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Carcere di Poggioreale, 113 anni di carcere ai 32 autori della rivolta del 2020

Il collegio presieduto dalla giudice Marta Di Stefano ricostruisce le fasi della rivolta che coinvolse cinque padiglioni dell’istituto penitenziario. In aula le testimonianze degli agenti feriti e il racconto degli episodi di violenza.
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Napoli – La rivolta scoppiata nel carcere di Poggioreale l’8 marzo 2020 arriva a un nuovo passaggio giudiziario con il deposito delle motivazioni della sentenza che ha inflitto complessivamente 113 anni di reclusione a 32 imputati.

La settima sezione del Tribunale di Napoli, presieduta dalla giudice Marta Di Stefano, ha ricostruito nel dettaglio gli episodi che sconvolsero l’istituto penitenziario partenopeo, coinvolgendo diversi padiglioni e provocando momenti di forte tensione tra detenuti e personale di polizia penitenziaria.

Il procedimento riguardava quasi cinquanta detenuti rinviati a giudizio per i fatti avvenuti durante quella giornata. Al termine del dibattimento, il collegio ha pronunciato anche diverse assoluzioni, accogliendo le argomentazioni delle difese.

La rivolta e gli scontri nei cinque padiglioni

Le motivazioni ripercorrono le fasi più concitate dei disordini, che interessarono i padiglioni Salerno, Livorno, Milano, Napoli e Firenze. Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, alcuni detenuti salirono sui tetti della struttura, da dove avrebbero lanciato oggetti contro gli agenti penitenziari impegnati nella gestione dell’emergenza.

Una situazione particolarmente complessa, segnata da incendi in alcune aree del carcere e da momenti di forte pericolo per il personale in servizio. Il Tribunale ha esaminato le testimonianze raccolte durante il processo, soffermandosi anche sui racconti degli agenti rimasti feriti nel corso degli scontri.

Le testimonianze degli agenti feriti

Tra gli episodi riportati nelle motivazioni figura il tentativo, attribuito ad alcuni detenuti, di colpire gli agenti con liquido infiammabile. Stando alle testimonianze esaminate in aula, alcuni reclusi avrebbero simulato lo svenimento di altri detenuti, facendo credere che questi ultimi fossero rimasti privi di sensi a causa degli incendi.

Una circostanza che, secondo quanto riferito dagli operatori di polizia penitenziaria, sarebbe stata utilizzata per tentare di sorprendere le guardie e aggredirle. Gli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria hanno contribuito alla ricostruzione giudiziaria delle responsabilità individuali, poi valutate dal collegio al termine del dibattimento.

Le assoluzioni e le posizioni degli imputati in Alta Sicurezza

Accanto alle condanne, la sentenza ha disposto l’assoluzione di diversi imputati. Il testo iniziale indica 13 assoluzioni, mentre il titolo fornito ne riporta 14: il dato dovrà quindi essere verificato prima della pubblicazione definitiva.

Tra le posizioni per le quali è stata pronunciata l’assoluzione figurano anche quelle di alcuni detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza, classificazione indicata come AS3.

È il caso di Pasquale Troise, difeso dagli avvocati Giuseppe Milazzo e Immacolata Romano, affiliato al clan Mazzarella; di Raffaele Liguori, assistito dall’avvocato Domenico Dello Iacono e appartenente al gruppo Amato-Pagano; e di Domenico Iavarone, difeso dall’avvocato Lumeno Dell’Orfano, legato al gruppo Ullero di Frattamaggiore.

Per questi imputati, il collegio ha condiviso le argomentazioni difensive, disponendo l’assoluzione all’esito del processo.

Nel collegio difensivo sono inoltre presenti, tra gli altri, gli avvocati Lelio Della Pietra, Massimo Bruno e Generoso Grasso.

Una vicenda giudiziaria legata a una giornata di emergenza

Il deposito delle motivazioni consente di approfondire il percorso argomentativo seguito dal Tribunale nella valutazione delle condotte contestate ai singoli imputati. La sentenza distingue le responsabilità riconosciute in sede processuale dalle posizioni per le quali non è stata ritenuta raggiunta una base sufficiente per la condanna.

La rivolta dell’8 marzo 2020 resta uno degli episodi più delicati nella storia recente dell’istituto penitenziario napoletano, per l’ampiezza dei disordini e il coinvolgimento di più padiglioni. Con le motivazioni, il quadro giudiziario dei fatti trova una ricostruzione più articolata, fondata sulle testimonianze e sugli elementi valutati durante il dibattimento.

Elenco delle condanne

5 anni di reclusione

– Del Buono Mauro

3 anni e 6 mesi di reclusione
– Pellegrino Vincenzo
– Confuorto Alfredo
– Perez Francesco
– Amato Nunzio
– Conò Lorenzo
– De Angelis Cristian
– De Felice Luigi
– Fascia Mario
– Morello Paolo
– Morello Giuseppe
– Trotta Vincenzo
– Vinciguerra Giovanni
– Chirico Raffaele
– Criscuolo Mario
– Esposito Giuseppe
– Ciccarelli Danilo
– Pavia Raffaele
– Edificante Sabino
2 anni di reclusione
– Di Costanzo Vincenzo
– Annunziata Vincenzo
– Mastronzo Umberto
– Ruggiero Vincenzo
– Izzo Carlo
– Caporrimo Tommaso
– Di Domenico Cesare
– Panico Giuliano
– Tasha Meritan
1 anno di reclusione
– Lanna Alfonso
– Perna Nicola
– Cangiano Francesco
– Capocelli Antonio
– Palumbo Antonio
– Palumbo Salvatore
– Boccamino Vincenzo
Tutti i condannati sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali.

Assoluzioni

Assolti perché non hanno commesso il fatto
– Frola Aldo
– D’Angelo Giancarlo
– Coronella Stefano

Assolti perché il fatto non sussiste
– Gitano Luigi
– Lago Pietro Giorgio
– Liguori Raffaele
– Ruocco Gennaro
– Troise Pasquale
– Accardo Davide
– Sepe Salvatore
– Belladonna Andrea
– Iavarone Domenico
– Oudouid Mohamed
– D’Alpino Carmine

Prosciolto perché incapace di intendere e di volere al momento dei fatti
– Conte Riccardo

 

Articolo modificato il 22/10/2026 alle 16:37 per revisione testo.
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