LIVE
Inchiesta sulla tragedia familiare

Apice, c’è un testimone chiave: ha raccontato le ultime fasi della strage

L'uomo, scampato alla furia omicida di Gianni Licciardi, è stato interrogato dai carabinieri. Tra moventi legati alla gestione del ristorante e analisi sui dispositivi elettronici, il paese resta precipitato in un dolore incredulo.
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...

Svolta nelle indagini sulla tragedia che ha sconvolto la tranquillità di Apice e dell’intero Sannio. C’è un testimone chiave, un elemento decisivo attualmente al vaglio degli inquirenti, in grado di ricostruire nei minimi dettagli le fasi finali e drammatiche della strage familiare consumatasi negli spazi della struttura ricettiva della famiglia Licciardi.

Si tratta di uno dei dipendenti del locale, scampato per pura sorte all’esplosione di violenza: l’uomo ha assistito al momento esatto in cui Gianni Licciardi ha fatto fuoco contro il fratello Franco, prima di puntare l’arma contro sé stesso e togliersi la vita.

Il lavoratore è riuscito a mettersi in salvo proprio mentre il più grande dei tre fratelli, in preda a un’incontenibile e cieca furia assassina, impugnava la pistola e iniziava a sparare nel giardino del ristorante. Superato lo stato di profondo shock e prostrazione psicologica in cui era precipitato nell’immediatezza dei fatti, nella giornata di ieri il testimone è stato a lungo ascoltato dai carabinieri della Compagnia di Benevento, che conducono le investigazioni sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica.

Ai militari dell’Arma ha offerto un racconto minuzioso e struggente di sequenze drammatiche che difficilmente potrà cancellare dalla memoria.

I punti ciechi e il nodo dei filmati

La testimonianza del dipendente presenta tuttavia un limite logistico: l’uomo non ha assistito alla prima fase del massacro, ovvero all’agguato subito dal fratello minore, Donato Licciardi. Quest’ultimo delitto è infatti avvenuto al chiuso, nelle stanze interne dell’edificio, al riparo da sguardi esterni.

Per colmare questo cono d’ombra, il magistrato inquirente confida nell’esito degli accertamenti medico-legali e, soprattutto, nel materiale audiovisivo. Si attende infatti il conferimento dell’incarico per le autopsie sulle tre salme, esame fondamentale per stabilire con precisione la traiettoria dei proiettili e la sequenza cronologica dei colpi.

Contestualmente, gli investigatori stanno procedendo al vaglio analitico e al sequestro delle immagini registrate dal sofisticato sistema di videosorveglianza dell’attività: le numerose telecamere posizionate sia all’interno sia lungo il perimetro esterno della struttura ricettiva consentiranno di tracciare punto per punto ogni singolo movimento prima e dopo il duplice omicidio.

I dissidi sulla gestione e l’ombra della vendita

Sul movente della strage, la Procura e i carabinieri sembrano ormai orientati verso un quadro di certezze consolidate. A scatenare l’improvvisa escalation di violenza sarebbero state insanabili divergenze di natura economica e strategica legate alla conduzione dell’albergo-ristorante.

Da un lato Franco e Donato Licciardi, orientati a una riorganizzazione della struttura e favorevoli alla cessione definitiva dell’attività di famiglia; dall’altro Gianni, irremovibile nella sua contrarietà al passaggio di proprietà.

Proprio su questo tema si sarebbe acceso l’ennesimo e definitivo alterco tra Gianni e Franco: un confronto verbale degenerato nel volgere di pochi istanti nell’esplosione dei colpi da fuoco. SUBITO dopo aver abbattuto il primo fratello nel piazzale esterno, il cinquantacinquenne si è diretto verso l’interno raggiungendo Donato per poi chiudere la sequenza sanguinaria rivolgendo la stessa arma contro sé stesso.

Rilievi informatici e l’attesa dei funerali

Il lavoro degli investigatori proseguirà senza sosta nelle prossime ore. I carabinieri ascolteranno formalmente i familiari delle vittime, i collaboratori e le figure che a vario titolo gravitavano attorno alla quotidianità dell’attività di ristorazione, al fine di delineare con maggiore nettezza lo storico dei rancori e delle incomprensioni tra i tre fratelli. Sotto la lente degli esperti informatici dell’Arma sono finiti anche gli smartphone, i computer e i dispositivi elettronici appartenuti alle tre vittime: si cercano messaggi, e-mail o note scritte capaci di documentare l’inasprimento dei rapporti negli ultimi tempi.

Una comunità sotto choc: il dolore di Apice

Intanto ad Apice si respira un’atmosfera irreale. L’eco di una tragedia di tale portata ha precipitato l’intero centro sannita in uno stato di profondo sconcerto, sgomento e attonito silenzio. Una comunità coesa, abituata ai ritmi pacifici della provincia, che si ritrova improvvisamente a fare i conti con un fatto di sangue di inaudita ferocia consumatosi tra persone conosciute e stimate da tutti.

Nelle piazze e nei luoghi di ritrovo del paese non si parla d’altro, tra chi esprime incredulità per un’intollerabile esplosione di violenza maturata in ambito familiare e chi si stringe al dolore dei parenti rimasti. Solo dopo il dissequestro dei corpi da parte dell’autorità giudiziaria, a valle degli esami autoptici, potranno essere fissate le esequie di tutti e tre i fratelli, giorno in cui la cittadinanza si preparerà a dare l’ultimo e doloroso saluto a una famiglia distrutta in una sola giornata.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano