LO SVILUPPO DELLEI NDAGINI

Napoli, parcheggiatori abusivi nel mirino dei signori del racket

Due episodi di intimidazione a distanza di un mese nei Quartieri Spagnoli. Le vittime sono due posteggiatori abusivi operanti nella stessa zona: gli inquirenti seguono la pista dell'estorsione.



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Due episodi di cronaca, un potenziale filo conduttore. Il recente ferimento di Marco Vitiello di 48 anni, avvenuto domenica sera in vico Mondragone, potrebbe essere strettamente collegato a un precedente atto intimidatorio registrato lo scorso 16 aprile, sempre nel perimetro dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Il minimo comune denominatore è il profilo delle vittime: in entrambi i casi si tratta di uomini noti nella zona per la loro attività di parcheggiatori abusivi.

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Domenica sera, intorno alle 19:00, il quarantottenne è stato avvicinato da due individui in sella a uno scooter. uno dei due ha esploso un colpo di arma da fuoco che ha raggiunto la vittima a una gamba. L’uomo, che stava rincasando dopo essersi recato presso la locale stazione dei Carabinieri per adempiere a un obbligo di firma, è riuscito a mettersi in salvo trovando rifugio proprio all’interno della caserma. Lì i militari gli hanno prestato i primi soccorsi prima dell’arrivo del 118. Le sue condizioni non destano preoccupazione.

L’ipotesi degli inquirenti: un’unica regia

Le indagini, attualmente condotte in parallelo da Polizia e Carabinieri, potrebbero presto confluire in un unico fascicolo. L’ipotesi principale al vaglio degli investigatori è che le azioni siano di natura strettamente intimidatoria. Si cerca di delineare con precisione la mappa in cui i due uomini operavano come “guardiamacchine”, non essendo peraltro noti per altre tipologie di reato.

Tra le piste più accreditate vi è quella del racket: un tentativo da parte della criminalità organizzata locale di imporre il proprio controllo e una quota fissa sulle attività di parcheggio abusivo nelle zone più nevralgiche e frequentate della città, partendo dai Quartieri Spagnoli per arrivare all’area della movida dei “Baretti” e del lungomare.

Il precedente di aprile

A rafforzare i sospetti degli inquirenti c’è l’episodio del 16 aprile in via Croci Santa Lucia al Monte. In quell’occasione, a finire nel mirino fu l’automobile di un cinquantenne incensurato, anch’egli dedito all’attività di posteggiatore. L’uomo ha rinvenuto la propria vettura, parcheggiata la sera prima, con il vetro anteriore destro infranto da un proiettile.

Allertato il 113, sul posto è intervenuta una Volante del commissariato Montecalvario insieme alla Polizia Scientifica, che ha rinvenuto e sequestrato un proiettile deformato e un frammento di un secondo colpo. Come nel caso più recente, anche il cinquantenne ha dichiarato alle forze dell’ordine di non aver mai ricevuto minacce dirette o richieste estorsive.

Gli altri  episodi analoghi

da una rilettura dei fatti di cronaca degli ultimi tempi, emerge come il controllo dei proventi legati al parcheggio abusivo sia una dinamica ricorrente nelle logiche criminali partenopee. Le inchieste confermano che questa “economia sommersa” è spesso oggetto di mire estorsive:

Gestione strutturata dei proventi: Indagini passate della DDA di Napoli hanno portato alla luce come vari gruppi criminali in diversi quartieri della città impongano ai parcheggiatori abusivi il versamento di una quota fissa (giornaliera o settimanale) o di una percentuale sugli incassi, che nelle serate del fine settimana può raggiungere cifre rilevanti (spesso tra i 1.500 e i 2.000 euro per singola area di sosta).

Intimidazioni mirate: L’uso di armi da fuoco per atti di coercizione (ferimenti agli arti inferiori o colpi d’arma da fuoco contro veicoli e abitazioni) è un avvertimento standard per chi si rifiuta di pagare la “tassa” territoriale. Ad esempio, nel novembre 2023, nel quartiere Fuorigrotta, un altro parcheggiatore fu vittima di un episodio analogo a causa di contrasti nati sul controllo dei parcheggi limitrofi all’area dello stadio.

Il muro del silenzio: Come sottolineato dalle Forze dell’Ordine, le vittime di questi avvertimenti raramente denunciano in autonomia le richieste estorsive per timore di ritorsioni gravi, limitandosi a denunciare il danno subìto senza fornire ulteriori dettagli (esattamente come il 50enne citato nel tuo testo). Questo rende il lavoro di intelligence sul territorio fondamentale per unire i puntini tra i vari raid.

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