Napoli – La giustizia riscrive una pagina fondamentale e buia della storia criminale della periferia nord di Napoli. A distanza di oltre vent’anni da una delle stagioni più feroci e sanguinose della camorra, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Francesco Guerra, ha emesso la sentenza di primo grado relativa a due storici agguati.
Un verdetto arrivato all’esito del rito abbreviato che, pur tracciando una linea di demarcazione netta delle responsabilità penali, ha evitato il massimo della pena — l’ergastolo — grazie a un fattore determinante: le confessioni e le ammissioni di responsabilità rese dai protagonisti nel corso delle ultime udienze.
I delitti nell’area nord: sangue e strategie a cavallo del Duemila
Al centro dell’articolato impianto accusatorio coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia figuravano due esecuzioni capitali che avevano segnato gli equilibri criminali di Scampia, Secondigliano e dei comuni limitrofi all’alba degli anni Duemila. Il primo episodio risale al 2000, anno in cui fu trucidato a Melito Vincenzo Avolio; il secondo, consumato nel 2001, riguarda la brutale eliminazione di Giuseppe Tancredi.
Le indagini della DDA hanno permesso di riannodare i fili di un mosaico indiziario complesso, svelando la spietata logica di potere e i mutamenti negli assetti dei clan che, di lì a poco, avrebbero portato alla famigerata prima faida di Scampia.
Le posizioni e la bilancia della giustizia: confessioni e rito alternativo
Nonostante la gravità dei capi d’imputazione, i ras della prima ora sono riusciti a scongiurare il fine pena mai. La svolta processuale è maturata grazie alla strategia difensiva e, soprattutto, alla scelta di ammettere i propri addebiti, mossa che — unita agli sconti previsti dal rito abbreviato — ha alleggerito il peso della condanna finale.
Il giudice ha concesso novanta giorni per il deposito delle motivazioni, che andranno a cristallizzare l’iter logico-giuridico di un verdetto destinato a far giurisprudenza sui cold case della criminalità organizzata napoletana.
Il totale complessivo delle condanne inflitte in questo troncone processuale ammonta a 48 anni e 8 mesi di reclusione.
Gennaro Marino (detto “McKay”) – 22 anni di reclusione.
Difeso dall’avvocato Luigi Senese. Rispondeva di entrambi gli omicidi (Avolio e Tancredi). Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nell’agguato Tancredi fu proprio lui a consegnare l’arma a Enzo Notturno, sebbene l’esecutore materiale che aprì il fuoco dall’abitacolo non sia mai stato identificato con certezza.
Enzo Notturno – 18 anni e 8 mesi di reclusione.
Difeso dall’avvocato Luigi Ferro. È stato giudicato colpevole esclusivamente per l’omicidio di Vincenzo Avolio, in qualità di materiale conducente dello scooter utilizzato dal commando entrato in azione a Melito, uscendo invece scagionato dall’imputazione relativa alla morte di Tancredi.
Rosario Pariante – 8 anni di reclusione.
Ex capoclan di altissimo rango. Per lui la pena è stata drasticamente ridimensionata grazie alla scelta radicale di voltare pagina e intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia, elemento che ha inciso in modo strutturale sulla concessione delle attenuanti speciali.
Gli omicidi Avolio e Tancredi: i delitti dell’alba buia che anticiparono la faida di Scampia
La sentenza emessa dal gip del Tribunale di Napoli fotografa uno spaccato cruciale della storia criminale recente: i delitti di Vincenzo Avolio (ucciso a Melito nel 2000) e Giuseppe Tancredi (consumato nel 2001) non sono episodi isolati, ma tasselli fondamentali di una strategia di espansione e di ridefinizione degli equilibri interni alla criminalità organizzata dell’area nord di Napoli.
A cavallo tra i due millenni, i quartieri di Scampia, Secondigliano e le zone limitrofe erano il teatro di una tensione sotterranea ma feroce, mossa dai cartelli che di lì a poco avrebbero dato vita alla sanguinosa scissione.
La polveriera dell’area nord alla vigilia del Duemila
Negli anni in cui maturano i delitti Avolio e Tancredi, la galassia criminale napoletana fa capo a un sistema unitario egemonizzato da potenti alleanze che tengono saldamente in mano il lucroso traffico di droga e le estorsioni nella periferia settentrionale.
Tuttavia, all’interno di questo blocco iniziano a crearsi frizioni profonde, ambizioni personali smodate e divergenze sulla gestione delle piazze di spaccio.
Figure come Gennaro Marino (detto McKay), Enzo Notturno e Rosario Pariante agiscono in questo brodo di coltura come ras emergenti o esponenti di primo piano di una strategia militare spietata. Eliminare oppositori o figure interne ritenute inaffidabili o pericolose era il metodo sistematico per blindare il controllo del territorio.
L’agguato a Vincenzo Avolio (Melito, 2000)
Il primo in ordine temporale è l’omicidio di Vincenzo Avolio, assassinato a Melito nel 2000. Secondo la ricostruzione giudiziaria emersa grazie al lavoro della Direzione Distrettuale Antimafia e alle successive propalazioni dei pentiti (tra cui lo stesso Rosario Pariante, poi scelto per la collaborazione con la giustizia), l’agguato risponde a logiche di epurazione preventiva o di controllo ferreo delle propaggini territoriali esterne ai confini cittadini, come Melito, dove i clan di Scampia proiettavano i propri interessi illeciti.
In questo contesto, Enzo Notturno agì materialmente nel commando operativo, guidando lo scooter utilizzato per raggiungere la vittima e assicurare la fuga, affiancato da strategie comuni decise dai vertici del gruppo.
La brutale esecuzione di Giuseppe Tancredi (2001)
Un anno più tardi, nel 2001, il copione di sangue si ripete con l’eliminazione di Giuseppe Tancredi. Questo episodio evidenzia ancor di più la spietata divisione dei ruoli all’interno del commando di morte. Le indagini e le confessioni convergenti hanno svelato che in questo specifico frangente fu Gennaro Marino McKay a muoversi in prima persona nelle fasi organizzative e logistiche, arrivando a consegnare materialmente l’arma del delitto a Enzo Notturno, sebbene l’identità dell’esecutore materiale che premette il grilletto dall’auto non sia mai stata del tutto isolata nei dettagli minori dei profili minori, rimanendo ancorata alla responsabilità di cartello del gruppo dirigente.



