INCHIESTA SULLE PRESSIONI ARBITRALI

Caso Rocchi, il verbale che incastra il sistema arbitrale, ma per i pm di Milano sono solo «suggestioni»

Mentre l’ex designatore Rocchi temeva per le sorti del club nerazzurro e subiva il pressing sulle designazioni (“Mi chiedevano: ma Colombo non si ha mai?”), i pm milanesi firmano un’archiviazione che lascia enormi interrogativi.
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Caso Rocchi Il Verbale Che Incastra Il Sistema Arbitrale Ma Per I Pm Di Milano Sono Solo Suggestioni 2026 07 21
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C’è un cortocircuito evidente tra la temperatura incandescente delle telefonate e la gelida contabilità giudiziaria con cui la Procura di Milano ha scelto di calare il sipario sull’inchiesta che scuote il calcio italiano. Da un lato abbiamo le parole strappate dai microfoni ambientali e dagli ascolti telefonici, impregnate di affanno, condizionamenti e preoccupazione per gli equilibri della Serie A.

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Dall’altro, 18 pagine di decreto di archiviazione firmato dai pm milanesi, dove tutto ciò viene rubricato, ridimensionato e infine archiviato come un fascicolo composto da «mere illazioni», «ipotesi privative di base probatoria» e semplici «suggestioni».

Ma leggere gli atti dell’inchiesta restituisce una realtà ben diversa. Un quadro in cui la gestione dei direttori di gara, nel momento più cruciale della stagione, sembrava rispondere a dinamiche di contenimento del danno politico e sportivo piuttosto che alla rigorosa neutralità che la giustizia ordinaria e sportiva imporrebbero.

“Settimana cruciale per l’Inter”: quando il designatore andava “alla giornata”

La primavera del 2025 è un momento di tensione altissima. Nella corsa per lo scudetto è testa a testa serrato tra l’Inter e il Napoli. È in questo contesto che i trojan e gli ascolti della Procura intercettano l’allora designatore arbitrale, Gianluca Rocchi. Le conversazioni non sono semplici sfoghi; fotografano un sistema sotto pressione.

Il 3 aprile 2025, interloquendo con il suo stretto collaboratore Andrea Gervasoni, Rocchi mette a nudo la preoccupazione per un «trittico di gare complesse»: Bologna-Inter, il derby e Inter-Roma. E fa un riferimento esplicito ai desiderata che arrivano dall’ambiente nerazzurro:

«Loro vorrebbero Colombo, chiaramente perché gli garba un mondo!»

Nello stesso giorno, la conversazione con Dino Tommasi rivela un’ansia da prestazione istituzionale che va ben oltre la normale routine organizzativa. Rocchi usa parole nette, privi di diplomazia:

«Allora, noi c’abbiamo un problema. Noi abbiamo questa settimana che è cruciale per l’Inter… Bisogna andare un po’ alla giornata perché il tifone non succederà, ma metti che il Napoli non vinca a Bologna e l’Inter batta il Parma… vanno a più cinque e la possiamo fare con un pochino più di leggerezza, il campionato, capito che voglio dire?»

Il calcolo di Rocchi è tutto politico-sportivo: se l’Inter allunga, la pressione si allenta. Ma se la squadra riapre il fianco, scatta il panico:

«Ma se il Napoli fa tre punti e l’Inter perde o pareggia a Bologna, rischiano di essere risucchiati. Tra l’altro mi chiedevano — [i pm mettono a verbale: quelli dell’Inter] — “ma Colombo non si ha mai?”. Guarda, Colombo ve lo prendete le prossime giornate».

Un passaggio inquietante in cui il designatore pare ammettere di subire un vero e proprio pressing sui nomi dei fischetti graditi, arrivando a cedere sulla disponibilità futura del direttore di gara.

La coperta corta delle designazioni e l’enigma delle “bussate” al Var

L’affanno di Rocchi si riflette anche nei dialoghi con Riccardo Pinzani, delegato AIA per i rapporti con i club. Quando si tratta di incastrare i tasselli per le designazioni, l’ex arbitro esplode in uno sfogo che rivela la scarsa serenità del ruolo: svela che invierà Andrea Colombo a dirigere il delicato match con il Bologna, ma poi sbotta:

«Ma in Coppa Italia chi ca…o mando?»

Una domanda che sintetizza la drammatica difficoltà nel reperire arbitri considerati “accettabili” dai club per evitare il montare delle polemiche. Per la cronaca, la gara di Bologna si concluderà con la sconfitta dei nerazzurri e un lungo strascico di contestazioni.

Poi c’è il capitolo delle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone — le pressioni o le richieste di chiarimento giunte durante l’uso della tecnologia — uno stralcio trasmesso per competenza territoriale alla Procura di Monza. Anche qui, la risposta degli inquirenti milanesi pare improntata al massimo garantismo: la ricostruzione degli episodi «esclude la sussistenza di una prova che le condotte fossero finalizzate alla manipolazione delle specifiche gare». Pressioni sì, forse, ma senza la prova del dolo specifico.

Il “vuoto probatorio” e le ombre che l’archiviazione non cancella

I nodi centrali su cui la Procura di Milano ha deciso di gettare la spugna riguardano l’ipotesi di frode sportiva per Rocchi e la responsabilità amministrativa degli enti per l’FC Internazionale (ai sensi della legge 231).

Nelle 18 pagine del provvedimento, il pm scrive che sul fondo dell’inchiesta «permano ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria, non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari e di svolgere utilmente investigazioni di ogni genere».

Secondo la Procura, per configurare il reato sarebbe servita la prova di una “promessa di utilità”: ovvero la dimostrazione che Rocchi avesse accettato le interferenze in cambio di vantaggi personali, come future progressioni di carriera nella governance arbitrale. Un’impostazione basata sugli «ottimi rapporti tra Gravina e Rocchi da un lato» e sul «peso politico della dirigenza nerazzurra nella persona di Beppe Marotta dall’altro».

Mancando l’evidenza monetaria o il patto corruttivo esplicito, la magistratura ha parlato di un «vuoto probatorio». Un vuoto talmente incolmabile da rendere «inutile» — a detta degli stessi inquirenti, complice l’ampia risonanza mediatica — persino il sequestro di cellulari, computer o supporti informatici che avrebbero potuto confermare o smentire i contatti diretti tra la dirigenza e la struttura arbitrale.

Un interrogativo d’inchiesta: È lecito chiedersi se rinunciare all’analisi delle apparecchiature informatiche prima ancora di aver esaurito i riscontri non abbia finito per auto-alimentare proprio quel “vuoto probatorio” invocato per decretare la chiusura del fascicolo.

La palla passa alla Procura Generale: sei mesi per riaprire i giochi

L’archiviazione milanese lascia tuttavia aperto un profondo senso di incompiutezza. Se le condotte rilevate dalle microspie svelano un rapporto di sudditanza o perlomeno di perenne accomodamento tra i vertici arbitrali e i desiderata delle grandi società, com’è possibile liquidare il tutto come “suggestione”?

La vicenda non è comunque definitivamente chiusa. Il fascicolo è stato trasmesso alla Procura Generale, che avrà a disposizione sei mesi per valutare l’operato dei pm milanesi. L’organo di controllo potrà decidere se avallare l’impostazione garantista della Procura o se, al contrario, avocare a sé le indagini ed disporre quegli approfondimenti tecnici e perquisizioni finora negati. Nel frattempo, sul campionato di Serie A resta l’ombra pesante di intercettazioni che la giustizia ordinaria sceglie di non punire, ma che la storia del calcio faticherà a dimenticare.

Approfondimento

Il contesto dell'inchiesta sul sistema arbitrale italiano

Per comprendere appieno le implicazioni del caso Rocchi, è utile considerare il contesto più ampio in cui si inserisce l'inchiesta.

  • Tensioni nel campionato: La stagione 2025 ha visto un serrato duello tra Inter e Napoli, con pressioni crescenti sui direttori di gara.
  • Ruolo della Procura: La Procura di Milano ha archiviato il caso, definendo le evidenze come suggestioni prive di fondamento probatorio.
  • Interferenze nel sistema: Le intercettazioni rivelano pressioni sui designatori arbitrali, sollevando interrogativi sulla loro imparzialità.
  • Possibili sviluppi futuri: La Procura Generale ha sei mesi per decidere se riaprire le indagini, lasciando aperta la questione della trasparenza nel calcio.
  • Impatto mediatico: La vicenda ha suscitato un ampio dibattito pubblico, evidenziando la fragilità del sistema arbitrale italiano.
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