Napoli – Le indagini sull’omicidio di Lorenzo Spasiano, il giovane operaio incensurato freddato tre notti fa in via Caprera a Miano, sono a un punto di svolta. I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, sotto il coordinamento del pubblico ministero Enrica Parascandolo e del procuratore aggiunto Sergio Amato, stanno stringendo il cerchio attorno al presunto “baby assassino” e alla rete di complici che avrebbero teso una trappola mortale al ventunenne, ucciso sotto la propria abitazione con un singolo colpo di pistola.
La pista digitale e il giallo del telefono
A dare un’accelerazione decisiva alle indagini è stata la ricostruzione dei flussi telematici della vittima. Chi ha sparato ha portato via lo smartphone di Spasiano nel tentativo di cancellare le tracce dell’appuntamento-trappola. Un accorgimento rivelatosi inutile: gli investigatori dell’Arma sono riusciti a bypassare l’assenza del dispositivo fisico, recuperando la messaggistica e il traffico telefonico della vittima attraverso l’analisi dei tabulati e dei backup in cloud. L’ultimo tassello tecnico è arrivato ieri con l’esecuzione dell’esame autoptico, che ha concluso la fase medico-legale degli accertamenti.
Il movente: l’ombra di una vecchia lite
Il fascicolo d’inchiesta si concentra al momento su un binario preciso: un violento alterco avvenuto lo scorso 30 marzo tra la vittima e un minorenne della zona. Nonostante il lasso di tempo trascorso – circa tre mesi – gli inquirenti ritengono l’ipotesi estremamente solida, pur non escludendo piste alternative legate al contesto relazionale del quartiere. Sabato mattina, alle ore 10:00, nella parrocchia di Sant’Alfonso dei Liguori e San Gerardo a Miano, si terranno i funerali pubblici. Sarà il momento del dolore per una famiglia definita da tutti esemplare.
Il drammatico precedente: la dinastia del dolore
Per i familiari di Lorenzo Spasiano, la tragedia ha il sapore amaro di un déjà-vu. Il ventunenne era infatti il cugino di Raffaele Perinelli, l’ex promessa del calcio (già in forza a Turris e Gragnano) accoltellato a morte a soli 21 anni, il 7 ottobre 2018, nel medesimo quartiere di Miano. Anche in quel caso, il delitto consumato davanti a un circolo ricreativo di via Janfolla nacque da futili motivi: uno scontro in discoteca per una ragazza, culminato giorni dopo nell’ fendente fatale al cuore sferrato da Alfredo Galasso.
Per l’omicidio di Perinelli la Corte di Cassazione ha reso definitiva nell’aprile 2022 la condanna a 16 anni e sei mesi di reclusione nei confronti di Galasso. Una scia di sangue che oggi, a distanza di anni, torna a tormentare lo stesso nucleo familiare.
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