LO SFOGO DEL BOSS

Napoli, Luigi Giuliano rompe il silenzio: «Mio figlio Salvatore racconta solo menzogne»

In una lettera firmata insieme alla moglie Carmela Marzano, l’ex re della camorra replica duramente: «Mai voluto che seguisse la mia strada, siamo costretti a difenderci dal nostro stesso sangue. I media non facciano spettacolo del dolore».
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Napoli Luigi Giuliano Rompe Il Silenzio Mio Figlio Salvatore Racconta Solo Menzogne 2026 05 30
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Napoli– Non sono stati i colpi dei clan rivali, né le indagini della magistratura che lo hanno braccato per decenni, a ferire l’ex re di Forcella. A piegare Luigi Giuliano, 76 anni, ex capo indiscusso della camorra napoletana e da oltre vent’anni collaboratore di giustizia, sono oggi le parole del figlio Salvatore. Quest’ultimo, insieme alla compagna, ha pubblicamente ripudiato i genitori attraverso interviste e podcast, scatenando una violenta ondata d’odio sui canali social.

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Un attacco frontale che ha spinto l’ex boss dagli occhi di ghiaccio – uscito vincente da mille guerre di camorra, come quella storica contro la Nco di Raffaele Cutolo – a rompere un silenzio durato anni. Fiaccato dal tempo e dalle ingiurie, Giuliano ha deciso di parlare per difendere soprattutto la moglie, Carmela Marzano, al suo fianco da quando lei aveva appena 13 anni. In una lettera firmata di proprio pugno, i due coniugi esprimono il loro profondo dolore e replicano punto su punto alle accuse del figlio sulla presunta mancanza di vero amore familiare.

Lovigino e la difesa della retta via

«Sta raccontando soltanto menzogne – tiene a precisare Lovigino – esistono documenti, relativi agli anni trascorsi sotto protezione, che dimostrano la verità dei fatti e che renderemo pubblici nelle sedi opportune».

Nonostante l’amarezza, l’affetto genitoriale resta immutato, ma la distanza della coppia dalle parole del figlio è netta. I due spiegano infatti che «un genitore non smette mai di amare un figlio, ma non riusciamo a comprendere la sua scelta di imboccare una strada lastricata di falsità, accuse e ricostruzioni diffamatorie nei nostri confronti».

Al centro della difesa di Luigi e Carmela c’è il rivendicare il riscatto sociale della propria famiglia, un percorso di legalità che, secondo l’ex boss, non sarebbe stato perdonato da ambienti vicini al suo passato: «Abbiamo sempre e solo sostenuto il desiderio dei nostri figli di vivere una vita onesta, lontana dalla camorra, e in questo ci siamo riusciti. Eppure oggi ci ritroviamo costretti a difenderci da chi, sangue del nostro sangue, ha deciso di raccontare una versione della sua e della nostra vita completamente falsa».

Il caso commerciale e il mito di «Romeo e Giulietta»

L’ex capo della camorra di Napoli analizza poi con durezza la trasformazione mediatica della vicenda, respingendo l’immagine romanzata della storia d’amore del figlio, ostacolata – secondo le narrazioni correnti – dai contrasti tra i clan. «Un figlio può rinnegare ingiustamente i propri genitori ma dei genitori non rinnegheranno mai un figlio», spiega Giuliano, precisando però che Salvatore e la sua compagna «non sono la versione napoletana di Romeo e Giulietta, come qualcuno vorrebbe far credere, forse per motivi di interesse o di lucro, trasformando in un prodotto commerciale una vicenda che invece è assolutamente normale».

Lovigino smentisce categoricamente che la sua famiglia, o quella della nuora, abbiano mai contrastato la relazione tra i due giovani: «Non sono mai stato in guerra con la famiglia della compagna di mio figlio, sono bugie clamorose, smentite dagli atti processuali, dalla verità storica e giudiziaria di oltre trent’anni di camorra e da tutto ciò che realmente è accaduto in questa città».

Dietro questi attacchi, secondo l’ex capoclan, si nasconderebbe il tentativo di colpire la sua scelta di legalità, legata ormai da due decenni all’arte e alla letteratura: «Tutte le voci provenienti da ambienti della famiglia Giuliano, così come gli atti denigratori e diffamatori che ci riguardano, sono frutto di ricostruzioni false, costruite per avvelenare il clima, infangare il nostro nome e distruggere il percorso umano che abbiamo intrapreso». Una svolta radicale che, conclude l’ex boss, «non abbia fatto piacere a qualcuno».

L’appello finale alla stampa: «Verificate i fatti»

La missiva si chiude con una richiesta esplicita e severa al mondo dell’informazione, accusato di aver cavalcato l’onda del sensazionalismo senza approfondire la realtà dei fatti. Luigi e Carmela rivolgono un appello ai giornalisti a cui chiedono «di documentarsi davvero, di approfondire, di verificare quei servizi televisivi e quei percorsi che dimostrano concretamente come Luigi Giuliano abbia cambiato vita».

«Fino ad oggi – lamentano i coniugi Giuliano – troppo spesso, questo lavoro di verifica non è stato fatto. Si è preferito dare spazio al sensazionalismo, alla spettacolarizzazione del dolore, a una narrazione toxic che ferisce due genitori anziani che hanno già pagato un prezzo altissimo nella loro esistenza il cambiamento non si dimostra con le parole, ma con i fatti, con le sentenze, con il comportamento tenuto in tutti questi anni».

La battaglia per la propria dignità, promettono, andrà avanti nelle sedi opportune e nel dibattito pubblico: «Continueremo a gridare la nostra verità, la nostra innocenza rispetto alle accuse infamanti che ci vengono rivolte e il diritto a non essere travolti da una macchina di menzogne che sta tentando di riscrivere la realtà. Ci appelliamo ancora una volta ai giornalisti affinché ci venga garantito il diritto di replica ogni volta che si deciderà di dare voce a chi, incurante del dolore inflitto ai propri anziani genitori, continua a spargere veleno e accuse prive di fondamento».

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