Il conto alla rovescia per uno dei più importanti processi degli ultimi anni contro la criminalità organizzata si allunga ancora. La Corte d’Appello di Napoli ha rinviato al 17 settembre la nuova udienza del procedimento sul cosiddetto “Super clan dei servizi”, l’organizzazione che, secondo la Direzione distrettuale antimafia, avrebbe trasformato le carceri italiane in centrali operative della camorra, garantendo ai boss detenuti droga, telefoni cellulari e ogni genere di supporto logistico per continuare a impartire ordini all’esterno.
Il procedimento, iniziato il 7 gennaio scorso, è ormai alle battute finali. La Procura generale ha già concluso la propria requisitoria chiedendo la conferma delle pesanti condanne inflitte in primo grado con il rito abbreviato, mentre numerosi difensori hanno già discusso le rispettive posizioni.
Tredici imputati hanno definito il procedimento attraverso il concordato in appello, mentre altre tredici posizioni sono state affrontate con discussione ordinaria, in particolare quelle relative agli imputati destinatari delle pene più elevate.
A settembre saranno celebrate le ultime arringhe difensive, cui potranno seguire eventuali repliche della pubblica accusa e controrepliche delle difese. Successivamente la Corte si ritirerà in camera di consiglio per emettere il verdetto.
Il blitz che smantellò il “service” dei clan
L’inchiesta rappresentò uno dei più duri colpi inferti dalla Dda di Napoli al sistema di collegamento tra i boss detenuti e le organizzazioni criminali attive sul territorio.
Il 19 marzo 2023 scattò il maxi blitz che portò all’esecuzione di 21 misure cautelari, accogliendo la richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Gli investigatori ricostruirono l’esistenza di una vera e propria struttura specializzata nell’introduzione di telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altri oggetti vietati all’interno di 19 istituti penitenziari italiani, dalla Sicilia al Piemonte, passando per Calabria, Puglia e Campania.
Secondo gli inquirenti, il carcere di Secondigliano rappresentava uno dei principali snodi dell’organizzazione, consentendo ai capi dei clan di mantenere il controllo delle attività criminali anche durante la detenzione.
Droni, listino prezzi e consegne “su commissione”
L’organizzazione avrebbe operato con modalità quasi imprenditoriali. Le consegne avvenivano prevalentemente mediante droni pilotati da operatori esperti, capaci di superare le misure di sicurezza degli istituti penitenziari.
Gli investigatori hanno ricostruito anche un vero e proprio tariffario: mille euro per introdurre uno smartphone, 250 euro per un telefono destinato esclusivamente alle chiamate vocali e fino a 7 mila euro per far recapitare mezzo chilo di sostanza stupefacente all’interno delle carceri.
Intercettazioni, pentiti e agenti infedeli
Il quadro accusatorio si fonda su un’imponente attività investigativa composta da intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Determinante, secondo gli inquirenti, fu l’analisi delle conversazioni della moglie di un detenuto, da cui sarebbe emerso anche il coinvolgimento di quattro appartenenti alla Polizia Penitenziaria, accusati di aver favorito, dietro compenso, l’ingresso di droga e telefoni cellulari negli istituti di pena.
I clan coinvolti nell’inchiesta
Tra gli imputati figurano esponenti ritenuti vicini ad alcune delle più importanti organizzazioni camorristiche dell’area metropolitana di Napoli e della provincia.
Tra i nomi di maggiore rilievo compaiono Ciro Contini, detto “‘o Nirone”, ritenuto vicino al clan Contini e nipote del boss Eduardo Contini; Matteo Balzano, Giovanni Baratto, Cristian Esposito e la madre Maria Nappi, moglie del ras Massimiliano Esposito “‘o Scognato”.
Coinvolti inoltre presunti affiliati ai gruppi Abbinante, Vigilia, Fusco di Cercola, Mazzarella, De Micco, Puccinelli, Sibillo, Del Prete, oltre ad altri indagati provenienti da Caivano, Soccavo e Torre Annunziata.
Attesa per la sentenza definitiva
Il processo d’Appello è considerato uno dei più complessi celebrati negli ultimi anni in materia di criminalità organizzata. In primo grado il rito abbreviato si concluse con 29 condanne e pene complessive pari a 250 anni di reclusione.
Con l’udienza del 17 settembre si entrerà nella fase conclusiva del giudizio di secondo grado. Dopo le ultime discussioni delle difese, la Corte d’Appello di Napoli sarà chiamata a pronunciarsi sul destino giudiziario degli imputati e sulla tenuta dell’impianto accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia.
Nel pool difensivo gli avvocati Roberto Saccomanno, Abet, Giuseppe Perfetto, Domenico Dello Iacono, Leopoldo Perone, Rocco Maria Spina, Dario Carmine Procentese, Massimo Viscusi, Minieri, Fernando Quaranta, Beniamino Palma, Antonio Bucci.




Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti