Caivano – Oltre ottant’anni di reclusione per smantellare la “lavatrice” del Bronx di Caivano. È un conto salatissimo quello presentato ieri mattina dalla Direzione Distrettuale Antimafia ai componenti del cartello specializzato nel ripulire i fiumi di denaro sporco generati dalle piazze di spaccio. A un anno esatto dal blitz che portò agli arresti, svelando la mutazione genetica e la riconversione manageriale del crimine organizzato locale, il pm ha formulato le sue richieste davanti al giudice.
Le accuse, che ricalcano fedelmente il quadro indiziario originario, vanno dal riciclaggio all’autoriciclaggio, tutte pesantemente aggravate dalla finalità mafiosa.
La genesi dell’inchiesta e gli arresti
L’intera architettura accusatoria, oggi blindata dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, affonda le sue radici in un episodio di sangue consumatosi tra i palazzoni popolari. È il 7 febbraio del 2023. In strada si consuma quello che inizialmente appare come un tentativo di rapina ai danni di un pezzo da novanta della mala locale: Francesco Pezzella, noto negli ambienti criminali come “Francuccio Pane ’e Ran”. Le indagini dimostreranno ben presto che non si trattava di un banale scippo, ma di una spietata spedizione punitiva, maturata nel torbido contesto della spartizione delle piazze di droga.
Nonostante il muro di gomma e l’omertà innalzati dalla stessa vittima, i militari dell’Arma non si fermano. Quattro giorni dopo il raid, scatta una perquisizione mirata nell’isolato 6 dello Iacp di via Atellana, nelle palazzine del cosiddetto Bronx. È la mossa del cavallo. Sotto il pavimento di un alloggio riconducibile alle famiglie Maugeri e Zambella, i carabinieri scoprono la traccia del tesoro: una ricevuta di versamento postale da 150mila euro.
Il “Sistema Pascarola” e i biglietti vincenti
Di fronte al ritrovamento, la giustificazione fornita è da manuale della commedia: una serie incredibile e fortunatissima di vincite al “10 e Lotto”. Una spiegazione che, inevitabilmente, fa scattare gli alert dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, permettendo agli inquirenti di scoperchiare la truffa. Emerge così il volto finanziario della holding criminale, la cui base operativa era situata nella centrale di Pascarola.
Il meccanismo era tanto semplice quanto efficace: i gregari del clan intercettavano i reali vincitori dei giochi a premio, acquistavano i loro biglietti vincenti pagandoli con una maggiorazione rigorosamente in contanti (frutto dello spaccio), e poi li incassavano legalmente. Un sistema perfetto per giustificare flussi di cassa anomali e lavare il “fango” della droga con il sapone delle scommesse di Stato.
Riepilogo delle richieste di condanna
Raffaele Zambella (ritenuto il perno del meccanismo): 9 anni
Michele Leodato (ritenuto un “colonnello” del gruppo): 8 anni e 8 mesi
Aniello Leodato: 8 anni
Vincenzo Zambella: 8 anni
Raffaele Alibrico: 7 anni e 8 mesi
Angelo Alibrico: 7 anni e 8 mesi
Luca Alibrico: 7 anni e 8 mesi
Michele Esposito: 7 anni e 6 mesi
Alessandro Maugeri: 7 anni
Clara Marsiglia: 5 anni
Totale pene richieste: Oltre 83 anni di reclusione.
(nella foto da sinistra Angelo Alibrico, Raffaele Alibrico, Michele Leodato e Aniello Leodato)
Approfondimento
Il Bronx di Caivano non è più solo terra di scontri e violenza di strada: è diventato
un business criminale da manuale.
Il clan del 10eLotto ha trasformato il riciclaggio in un sistema manageriale, capace di
ripulire fiumi di denaro sporco con precisione e strategia.
84 anni di carcere chiesti dalla DDA per smantellare questa “lavatrice” perfetta, ma
il rischio è che il modello si replichi altrove.






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