: la caccia all’uomo
La tensione latente esplode drammaticamente il 21 dicembre 2023. Sono le 13:20 quando in via Santa Barbara, nei pressi di un bar, due persone in sella a uno scooter Gilera di Gianfranco Bervicato vengono intercettate da un commando in sella di motoveicoli di grossa cilindrata. Uno degli inseguitori estrae la pistola e la punta direttamente alla tempia di Bervicato in una frazione di secondo da incubo. I due bersagli riescono a fuggire a piedi abbandonando lo scooter, ma a pagare il prezzo più alto è Mario Marzaiuolo, che subisce una brutale aggressione fisica.
Poco dopo, Marzaiuolo si presenta al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli con la testa fracassata: i medici certificheranno un «trauma cranico con frattura composta del frontale e interessamento del tetto dell’orbita», suturando una profonda ferita lacero-contusa. Per giustificare le ecchimosi e la prognosi di venti giorni, Marzaiuolo proverà a inventare la storiella di un banale incidente stradale, ma le intercettazioni ambientali smentiranno clamorosamente la versione ufficiale.
Il vertice a casa del giovane capo ai domiciliari
Nell’abitazione di Roberto Maugeri, costretto ai domiciliari, si consumano ore di altissima tensione. Intorno al capo fazione si stringono i fedelissimi, tra cui Giuseppe Tammaro (detto Pinuccio), Gennaro Laurino e Amilcare Cervo (u gemell). Si discute se scendere a patti — offrendo magari agli avversari la gestione della piazza di Pascarola a prezzo di favore — o scatenare una guerra totale.
«Roberto, ma chi ci vuole a che fare con questa gente, stai dando i numeri! Quello è per colpa tua se è successo il fatto», urla Pinuccio Tammaro, rinfacciando a Maugeri la gestione dell’affronto subito da Francesco Pezzella, identificato come l’autore materiale dell’agguato insieme a Giovanni Barra (poi diventato pentito) e Alberto Russo (o demonio).
La discussione si accende sui metodi da adottare. C’è chi invoca una spedizione punitiva immediata: «Vacci a dare 4-5 schiaffi davanti a tutti, schiattalo a Pezzella!». Ma subito scatta il freno a mano della prudenza criminale, un paradosso grottesco che svela le debolezze dei clan: «A rompergli la testa no, perché la moglie ha detto che ci denuncia! Se la moglie va dai carabinieri, ci arrestano a tutti quanti». Maugeri, pur infuriato, riconosce lo scoglio insormontabile: «Quella non sta pensando a lui, sta pensando ai figli. Ha quattro figli piccoli».
Tra minacce di morte incrociate, telefonate in vivavoce interrotte da insulti pesanti e la ferma decisione di non cedere il passo ai rivali guidati da Pezzella, l’inchiesta chiude il cerchio. Gli accertamenti sui tabulati, sulle intestazioni fittizie dei motorini — come l’Honda razziata e denunciata fittiziamente il giorno stesso per coprire l’agguato — e sui verbali dei pentiti inchiodano Francesco Pezzella e restituiscono l’istantanea di una camorra spietata, dilaniata da faide interne e costretta a fare i conti con la giustizia.
I rapporti familiari tra Raffaele Zambella e la famiglia Maugeri si articolano nel seguente modo:
Relazione di base e nucleo principale
Zambella Raffaele è il compagno di Maugeri Carmela.
I fratelli e le sorelle di Carmela Maugeri
Carmela Maugeri ha quattro fratelli/sorelle (figli dello stesso padre, Maugeri Alfio, di 89 anni): due maschi di 51 e 34 anni e due sorelle di 47 e 43 anni.
I fratellastri di Carmela Maugeri
Da una precedente relazione, il padre Alfio ha avuto altri due figli di 60 e 56 anni entrambi nati a Catania. Il primo è il padre di Roberto Alfio ed Emanuele Angelo.
Infine la sorella 47enne di Carmela Maugeri risulta anagraficamente coniugata con Marzaiuolo Mario, ma di fatto è la compagna di Tammaro Giuseppe (detto Pino).
(nella foto da sinistra il pentito Domenico Bervicato, Roberto Zambella, Roberto Alfio Maugeri, Emanuele Angelo Maugeri, Gianfranco Bervicato, Amilcare Cervo e Alfonso Giordano)



