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L'INCHIESTA SUL SUPERBONUS

Misura cautelare per Guerri: interdetto dalle imprese, il caso Juve Stabia entra nella nuova fase dell’inchiesta

Il gip di Napoli Nord dispone il divieto di esercitare attività imprenditoriali per il patron della Juve Stabia e quello di esercitare la professione per un tecnico. Il provvedimento arriva nel giorno del sequestro dei 153milioni di crediti superbonus
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Misura Cautelare Per Guerri Interdetto Dalle Imprese Il Caso Juve Stabia Entra Nella Nuova Fase Dellinchiesta 2026 09 24
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Napoli- Due mazzate giudiziarie nella stesso giorno: quasi un record quello conseguito dall’imprenditore napoletano Alfredo Guerri, attuale presidente della Juve Stabia, società di calcio che milita nel campionato di serie B.

Il gip del Tribunale di Napoli Nord ha infatti emesso un  provvedimento che dispone il divieto di esercitare attività imprenditoriali e che arriva dopo il sequestro di luglio di oltre 14,5 milioni di crediti fiscali e delle quote e del complesso aziendale di Domus e Gold. e tra l’altro nella stessa giornata in cui la Procura di Napoli ha invece disposto il sequestro di crediti di imposta pari a quasi 154milioni di euro.

Ora il nodo è anche societario: bisognerà verificare se l’interdizione comprende gli uffici direttivi della società calcistica e, quindi, se Guerri potrà continuare a esercitare le funzioni di presidente. Il nuovo sequestro dei 153 milioni rappresenta l’ulteriore sviluppo patrimoniale dell’inchiesta, già oggetto di un distinto provvedimento.

La seconda tappa dell’inchiesta

Non è soltanto il valore dei crediti sequestrati oggi a segnare una nuova pagina dell’inchiesta sul Superbonus. Il passaggio più delicato, sul piano giudiziario e societario, è rappresentato dalla misura cautelare personale interdittiva adottata nei confronti di Alfredo Guerri.

Il provvedimento arriva infatti a poco più di due mesi dal primo intervento della Guardia di finanza, quando i finanzieri del Gruppo di Giugliano in Campania avevano eseguito un sequestro preventivo di oltre 14,5 milioni di euro di crediti d’imposta ritenuti inesistenti, insieme al complesso aziendale e alle quote di Domus srl e Gold srl.

L’inchiesta era coordinata dalla Procura di Napoli Nord e ipotizzava la truffa aggravata ai danni dello Stato.

Quello di luglio era stato il primo provvedimento patrimoniale di particolare rilievo nei confronti dell’imprenditore e delle società finite sotto la lente degli investigatori. Ma già allora era emerso un elemento destinato a rendere la vicenda particolarmente delicata: Domus era la società attraverso la quale Guerri aveva appena acquisito la Juve Stabia, club di Serie B.

La notizia del sequestro aveva quindi intrecciato per la prima volta l’inchiesta sul Superbonus con la nuova proprietà della società calcistica.

Dalle contestazioni patrimoniali alla misura personale

Oggi il quadro cambia.
La Procura contesta a due persone, secondo quanto emerge dal provvedimento, una condotta che viene qualificata come truffa aggravata ai danni dello Stato. Il gip del Tribunale di Napoli Nord ha ritenuto sussistenti i presupposti per applicare una misura cautelare personale interdittiva.

Per Guerri è stato disposto il divieto di esercitare imprese; nei confronti del professionista coinvolto è stato invece disposto il divieto di esercitare la professione tecnica.

È un passaggio giudiziariamente diverso dal sequestro eseguito a luglio.

Il provvedimento di luglio era infatti una misura di natura patrimoniale: l’obiettivo era sottrarre alla disponibilità degli interessati beni e crediti ritenuti collegati alle ipotesi di reato contestate. La misura odierna, invece, interviene direttamente sulla possibilità dell’indagato di svolgere determinate attività.

Ed è proprio questa differenza a rendere centrale la posizione di Guerri rispetto alla Juve Stabia.

Il meccanismo contestato dalla Procura

Secondo l’impostazione investigativa, l’origine della vicenda sarebbe in una società incaricata da diversi condomìni, nella veste di general contractor, della progettazione e dell’esecuzione di lavori di ristrutturazione ammessi alle agevolazioni del Superbonus.

Gli investigatori hanno ricostruito un sistema nel quale, pur in assenza dei lavori o comunque in assenza della loro effettiva esecuzione nella misura dichiarata, sarebbero state prodotte fatture e documentazioni relative agli interventi.

Con la collaborazione di tecnici che, secondo l’accusa, avrebbero attestato circostanze non corrispondenti alla realtà, sarebbero state predisposte anche le asseverazioni degli stati di avanzamento.

La documentazione sarebbe stata quindi trasmessa attraverso i canali previsti dalla normativa, compreso quello dell’Enea, e successivamente corredata dai visti di conformità necessari per consentire la formazione dei crediti fiscali.

È questo, secondo gli investigatori, il punto nel quale l’operazione avrebbe trasformato interventi edilizi non eseguiti, o comunque non eseguiti nella misura dichiarata, in crediti d’imposta formalmente utilizzabili.

La cessione e la monetizzazione

Una volta comparsi nei cassetti fiscali dei condomìni, i crediti sarebbero stati trasferiti all’impresa riconducibile all’indagato.
Da qui sarebbe partita la seconda fase del meccanismo contestato: la cessione dei crediti a istituti di credito e ad altri soggetti giuridici, con la conseguente trasformazione del valore fiscale in disponibilità economica.
È il meccanismo della cosiddetta monetizzazione dei crediti che gli investigatori avevano già ricostruito nel provvedimento di luglio.

Ed è proprio sulla base di quell’attività investigativa che, secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, sono stati raccolti ulteriori elementi fino alla richiesta della misura cautelare personale accolta oggi dal gip.

Dal sequestro di luglio alla misura interdittiva

La sequenza degli atti giudiziari è dunque significativa.
A luglio arriva il sequestro preventivo di oltre 14,5 milioni di euro di crediti ritenuti

indebitamente generati, insieme al complesso aziendale e alle quote di Domus e Gold.
Nei due mesi successivi l’attività investigativa prosegue con l’approfondimento del ruolo dei soggetti coinvolti, dei rapporti societari e del sistema attraverso il quale i crediti sarebbero stati generati e successivamente trasferiti.

Oggi, sulla base degli elementi raccolti, il gip di Napoli Nord dispone una misura cautelare personale: Guerri viene interdetto dall’esercizio delle imprese, mentre un professionista viene interdetto dall’esercizio della professione tecnica.

È questo il vero salto di qualità giudiziario della vicenda: dall’intervento sui beni e sui crediti si passa a un provvedimento che incide direttamente sulla capacità dell’imprenditore di esercitare determinate funzioni.

E adesso cosa succede alla presidenza della Juve Stabia?

È il punto che, più di ogni altro, dovrà essere chiarito nelle prossime ore.
Guerri non è soltanto un imprenditore destinatario della misura. È anche il proprietario e presidente della Juve Stabia, società di calcio che milita in Serie B. Il passaggio di proprietà era stato formalizzato nel giugno scorso dopo il via libera del Tribunale di Napoli alla proposta di acquisizione avanzata attraverso Domus.

Il problema, quindi, non è soltanto stabilire che cosa accadrà alle attività imprenditoriali direttamente interessate dall’interdizione. Bisogna capire quale sia l’esatta estensione del divieto stabilito dal giudice.

L’articolo 290 del codice di procedura penale prevede infatti che la misura interdittiva possa riguardare il divieto temporaneo di esercitare determinate professioni, imprese o anche uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, interdendo in tutto o in parte le attività inerenti a tali funzioni.

La distinzione è fondamentale.

Se il dispositivo del gip si limita al divieto di esercitare determinate attività imprenditoriali, bisognerà verificare concretamente quali funzioni di Guerri risultino incompatibili con la misura.

Se, invece, il provvedimento comprende anche gli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, l’effetto sulla presidenza della Juve Stabia sarebbe immediato sul piano dell’esercizio delle funzioni: Guerri non potrebbe continuare a svolgere le attività gestorie comprese nell’interdizione per la durata stabilita dal giudice.

Non è la stessa cosa perdere la carica e non poterla esercitare

Anche questo passaggio deve essere letto con attenzione.
La misura cautelare interdittiva non equivale a una sentenza di condanna e non determina automaticamente, per il solo fatto di essere stata applicata, la perdita della proprietà delle quote societarie.

Sono due piani distinti: da una parte la titolarità della partecipazione nella società; dall’altra l’esercizio delle funzioni di amministrazione e rappresentanza.

Guerri potrebbe quindi trovarsi nella situazione in cui la sua posizione di proprietario della società resti distinta dalla possibilità concreta di esercitare le funzioni direttive che gli sono attribuite.

Sarà dunque il contenuto dell’ordinanza, e in particolare la parte dispositiva, a stabilire quanto ampia sia l’interdizione e quali attività siano concretamente precluse.

La Juve Stabia, allo stato, non è l’oggetto dell’inchiesta

C’è poi un’altra distinzione che va mantenuta netta.
L’inchiesta riguarda le attività imprenditoriali e il presunto sistema di formazione e circolazione dei crediti fiscali. Non significa che la Juve Stabia sia coinvolta nella presunta frode.

Già dopo il sequestro di luglio, il club aveva chiarito pubblicamente che le contestazioni riguardavano vicende relative a lavori risalenti al 2021-2022 e che tali fatti, secondo la posizione della società, non riguardavano né influivano sull’attività della squadra.

Il punto che si apre oggi è quindi diverso: riguarda la possibilità per il presidente destinatario della misura di continuare a esercitare le funzioni di vertice del club, non un coinvolgimento della società sportiva nei fatti contestati.

Il precedente dell’amministrazione giudiziaria

La vicenda assume un peso ancora maggiore perché la Juve Stabia arriva a questo nuovo passaggio dopo un periodo particolarmente travagliato sul piano societario.

Prima dell’ingresso di Guerri, il club era stato sottoposto a un’amministrazione giudiziaria nell’ambito della vicenda relativa alla precedente gestione. Il Tribunale di Napoli aveva poi autorizzato l’acquisizione da parte di Domus e Guerri, consentendo la ricapitalizzazione e la prosecuzione dell’attività in Serie B.

Lo stesso sequestro di luglio aveva imposto un raccordo tra gli uffici giudiziari proprio per le possibili ricadute sulla società calcistica, dal momento che Domus era la società attraverso la quale Guerri aveva acquisito il club.Ora, con l’interdizione personale, la questione torna inevitabilmente sul tavolo.

Il maxi-sequestro da 153 milioni è il nuovo capitolo patrimoniale

Sul piano patrimoniale, intanto, l’inchiesta ha prodotto un ulteriore risultato di dimensioni enormi: oltre 153 milioni di euro di crediti d’imposta sono stati sottoposti a sequestro.

Si tratta di crediti generati, secondo gli investigatori, tra il 2021 e il 2024 attraverso attestazioni relative a lavori parzialmente o mai realizzati in 64 cantieri. I crediti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati destinati a entrare nel circuito delle cessioni per essere successivamente monetizzati.

Ma questo è il nuovo capitolo patrimoniale dell’indagine. La notizia giudiziariamente più rilevante, per la posizione personale di Guerri, è oggi la misura interdittiva.

Perché il sequestro colpisce beni e crediti. L’interdizione, invece, colpisce direttamente la possibilità di esercitare un’attività e, se il dispositivo comprende anche gli uffici direttivi, può incidere sulla possibilità di continuare a guidare una società.

Ed è proprio questo il punto destinato a essere chiarito adesso: che cosa comporterà concretamente per Alfredo Guerri il divieto di esercitare imprese e, soprattutto, se e in quale misura tale divieto gli impedirà di continuare a svolgere le funzioni di presidente della Juve Stabia.
I

l provvedimento, va ricordato, è stato adottato nella fase delle indagini preliminari. Guerri è sottoposto alle indagini e deve essere considerato presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva; la misura cautelare è inoltre soggetta ai mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

Articolo modificato il 24/09/2026 alle 12:27 per revisione testo.
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