Svolta nelle indagini sulla tragedia che ha sconvolto la tranquillità di Apice e dell’intero Sannio. C’è un testimone chiave, un elemento decisivo attualmente al vaglio degli inquirenti, in grado di ricostruire nei minimi dettagli le fasi finali e drammatiche della strage familiare consumatasi negli spazi della struttura ricettiva della famiglia Licciardi.
Si tratta di uno dei dipendenti del locale, scampato per pura sorte all’esplosione di violenza: l’uomo ha assistito al momento esatto in cui Gianni Licciardi ha fatto fuoco contro il fratello Franco, prima di puntare l’arma contro sé stesso e togliersi la vita.
Il lavoratore è riuscito a mettersi in salvo proprio mentre il più grande dei tre fratelli, in preda a un’incontenibile e cieca furia assassina, impugnava la pistola e iniziava a sparare nel giardino del ristorante. Superato lo stato di profondo shock e prostrazione psicologica in cui era precipitato nell’immediatezza dei fatti, nella giornata di ieri il testimone è stato a lungo ascoltato dai carabinieri della Compagnia di Benevento, che conducono le investigazioni sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica.
Ai militari dell’Arma ha offerto un racconto minuzioso e struggente di sequenze drammatiche che difficilmente potrà cancellare dalla memoria.
I punti ciechi e il nodo dei filmati
La testimonianza del dipendente presenta tuttavia un limite logistico: l’uomo non ha assistito alla prima fase del massacro, ovvero all’agguato subito dal fratello minore, Donato Licciardi. Quest’ultimo delitto è infatti avvenuto al chiuso, nelle stanze interne dell’edificio, al riparo da sguardi esterni.
Per colmare questo cono d’ombra, il magistrato inquirente confida nell’esito degli accertamenti medico-legali e, soprattutto, nel materiale audiovisivo. Si attende infatti il conferimento dell’incarico per le autopsie sulle tre salme, esame fondamentale per stabilire con precisione la traiettoria dei proiettili e la sequenza cronologica dei colpi.
Contestualmente, gli investigatori stanno procedendo al vaglio analitico e al sequestro delle immagini registrate dal sofisticato sistema di videosorveglianza dell’attività: le numerose telecamere posizionate sia all’interno sia lungo il perimetro esterno della struttura ricettiva consentiranno di tracciare punto per punto ogni singolo movimento prima e dopo il duplice omicidio.
I dissidi sulla gestione e l’ombra della vendita
Sul movente della strage, la Procura e i carabinieri sembrano ormai orientati verso un quadro di certezze consolidate. A scatenare l’improvvisa escalation di violenza sarebbero state insanabili divergenze di natura economica e strategica legate alla conduzione dell’albergo-ristorante.
Da un lato Franco e Donato Licciardi, orientati a una riorganizzazione della struttura e favorevoli alla cessione definitiva dell’attività di famiglia; dall’altro Gianni, irremovibile nella sua contrarietà al passaggio di proprietà.
Proprio su questo tema si sarebbe acceso l’ennesimo e definitivo alterco tra Gianni e Franco: un confronto verbale degenerato nel volgere di pochi istanti nell’esplosione dei colpi da fuoco. SUBITO dopo aver abbattuto il primo fratello nel piazzale esterno, il cinquantacinquenne si è diretto verso l’interno raggiungendo Donato per poi chiudere la sequenza sanguinaria rivolgendo la stessa arma contro sé stesso.
Rilievi informatici e l’attesa dei funerali
Il lavoro degli investigatori proseguirà senza sosta nelle prossime ore. I carabinieri ascolteranno formalmente i familiari delle vittime, i collaboratori e le figure che a vario titolo gravitavano attorno alla quotidianità dell’attività di ristorazione, al fine di delineare con maggiore nettezza lo storico dei rancori e delle incomprensioni tra i tre fratelli. Sotto la lente degli esperti informatici dell’Arma sono finiti anche gli smartphone, i computer e i dispositivi elettronici appartenuti alle tre vittime: si cercano messaggi, e-mail o note scritte capaci di documentare l’inasprimento dei rapporti negli ultimi tempi.
Una comunità sotto choc: il dolore di Apice
Intanto ad Apice si respira un’atmosfera irreale. L’eco di una tragedia di tale portata ha precipitato l’intero centro sannita in uno stato di profondo sconcerto, sgomento e attonito silenzio. Una comunità coesa, abituata ai ritmi pacifici della provincia, che si ritrova improvvisamente a fare i conti con un fatto di sangue di inaudita ferocia consumatosi tra persone conosciute e stimate da tutti.
Nelle piazze e nei luoghi di ritrovo del paese non si parla d’altro, tra chi esprime incredulità per un’intollerabile esplosione di violenza maturata in ambito familiare e chi si stringe al dolore dei parenti rimasti. Solo dopo il dissequestro dei corpi da parte dell’autorità giudiziaria, a valle degli esami autoptici, potranno essere fissate le esequie di tutti e tre i fratelli, giorno in cui la cittadinanza si preparerà a dare l’ultimo e doloroso saluto a una famiglia distrutta in una sola giornata.



