L'inchiesta di Roma

Attentato Ranucci: pronto il Riesame per Lavitola, nessuna fuga in Etiopia

Il legale del faccendiere: "Il biglietto per l'Etiopia era per una conferenza sul carbon credit che si è tenuta poi in videoconferenza, piena collaborazione con i magistrati"
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Attentato Ranucci Pronto Il Riesame Per Lavitola Nessuna Fuga In Etiopia 2026 08 14
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Roma – “Sono venuti meno il pericolo di fuga e quello di inquinamento delle prove, ricorreremo al Riesame dopo il rigetto del Gip sulla custodia in carcere”. A dirlo l’avvocato Sergio Cola, storico legale di Valter Lavitola, che commenta la decisione del Gip Iole Moricca.

Secondo gli inquirenti, Lavitola era pronto a partire per l’Africa, tant’è che aveva acquistato un biglietto aereo per Addis Abeba. Ma l’avvocato spiega che quello dell’imprenditore arrestato l’attentato a Sigfrido Ranucci non era un tentativo di fuga: “C’è una spiegazione. Era atteso alla conferenza dei servizi in Africa che riguardava l’impresa del carbon credit. Successivamente quel meeting si è tenuto in videoconferenza”.

L’avvocato Cola: “Nessun pericolo di inquinamento delle prove e fuga. Pensiamo al Riesame”

Intervistato ad Agorà estate, l’avvocato Cola, chiarisce la posizione di Lavitola anche rispetto a quanto riferito durante il lunghissimo interrogatorio di garanzia. “Lavitola ha deciso di collaborare e rendere piena confessione, dunque anche rispetto all’inquinamento delle prove, riteniamo che non vi sia più pericolo”. Ora quindi, la difesa si prepara a presentare istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame.

E sulla consapevolezza di Ranucci riguardo al mandante dell’attentato ha ribadito: “Lavitola ha fatto una congettura. Ha risposto che era possibile che Ranucci sospettasse di lui. Ma è una sua congettura. Non posso riferire quello che è stato detto in cinque ore di interrogatorio. D’accordo con i magistrati ho divulgato solo lo stretto indispensabile del contenuto, in merito al quale, peraltro, si dovranno fare ulteriori approfondimenti e che dunque dovrà restare riservato”.

Parte dell’interrogatorio, almeno i punti principali, sono stati svelati nell’ordinanza di rigetto per la concessione degli arresti domiciliari. Sicuramente, la Procura non ritiene verosimile il movente che ha spinto Lavitola ad organizzare il raid ai danni del giornalista di Report e cioè fosse ‘aumentata la scorta’, oltre al fatto che – nel corso dell’interrogatorio il faccendiere ha negato di aver dato l’input per un attentato dinamitardo, bensì, voleva che fossero esplosi dei colpi di pistola contro l’abitazione del conduttore.

Due circostanze che dovrebbero essere riscontrate dai fatti. Proprio su quanto riferito nel corso dell’interrogatorio, sono ancora in corso le indagini della Procura di Roma.

 

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