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AFFIDAMENTO DA 9 MILIONI

Castellammare, appalto mensa usato per «sistemare» i parenti dei boss

Pistolettate di avvertimento alla ditta di via Schito e la scritta: "Posa i soldi sporco". Tutti i legami di parentela tra i dipendenti della G.L.M.
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Castellammare Appalto Mensa Usato Per Sistemare I Parenti Dei Boss 2026 08 02
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Appalti pubblici usati come ‘centri per l’impiego’ di mogli, nipoti e familiari di noti esponenti dei clan: un sistema usuale per criminalità, mai fermato dal Comune. E’ successo anche questo a Castellammare di Stabia durante l’amministrazione del sindaco Luigi Vicinanza, sciolta per infiltrazioni camorristiche.

La vicenda – documentata nella relazione di accesso che ha portato allo scioglimento -rivela come la spesa pubblica di Castellammare di Stabia sia stata colonizzata e piegata a bacino assistenziale per i quadri della malavita organizzata, è quella relativa all’affidamento del grande appalto della refezione scolastica alla G.L.M. ristorazione s.r.l..

Un contratto dal valore a base d’asta di euro 9.135.000,00, pubblicato sul portale Tuttogare il 05 marzo del 2025 ed inserito in una cornice finanziaria complessiva di circa 12 milioni di euro.

Una torta milionaria destinata a preparare ed imbandire i pasti quotidiani per le scuole dell’infanzia e primarie della città, finita nelle mani di una società con sede in via Schito e dotata di 34 unità. Un’azienda i cui vertici formali nascondono retroscena giudiziari pesantissimi e le cui liste di assunzione si sovrappongono in modo perfetto agli organigrammi dei clan camorristici dominanti tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.

La torta da 9,1 milioni e il passaggio di testimone coi condannati

L’assetto societario della G.L.M. Ristorazione s.r.l. vede come amministratore Unico e Preposto due delle figlie (detentrici del 35% delle quote). Il restante pacchetto azionario è diviso in quote paritetiche del 32,5% altre due figli. La vera storia della società emerge ricostruendo la catena di conferimenti ed atti di compravendita notarili. La G.L.M. è l’erede diretta della ditta individuale Parmentola Ferdinando (cl. ’59), padre dell’attuale amministratrice Libera Parmentola. Attraverso progressivi conferimenti d’azienda e compravendite, la gestione dell’attività è passata formalmente dalle mani del padre a quelle dei figli.

Il motivo di questa “trasformazione” familiare e societaria è un preciso fatto di cronaca giudiziaria. Il 12 febbraio 2012, Ferdinando Parmentola fu arrestato per un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Avellino. Le indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale e dell’Ispettorato del Lavoro svelarono un sistema sfrontato di estorsione continuata ai danni dei suoi stessi dipendenti.

Parmentola inseriva in busta paga le cifre contrattuali ma consegnava agli operai somme decurtate e notevolmente inferiori, trattenendo indennità e quote. Chi osava protestare veniva minacciato di immediato licenziamento. E le minacce venivano attuate puntualmente nei confronti di chi non si piegava al sistema.

L’espediente dell’estorsione per vincere le gare pubbliche

Come rilevano gli 007 della Prefettura, l’illecito comportamento di Ferdinando Parmentola non serviva solo ad arricchirsi alle spalle degli operai. Riducendo drasticamente il costo del lavoro con l’estorsione, l’imprenditore riusciva a presentare nelle gare d’appalto pubbliche offerte al ribasso imbattibili, spiazzando ed estromettendo le ditte concorrenti che operavano nel rispetto della legge.

L’avvertimento a colpi di pistola in via Schito: “POSA I SOLDI SPORCO”

Che Ferdinando Parmentola sia rimasto il dominus occulto e l’effettivo gestore di fatto della G.L.M. Ristorazione s.r.l., al di là dell’intestazione formale ai figli giovani, è confermato da un episodio di sangue e piombo avvenuto in piena gara  d’appalto.

Nella mattinata dell’8 novembre 2024, nella sede della società, in via Traversa Schito n. 33, un commando di ignoti pistoleri  esplodeva 8 colpi di arma da fuoco. I proiettili centravano in pieno 3 furgoni commerciali utilizzati per il trasporto delle refezioni scolastiche e perforavano le serrande di protezione dei locali. Sulle vetrate veniva lasciata una scritta inequivocabile verniata con lo spray: «POSA I SOLDI SPORCO».

L’uso del genere maschile (“Sporco”), notano gli ispettori prefettizi, ha un valore rivelatore chiarissimo: il messaggio estorsivo o di ritorsione non è indirizzato alle giovani figlie o all’amministratrice formale Libera Parmentola, ma al vero padrone dell’azienda, Ferdinando Parmentola, a riprova che la cessione societaria sia stata un mero maquillage per superare i guai giudiziari dell’imprenditore.

L’asse con  Scanzano: le mogli, le figlie e i parenti diretti del clan D’Alessandro al lavoro

Ma la scoperta più clamorosa fatta dalla Commissione d’Accesso analizzando i registri contributivi dell’INPS riguarda l’elenco dei dipendenti assunti dalla G.L.M. Ristorazione s.r.l. per gestire il servizio refezione. Più che la pianta organica di un’azienda privata, il libro matricola appare come un vero e proprio “welfare di sostegno” destinato ai familiari ed agli affiliati di prima fascia della camorra stabiese e vesuviana.

Gli ispettori ministeriale nella relazione indicano una dozzina di nomi e tra questi soprattutto figlie e mogli di elementi di spicco della camorra di Castellammare e Torre Annunziata. Tra questi nomi figura anche la figlia di Antonio Elefante (alias Muzzarella), elemento apicale del clan D’Alessandro e cugino di primo grado del padre dell’ex consigliere comunale dimissionario Gennaro Oscurato. La donna è sorella di Carmela Elefante, considerata organica al clan D’Alessandro e colpita da ordinanza di custodia cautelare in carcere nel maggio 2025 per associazione mafiosa insieme al marito Vincenzo D’Alessandro, reggente del clan e figlio di Michele D’Alessandro

Le parentele con i Gionta e i Gallo-Cavalieri

L’inquinamento della pianta organica della G.L.M. Ristorazione non si ferma ai confini di Castellammare di Stabia, ma si salda con le più pericolose famiglie della criminalità organizzata di Torre Annunziata.

Anche in questo caso ci sono figlie e moglie di pregiudicati di primo piano dei clan Gionta e dei clan Gallo-Cavalieri. Ma anche una donna condannata con sentenza irrevocabile della Corte d’Appello di Napoli per lesioni personali in concorso.

Le rassicurazioni dei dirigenti ed la conclusione spietata degli ispettori del Viminale

Di fronte a questa colossale ragnatela di contiguità e relazioni con i vertici di tre tra le più famose organizzazioni camorristiche della Campania, la posizione dei vertici burocratici di Palazzo Farnese appare sconcertante.
Escussa formalmente dalla Commissione d’Accesso in merito all’aggiudicazione della refezione da 9,1 milioni di euro alla G.L.M. Ristorazione s.r.l., la dirigenza dell’Ente, e in particolare il dirigente Izzo, ha dichiarato che alla gara avevano partecipato due aziende e che la G.L.M., quale ditta uscente, si è riaggiudicato il servizio.

Il dirigente ha assicurato agli ispettori che l’azienda operava “tutti i necessari controlli” e che altrettanto faceva il direttore dell’esecuzione del eontratto (DEC), garantendo di “non aver mai ricevuto alcuna lamentela né dalle famiglie né dai dirigenti scolastici”.

La replica conclusiva firmata dagli 007 della Prefettura al termine dell’analisi di questo capitolo è un fendente secco e lapidario che non lascia spazio ad alcuna replica: «Quanto detto non merita commenti ulteriori».

Per il Ministero dell’Interno e per la Commissione Straordinaria, il caso della refezione scolastica affidata alla G.L.M. Ristorazione rappresenta la dimostrazione che l’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia ha consentito che l’appalto più ricco dell’Ente venisse trasformato nel bancomat e nel serbatoio d’ingaggio per le famiglie della camorra, diventando uno delle molteplici criticità che ha decretato la dissoluzione dell’assise cittadina per infiltrazione mafiosa.

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