Napoli – Un resoconto intriso di sofferenza, intervallato da pause, lacrime e comprensibile tensione. Di fronte ai giudici della Seconda Sezione della Corte d’Assise di Napoli, Vincenza Cossentino ha ripercorso il dramma dell’uccisione di sua figlia, la quattordicenne Martina Carbonaro, assassinata ad Afragola il 26 maggio 2025. Sul banco degli imputati c’è l’ex fidanzato diciannovenne, Alessio Tucci.
La testimonianza della donna ha ricostruito non solo le ultime ore di vita della ragazza, ma soprattutto la sconcertante condotta del giovane nei momenti immediatamente successivi al delitto.
La trappola e l’impostura durante le ricerche
Particolarmente toccante e dettagliato è stato il passaggio relativo ai giorni delle ricerche, quando Tucci, già responsabile della morte della ragazza, si affiancò ai familiari della vittima fingendo preoccupazione.
«Era tranquillo, come se non fosse successo niente. Ha fatto anche il caffè ai Carabinieri», ha dichiarato in aula la madre, ricordando il momento in cui i militari si ripresentarono a casa per gli accertamenti.
Nei momenti cruciali della scomparsa, il diciannovenne avrebbe depistato i genitori indicando false piste e sostenendo che la ragazza si fosse allontanata con uno sconosciuto a bordo di uno scooter. Nei due giorni seguenti, Tucci continuò a partecipare attivamente alle perlustrazioni, accompagnato persino da suo padre.
L’ultima telefonata e il buio alle 20.20
Ricostruendo il pomeriggio del 26 maggio, la madre ha ricordato che Martina era uscita con l’intenzione di andare in yogurteria con un’amica. Alle 19, la prima telefonata di routine per la cena:
«Mi disse: “Sto venendo”. Le chiesi se fosse con Alessio, ma mi rispose di no.»
Le comunicazioni si sono susseguite fino alle 20.20, momento in cui si è verificata l’interruzione brutale:
«Sembrò come se qualcuno le stesse togliendo il telefono di mano.»
Da quel momento in poi, il cellulare della quattordicenne ha squillato a vuoto fino alle 20.25, per poi spegnersi definitivamente.
I retroscena della relazione e la tensione in aula
Il memoriale della testimone ha toccato anche i mesi precedenti all’omicidio e la crisi del rapporto nato nel 2023. La donna ha raccontato di un confronto avvenuto poco prima della tragedia, innescato dalla madre di Tucci che insinuava frequentazioni della ragazza con altri giovani. In quell’occasione, la quattordicenne si era difesa dicendo alla madre:
«Credi a lui e non a me.»
Invitata dal Pubblico Ministero a chiarire alcune incongruenze tra le prime sommarie informazioni rese nell’imminenza dei fatti e le dichiarazioni rese oggi in dibattimento, la donna ha reagito con amarezza:
«Qui sembra che il carnefice, che è lui, sia diventata io.»
«Trattato come un figlio: ci ha tolto le ali»
L’udienza si è chiusa tra le lacrime e la richiesta di una verità che solo l’imputato può fornire.
«Martina era bella come il sole, era piena di vita. Io e mio marito da quindici mesi non viviamo più, non ci credo che mia figlia non ci sta, non ci credo. Io ho perso i miei genitori, lei era la mia forza», ha sfogato la madre.
Rivolgendo lo sguardo verso l’imputato, Cossentino ha concluso con parole di profonda condanna:
«Mi piacerebbe sapere da Tucci quali sono state le ultime parole di mia figlia e perché me l’ha uccisa. L’ho trattato come un figlio. Ha ucciso mia figlia ma ha ucciso anche me, non lo perdonerò mai. Ci ha tolto le ali.»



