PIAZZA DE NICOLA

Napoli, 50 sfollati per il crollo annunciato di Porta Capuana

Il crollo riaccende il faro sul degrado degli stabili abbandonati e sulla responsabilità dei privati.Il sindaco Manfredi invoca il Prefetto mentre i residenti denunciano: «Segnaliamo il pericolo da anni, siamo stati ignorati».
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Il silenzio della notte nel quartiere della Duchesca è stato squarciato all’una di notte da un suono che a Napoli, purtroppo, è diventato fin troppo familiare: il fragore cupo e secco del tufo che si sbriciola. In via Francesco Saverio Siniscalchi, a pochi passi da Piazza Enrico De Nicola e dalla maestosità di Porta Capuana, una palazzina disabitata è parzialmente implosa su se stessa, trascinando con sé non solo detriti, ma la serenità di decine di famiglie.

L’episodio non è solo un fatto di cronaca locale, ma apre uno squarcio su una ferita aperta della città: la gestione degli stabili fatiscenti, spesso prigionieri di un labirinto di proprietà frazionate e contenziosi legali che immobilizzano ogni tentativo di messa in sicurezza.

La notte degli sfollati: cinquantuno vite in bilico

L’impatto visivo è drammatico. Le fotoelettriche dei Vigili del Fuoco hanno illuminato per ore le nuvole di polvere, mentre le squadre di soccorso scavavano tra le macerie per escludere il peggio: la presenza di occupanti abusivi. Fortunatamente, il bilancio delle vittime è nullo, ma quello sociale è pesantissimo.

Sono oltre 50 le persone evacuate d’urgenza. Tra loro, la macchina dei soccorsi ha dovuto gestire situazioni di estrema fragilità: un neonato di soli cinque mesi e un bambino di quattro anni, appartenenti a una famiglia di origine tunisina residente al civico 98 di piazza De Nicola, sono stati i primi a essere messi in sicurezza. Il perimetro di evacuazione si è allargato rapidamente, coinvolgendo diversi civici tra via Siniscalchi, corso Maddalena e vico Dattero. La Protezione Civile e il Comune sono ora impegnati a garantire vitto e alloggio temporaneo a chi, da un momento all’altro, si è ritrovato senza un tetto.

L’ira del primo cittadino: «Basta proprietà fantasma»

Il sindaco Gaetano Manfredi, recatosi sul posto alle prime luci dell’alba, non ha usato giri di parole. La sua analisi punta dritta al cuore del problema: l’inerzia dei privati.

«Questa mattina mi sono recato immediatamente sul luogo del crollo. Per fortuna non ci sono persone coinvolte però credo che sia arrivato il momento di affrontare in maniera radicale la situazione di quel comparto edilizio dove ci sono molti appartamenti abbandonati, proprietà molto frazionate e a volte anche non chiare», ha dichiarato fermamente Gaetano Manfredi.

Il sindaco ha poi sottolineato come la palazzina fosse già monitorata: «È necessario mettere un po’ d’ordine, spingere i privati a rendere sicure e riqualificare quelle aree che in alcuni casi sono anche molto belle proprio al centro della città. Ho chiesto al prefetto di convocare un tavolo all’inizio della prossima settimana perché questo fabbricato che è crollato era stato interdetto, dove c’era stata diffida ai proprietari per intervenire ma senza esito. Abbiamo necessità di un intervento più radicale, più forte».

La voce del quartiere: «Una tragedia annunciata»

Ma se le istituzioni invocano tavoli tecnici, la politica di opposizione e i residenti puntano il dito contro i ritardi cronici. Il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, ha raccolto le testimonianze di chi, in quell’area, vive ogni giorno con il fiato sospeso.

«I video che mi hanno inviato i residenti mostrano una situazione drammatica e inaccettabile. Siamo di fronte all’ennesima tragedia annunciata in una zona dove il degrado strutturale cammina di pari passo con l’incuria», ha denunciato Francesco Emilio Borrelli.

Secondo il deputato, la protesta dei cittadini era montata proprio poche ore prima dell’evento: «Proprio ieri i cittadini della zona erano scesi in strada per denunciare lo stato di abbandono del quartiere: il crollo di stanotte è la risposta più tragica e violenta alle loro preoccupazioni rimaste inascoltate. Le denunce dei residenti sono chiare: la pericolosità di quel palazzo era nota da anni. È un miracolo che il crollo sia avvenuto di notte e non durante il giorno, quando il passaggio di pedoni nell’area della Duchesca è intensissimo».

L’inchiesta sulle responsabilità: il nodo delle diffide

L’aspetto più inquietante della vicenda riguarda l’iter burocratico precedente al crollo. Se, come affermato dal sindaco, esistevano già diffide formali verso i proprietari, perché non si è proceduto con un intervento in danno (ovvero l’esecuzione dei lavori da parte del Comune con successivo addebito ai privati)?

La complessità del centro storico di Napoli risiede spesso nell’impossibilità di rintracciare i legittimi proprietari di stabili centenari, spesso divisi tra decine di eredi irreperibili. Tuttavia, la sicurezza pubblica non può restare ostaggio della burocrazia catastale. Borrelli ha annunciato battaglia:

«Chiedo che si faccia immediata chiarezza sulle responsabilità. Bisogna accertare chi sia il proprietario dell’immobile e perché non siano stati eseguiti i lavori di consolidamento necessari nonostante le segnalazioni. Le istituzioni non possono continuare a rispondere ai problemi di pubblica incolumità semplicemente piazzando transenne».

Mentre i rilievi tecnici proseguono per valutare la stabilità degli edifici adiacenti, la zona di Porta Capuana resta blindata. Per ora, Napoli tira un sospiro di sollievo per le vite salvate, ma la sensazione diffusa è quella di una città che cammina su un equilibrio precario, dove il confine tra un crollo parziale e una strage è sottile come una crepa su un muro di tufo.

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