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I VERBALI INEDITI

Camorra di potere e terrore: il racconto choc del collaboratore Gaetano Vigilia e la furia cieca di O’ Giò nel bunker blindato di via Tertulliano.

Dalla mappa criminale dell'area flegrea tracciata dal pentito fino alla minuziosa radiografia dell'incursione armata di Antonio Martino: cronaca di un sistema basato sull'assoggettamento e sull'omertà
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La collaborazione con la giustizia di Gaetano Vigilia — figlio di Antonio Vigilia (detto “O’ Stuort”) e nipote di Alfredo Vigilia (detto “O’ Nir”), figure storiche della camorra di Soccavo all’epoca della fazione originaria dei Grimaldi — rappresenta uno dei tasselli più rilevanti per comprendere le dinamiche criminali dell’intera area occidentale di Napoli.

La genesi del suo percorso collaborativo affonda le radici in un contesto di violenza feroce, segnato da scissioni sanguinarie (tra il 2012 e il 2013) e da una guerra permanente tra consorterie antagoniste irremovibilmente protese al controllo dei lucrosi mercati illeciti, in primis il traffico di sostanze stupefacenti e le estorsioni.

Nei verbali illustrativi resi alla Direzione Distrettuale Antimafia, Vigilia dimostra una conoscenza millimetrica e profonda non soltanto della sua zona di origine, Soccavo, ma anche delle ramificazioni estese a Fuorigrotta, Pianura (con riferimento al clan Calone-Esposito-Marsicano) e, soprattutto, al Rione Traiano. Quando si addentra nell’analisi del gruppo Petrone-Puccinelli, egemone nella “parte di sopra” del rione, il pentito è in grado di indicare ruoli, gerarchie e volti dei singoli affiliati attraverso il riconoscimento fotografico.

Nei verbali del 12 dicembre 2023 e del 13 marzo 2024, Vigilia delinea la governance provvisoria del clan, resa necessaria dallo stato di detenzione dei capi storici:

«I Petrone – Puccinelli sono detenuti e al loro posto il clan è gestito da Basile Antonio, Antonio Di Martino, Maurizio Attanasio detto “Pascazziello”, i Festinese, padre e figli alias “Pollastr” e i “Figli d’o Pollastr”, Antonio D’angelo detto “O’ Cunigl”, suo figlio Armando D’Angelo, Tarantino Gennaro. Petrone Salvatore manda ordini dal carcere tramite telefonino che ha nella sua disponibilità. Lui è in contatto con Basile Antonio. Non so dove è detenuto Petrone Salvatore ma se non erro si trova detenuto in Sardegna».

Entrando nello specifico della figura di Antonio Martino (alias “O’ Giò”),  Vigilia ne attesta la caratura criminale e l’operatività armata:

«È uno dei reggenti del clan Petrone/Puccinelli ed in particolare svolge attività di spaccio per Francesco Puccinelli e l’ho visto girare armato con una Scorpion. So che faceva parte del clan in quanto prese parte per conto dei Puccinelli ad una riunione che si svolse a casa di Imbriani Luigi ed in particolare durante questa riunione, il Martino voleva sapere dove abitassero gli appartenenti al clan Grimaldi, anche perché i Grimaldi sono sempre stati in conflitto con i Petrone Puccinelli».

Il blitz di Antonio Martino nel bunker di Via Tertulliano

Il profilo criminale di Antonio Martino non si evince soltanto dalle dichiarazioni dei pentiti, ma trova una clamorosa e inequivocabile certificazione empirica nelle attività tecniche di intercettazione ambientale audio e video disposte dalla DDA ed eseguite nel locale seminterrato adibito a piazza di spaccio in via Tertulliano civico 34.

L’episodio cardine che fotografa la spietata logica gerarchica del sodalizio si consuma il 31 ottobre 2023 (captazione n. 2450). Alle ore 14:40, Martino fa il suo ingresso nel bunker dove si trova Antonio Tarantino, impegnato a gestire l’attività illecita. La presenza di Martino all’interno del locale è sporadica — segno tangibile di una sovrastampata autorità che evita la costante esposizione materiale delegandola ai subalterni — ma quando decide di intervenire, lo fa per imporre una sferzata di terrore assoluto.

La genesi della sfuriata ha motivazioni passionali e comportamentali legate alla condotta della moglie di Tarantino. Martino irrompe ordinando ai presenti di uscire e si scaglia contro Tarantino con una veemenza inaudita, sbattendo i pugni sul tavolo e urlando a distanza ravvicinata, in un discorso diretto che non lascia alcuno spazio a interpretazioni:

«Sono venuto proprio io perché… uscite un poco fuori! Toni guardami! No, ora sono arrivato, sono arrivato al limite guardami! Tua moglie vuole fare l’uomo? Guardami! Se tua moglie si piglia… sbaglia qua giù mi prendo la via di casa tua! Mi prendo la via di casa tua! Ve ne andate dal Rione Traiano tu e tutta la tua razza! Mi devi morire tu! Se tua moglie fa… diglielo a tua moglie che mi piglio la via di casa! Ve ne caccio da sopra al Rione Traiano! Va bene? Dal Rione Traiano te ne faccio andare! Va bene! Diglielo! Non sconnettere mai qua giù!».

La furia del reggente non si placa con l’invettiva iniziale; mentre si allontana lungo le scale, la sua voce continua a rimbombare minacciosa, delineando scenari di pura terra bruciata:

«Non farla sbagliare mai qua giù perché guardami! Prendi a te e lei e vattene! Vattene non so dove! Mi devi morire tu! Ti incendio casa! Ti incendio macchina! Ti incendio tutto! Mi prendo la via di casa! La parola l’hai avuta! Le ultime due parole le hai avute! O la fai fare la femmina o faccio l’uomo o la faccio fare l’uomo! Te ne vai dal Rione Traiano! Mi devi morire tu! Appena si sbatte qua giù che non riesci… mettiti in macchina e scappa in alta Italia! Alta Italia!».

La consapevolezza del ruolo

Subito dopo l’uscita del ras, un acquirente ignoto si rivolge a Tarantino chiedendo delucidazioni sulla gerarchia:
«Ma chi è? Il mastro?… È il mastro?» ricevendo da Tarantino la conferma rassicurante e omertosa:
«Tutto a posto».

In un’altra conversazione chiave intercettata il 27 ottobre 2023  i pusher Luigi Nocera e Massimo De Solda discutono apertamente delle bizze e dei comportamenti autoritari di Martino, definiti  come “capate” (fissazioni improvvise o periodi di particolare asprezza caratteriale). A completare il quadro interviene un’acquirente  il quale descrive il rapporto di timorosa riverenza instaurato con il capo:

«Stammi a sentire, con tutto il rispetto per te… è successo raramente che io ho avuto a che fare con “Antonio”… ma quando ho avuto a che fare con Antonio… Antonio due parole ha detto: “tu per me stai parlando assai sei della famiglia è successo, tutto a posto”…».

E poi c’ anche un episodio in cui lo stesso Martino scese nel bunker e, per fugare ogni dubbio sulla correttezza delle dosi, gli mostrò personalmente il display del bilancino elettronico:

«Comunque “o’ chià” all’improvviso scende giù… “vedi un po’ l’infermiere che deve avere”… dissi io mi vuoi fare venti euro… lui: “glielo faccio io…” prende e mi fa lui il coso… prende e mi gira il bilancino… Non ci conoscevamo allora… piglia e mi gira il bilancino: “guarda”… Dissi io ma io il giorno che guardo qua sopra con tutto il rispetto per voi… lo dico per voi ehh… il giorno che guardo qua sopra, dissi non posso scendere più qua giù… Disse lui: “Perché?”… Dissi perché significa che non ho fiducia… Disse lui: “no quello… guardare”… poi mi prese fuori e mi disse: “sei un ragazzo cento cento devo dire la verità”».

Allo stesso tempo, le tensioni economiche per il pagamento delle “giornate” e la spartizione dei proventi spingono spesso i sodali a invocare l’intervento di “Antonio” come supremo risolutore di controversie, pena l’allontanamento immediato o il ricorso a ritorsioni.

FAQ

Domande frequenti sulla camorra e la collaborazione di Gaetano Vigilia

Ecco alcune domande comuni relative alla camorra e al ruolo di Gaetano Vigilia nella sua denuncia.

Chi è Gaetano Vigilia?

Gaetano Vigilia è un collaboratore di giustizia, figlio di Antonio Vigilia e nipote di Alfredo Vigilia, che ha fornito informazioni cruciali sulla camorra di Soccavo.

Qual è il ruolo del clan Petrone-Puccinelli?

Il clan Petrone-Puccinelli è uno dei gruppi criminali predominanti nel Rione Traiano, attivo in attività illecite come il traffico di droga e le estorsioni.

Cosa ha rivelato Vigilia sui leader del clan?

Vigilia ha identificato i leader del clan e descritto la loro governance provvisoria, evidenziando come continuino a operare anche mentre sono detenuti.

Quali sono le conseguenze della collaborazione di Vigilia?

La sua collaborazione ha portato a una maggiore comprensione delle dinamiche interne della camorra e ha contribuito alle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.

Articolo modificato il 22/09/2026 alle 21:37 per revisione testo.
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