Chiesti 38anni di carcere

Rione Sanità, le ronde dei babyras tradite dai social: chieste 8 condanne

L'inchiesta della Dda sul controllo paramilitare del rione Sanità dopo la morte di Emanuele Tufano.Posti di blocco abusivi e ronde armate filmati dalle telecamere nascoste dei Carabinieri. Nel mirino le nuove leve del clan Savarese-Sequino
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Rione Sanita Le Ronde Dei Babyras Tradite Dai Social Chieste 8 Condanne 2026 07 11
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Napoli – Mesi di filmati, frame dopo frame, registrati da telecamere invisibili piazzate nei punti nevralgici del quartiere. È così che la Procura antimafia di Napoli ha calato la scure sulle nuove leve del clan Savarese-Sequino, la paranza dei giovanissimi sorta dalle ceneri della storica organizzazione criminale, già balzata agli onori delle cronache per la tragica morte del 15enne Emanuele Tufano, vittima del “fuoco amico” durante una stesa a piazza Mercato.

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Ieri mattina, dinanzi al gip Federica Colucci, la pubblica accusa ha presentato il conto, invocando otto pesanti condanne per un totale che supera i 38 anni di reclusione.

Le ronde e i posti di blocco nei vicoli

L’inchiesta, condotta con precisione certosina tra il 2024 e il 2025 dagli uomini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli, ha svelato uno scenario inquietante. I giovani indagati avevano imposto un vero e proprio regime paramilitare nel rione Sanità: ronde armate, appostamenti costanti, piazze di spaccio presidiate e persino posti di blocco abusivi per strada.

I passanti venivano fermati e identificati per riaffermare, vicolo dopo vicolo, il controllo assoluto del territorio e imporre un coprifuoco forzato al tessuto sociale ed economico del quartiere.

Via Gradini San Nicandro: la piazza d’armi

Il centro della ricostruzione investigativa era via Gradini San Nicandro. Una strada apparentemente marginale, che diventa invece il fulcro operativo del gruppo. È qui che gli indagati si incontravano, sostavano, osservavano. È qui che, secondo gli inquirenti, si misurava la temperatura criminale del quartiere.

Una telecamera investigativa, installata in luogo pubblico, ha ripreso per mesi gli stessi volti, gli stessi movimenti, la stessa ritualità. Le immagini non captano parole, ma raccontano molto di più: posture, atteggiamenti, gesti ripetuti. Mani che scendono nei pantaloni, sagome rigide sotto i giubbotti, armi che passano da una persona all’altra.

Dai video di sorveglianza ai selfie sui social

A stringere il cerchio attorno agli otto imputati è stata una massiccia attività tecnica. Oltre alle tradizionali intercettazioni ambientali e telefoniche, la prova regina è arrivata dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati. I militari dell’Arma hanno isolato le immagini dei ragazzi mentre pattugliavano le strade imbracciando le armi. Quei volti, apparentemente coperti o sfocati, sono stati poi incrociati e identificati grazie ai selfie e alle foto che gli stessi indagati pubblicavano con spavalderia sui propri profili social, confermando una costante e allarmante disponibilità di armi da fuoco.

La cronaca armata: episodi uno dopo l’altro

Dalle indagini è emersa una sequenza impressionante di episodi, che letti in ordine cronologico assumono la forma di un vero diario criminale.
13 marzo 2024
È uno dei primi segnali. Gennaro De Marino e Ciro Esposito vengono ripresi insieme mentre portano illegalmente un’arma comune da sparo. La Procura legge già in questo episodio l’aggravante mafiosa: non un gesto individuale, ma un’azione funzionale al clan.
1 febbraio 2025
Il gruppo cresce. De Marino, Esposito, La Salvia, Massaro e Peraino si muovono armati, in più di cinque persone. Il salto numerico segna una nuova fase: la presenza non è più sporadica, diventa collettiva.
3 e 6 febbraio 2025
Le armi aumentano: due pistole in strada, in giorni ravvicinati. Esposito, La Salvia, Massaro e Peraino si alternano nelle riprese. La frequenza è un dato chiave per gli investigatori.
6 marzo 2025
Cinque uomini – Babalyan, Massaro, Esposito, Peraino e Zinzi – vengono documentati con tre armi da fuoco. Il gruppo assume una fisionomia stabile, quasi una pattuglia.
11 giugno 2025
Esposito compare ancora, armato, con soggetti non identificati. La continuità temporale rafforza l’ipotesi di un disegno criminoso unitario.
28 giugno 2025
È uno dei momenti più significativi: quattro armi portate contemporaneamente da Amodio, Massaro, Esposito, Zinzi e Peraino. Un vero presidio militare.

Agosto e settembre 2025: l’escalation

Dal 29 agosto al 13 settembre, le immagini raccontano una presenza quasi quotidiana. Una pistola il 29 agosto. Cinque armi il 2 settembre. Poi ancora: 5, 6, 7, 8, 10, 12 e 13 settembre. Cambiano i volti, non la sostanza. In un caso compare anche un soggetto travisato.

Per la Procura è la prova di un controllo totale, esercitato senza soluzione di continuità.
10 ottobre 2025. L’ultimo episodio contestato chiude il cerchio: gruppo numeroso, armi, modalità già viste. Il quadro è completo.

L’aggravante mafiosa e la linea della difesa

I reati contestati a vario titolo sono gravissimi: porto e detenzione illegale di armi da fuoco, blindati dall’aggravante del metodo mafioso per aver agito con l’obiettivo di agevolare i traffici del clan Sequino. Le richieste di pena oscillano tra un minimo di 3 anni e 4 mesi a un massimo di 6 anni e 6 mesi. Conclusa la requisitoria del pm della Dda, la parola passa ora al collegio difensivo per le arringhe, prima della sentenza del giudice.

Di seguito l’elenco ufficiale delle richieste di pena

Ciro Esposito: 6 anni e 6 mesi di reclusione
Ivan Zinzi: 6 anni di reclusione
Salvatore La Salvia: 4 anni e 10 mesi di reclusione
Danilo Peraino: 4 anni e 10 mesi di reclusione
Francesco Pio Massaro: 4 anni e 8 mesi di reclusione
Gennaro De Marino: 4 anni e 4 mesi di reclusione
Luis Antonio Amodio: 3 anni e 6 mesi di reclusione
Alexandr Babalyan: 3 anni e 4 mesi di reclusione

(nella foto i Gradini San Nicandro e da sinistra in alto Ciro Esposito, Danilo Peraino, Aleaxander Babylan e Ivan Zinzi; in basso sempre da sinistra Antonio Luisi Amodio, Gennaro De Marino, Salvatore La Salvia e Francesco Pio Massaro)

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Commenti (1)

Articol0 lungo e dettagliato, mette in riga i filmati e i fotogrammi che paron tutt’altro che casuali. Le indaggin ha raccolt0 tanti elementi ma la giustizzia dovrebber fà il suo corso, sperem che il quartiere ritorn0 alla serenita e non piu controllo armato.

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