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LA SUA STORIA CRIMINALE

Ponticelli, morto il boss Andrea Andreotti ‘o cappotto: protagonista della guerra coi Sarno

Aveva 75 anni. Ieiri i funerali nella chiesa di San Rocco, a Ponticelli, il quartiere nel quale aveva costruito il proprio potere criminale negli anni Ottanta.
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Ponticelli Morto Il Boss Andrea Andreotti O Cappotto Protagonista Della Guerra Coi Sarno 2026 10 24
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Napoli – La storia criminale di Andrea Andreotti, conosciuto negli ambienti della camorra con il soprannome di ’o cappotto, è legata a doppio filo alla conquista e alla perdita del potere a Ponticelli. Un potere costruito nella periferia orientale di Napoli, in una stagione nella quale i gruppi criminali si contendevano il controllo delle piazze di spaccio, delle estorsioni e degli altri affari illeciti attraverso alleanze, accordi di convenienza e una violenza capace di trasformare interi quartieri in campi di battaglia.

Andreotti è stato indicato nelle ricostruzioni investigative e giudiziarie come il capo del gruppo che portava il suo nome, una delle formazioni camorristiche attive a Ponticelli prima dell’affermazione dei fratelli Sarno. La sua vicenda è soprattutto quella di un’alleanza nata per dividere affari e proventi e successivamente precipitata in una guerra senza esclusione di colpi. Una guerra il cui episodio più drammatico resta la strage del bar Sayonara, consumata l’11 novembre 1989.

Ieri pomeriggio il quartiere gli ha dato l’ultimo saluto nella chiesa di San Rocco. Aveva 75 anni. Con la sua morte si chiude la vicenda personale di un protagonista della vecchia camorra napoletana, mentre rimane aperto il bilancio storico e giudiziario di una stagione nella quale le faide criminali colpirono anche persone completamente estranee agli interessi dei clan.

La sua parabola racconta un’ascesa costruita attraverso il controllo del territorio e degli affari illeciti, ma anche la fragilità degli equilibri sui quali si reggeva quel potere. Alleanze inizialmente convenienti, rivalità personali, vendette e omicidi finirono per trasformare la periferia orientale in un teatro di guerra. Il punto di svolta fu la rottura con Ciro Sarno, destinato a diventare uno dei protagonisti della camorra napoletana, e l’eccidio del bar Sayonara, nel novembre 1989.

Il potere a Ponticelli e la prima alleanza con i Sarno

Il primo episodio della sua carriera criminale risale al 21 febbraio 1983. Andreotti venne arrestato insieme ad altri dieci esponenti dell’area cutoliana, nell’ambito di un’indagine sulle razzie e sulle richieste estorsive rivolte a imprenditori e commercianti tra Ponticelli, Cercola e Volla.

Le somme pretese, secondo le cronache dell’epoca, ammontavano a decine di milioni di lire. Le vittime erano operatori economici costretti a fare i conti con un sistema di intimidazioni che mirava a imporre il pagamento del pizzo e a consolidare il controllo criminale del territorio.

Il riferimento alla componente cutoliana colloca Andreotti nella fase in cui l’influenza della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo si estendeva anche nell’area orientale di Napoli. Era una stagione di rapidi mutamenti: gruppi locali cercavano spazio, mentre le alleanze con organizzazioni più ampie potevano garantire forza militare e capacità di condizionamento.

Il sospetto sull’omicidio del fratello di Mario Incarnato

Un altro episodio associato alle prime fasi della sua storia è l’omicidio del fratello di Mario Incarnato,  uno dei primi collaboratori di giustizia provenienti dall’ambiente cutoliano.

Andreotti sarebbe stato sospettato di avere avuto un ruolo nel delitto, ma sarebbe stato successivamente scagionato per mancanza di prove.

Intanto, gli equilibri criminali di Ponticelli stavano cambiando. Accanto ai gruppi già radicati nel quartiere si affacciava la famiglia Sarno, che avrebbe progressivamente cercato di imporre la propria influenza anche nella vicina Barra.

La rottura con Ciro Sarno

Il rapporto tra Andreotti e i Sarno si trasformò da alleanza di convenienza in rivalità aperta. I due gruppi si contendevano il controllo delle attività illecite e dei relativi proventi, in un contesto nel quale la forza armata rappresentava lo strumento per risolvere i contrasti e ridefinire le gerarchie.

Ciro Sarno, detto ’o sindaco, e i suoi fratelli avrebbero progressivamente consolidato una rete di alleanze, fino a stringere un’intesa con il gruppo Aprea di Barra. Andreotti si ritrovò così a fronteggiare uno schieramento capace di mobilitare uomini e armi su entrambi i versanti della periferia orientale.

La contrapposizione si aggravò nell’autunno del 1989. Tra gli episodi che contribuirono a inasprire il conflitto ci fu l’omicidio di Vincenzo Duraccio, affiliato al gruppo del rione De Gasperi, ucciso il 6 ottobre di quell’anno all’interno del negozio Italia 90. Il delitto entrò nella sequenza di vendette e ritorsioni che precedette la strage del Sayonara.

Le ricostruzioni processuali hanno attribuito alla rottura tra i gruppi e alla volontà di colpire uomini vicini ad Andreotti un ruolo centrale nella preparazione dell’agguato. La guerra, ormai, non riguardava soltanto la spartizione degli affari: era diventata una contesa per il predominio criminale su Ponticelli e Barra.

Il Sayonara, la strage che cambiò gli equilibri del quartiere

L’11 novembre 1989 è la data che segna il passaggio più drammatico della vicenda. Al bar Sayonara, a Ponticelli, un commando fece fuoco contro persone legate al gruppo Andreotti. L’obiettivo era colpire la fazione rivale, ma la violenza dell’azione investì anche chi non aveva alcun rapporto con la camorra.

Il bilancio fu di sei morti e tre feriti, tra cui una bambina. Tra le vittime figuravano Antonio Borrelli e Vincenzo Meo, entrambi vicini al gruppo Andreotti, oltre a Gaetano De Cicco, Domenico Guarracino, Salvatore Benaglia e Gaetano Di Nocera, quattro persone estranee alle dinamiche criminali.

Le ricostruzioni giudiziarie indicano come obiettivi dell’agguato soprattutto Borrelli e Meo, non Andreotti personalmente. Il boss era il capo della fazione che si intendeva colpire e la strage mirava a indebolire il suo gruppo.

Secondo quanto ricostruito nei processi, l’azione fu decisa dal gruppo Sarno e attuata con il coinvolgimento di affiliati agli Aprea. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, raccolte molti anni dopo, permisero agli investigatori di ricostruire le fasi preparatorie, la dinamica dell’attacco e le responsabilità dei partecipanti.

La strage non fu soltanto un eccidio: segnò la sconfitta del gruppo Andreotti e aprì la strada al consolidamento dei Sarno e dei loro alleati nell’area orientale di Napoli.

La latitanza e l’arresto a Poggioreale nel gennaio 1990

Dopo una latitanza di circa un anno e mezzo, Andreotti venne arrestato nel gennaio 1990. Gli agenti della Squadra mobile lo individuarono a Poggioreale mentre si trovava in automobile con  il suo consigliere.

La cattura mise fine alla fuga. Le cronache dell’epoca riferiscono inoltre che Andreotti fu scarcerato dietro il pagamento di una cauzione di dieci milioni di lire.

La fuga in Abruzzo e il provvedimento di casa-lavoro

Rimesso in libertà meno di un anno dopo, Andreotti si allontanò da Napoli. E si trasferì in Abruzzo, dove avrebbe cercato di sottrarsi alla pressione dei gruppi rivali che gli davano la caccia.

La permanenza fuori dalla Campania non gli garantì, tuttavia, l’anonimato. Nel dicembre 1991 venne arrestato dai carabinieri a Corvara, in Abruzzo, mentre passeggiava con la moglie. Era il 27 dicembre di quell’anno.

Gli fu notificato un provvedimento che prevedeva un anno di permanenza in una casa-lavoro.

Intanto, a Ponticelli, il rapporto di forza si era rovesciato. I Sarno e gli Aprea avevano conquistato spazio, mentre gli uomini rimasti fedeli a ’o cappotto erano esposti alla pressione degli avversari. Alcuni, secondo le ricostruzioni, sarebbero stati uccisi; altri avrebbero abbandonato il vecchio schieramento.

Il trasferimento in Lombardia e l’arresto del 6 agosto 1999

L’ultimo arresto  risale al 6 agosto 1999. Andreotti venne bloccato dalla polizia a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, dove si sarebbe trasferito da circa due anni con la moglie e i due figli.

Il provvedimento riportava contestazioni pesanti: associazione mafiosa, estorsione, omicidio e detenzione di armi.

Una parabola che racconta la trasformazione della camorra

La storia di Andrea Andreotti non può essere separata dalla trasformazione degli assetti criminali della periferia orientale. Dalle estorsioni degli inizi degli anni Ottanta alla contrapposizione con i Sarno, dalla strage del Sayonara alla progressiva perdita del controllo territoriale, la sua vicenda attraversa una fase in cui il potere dei gruppi locali veniva ridefinito attraverso la violenza.

Il gruppo Andreotti perse la guerra per il predominio su Ponticelli e Barra. I Sarno, sostenuti dall’alleanza con gli Aprea, riuscirono a imporsi nel nuovo equilibrio criminale. Ma la vittoria sul piano del controllo territoriale lasciò dietro di sé una scia di sangue, culminata nell’uccisione di quattro persone completamente estranee agli interessi dei clan.

È questa la ferita più profonda lasciata dalla strage del Sayonara.Con la morte di Andreotti, a 75 anni, si chiude la vicenda personale di un protagonista della camorra napoletana degli anni Ottanta e Novanta. Restano la storia di un gruppo sconfitto, gli atti giudiziari che hanno ricostruito la strage e la memoria delle vittime innocenti di una guerra che cambiò per sempre gli equilibri di Ponticelli.

Articolo modificato il 24/10/2026 alle 08:41 per revisione testo.
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