Roma – La telenovela dell’estate che si muove intorno a Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci, sullo sfondo dell’attentato di Pomezia del 16 ottobre 2025, sembra il remake di un film andato in onda venticinque anni fa.
Uno schema che ricalca sinistramente i vecchi rapporti di Lavitola con Silvio Berlusconi. Creare un legame indissolubile di gratitudine, collezionare segreti personali e professionali del giornalista e, infine, ritrovarsi tra le mani un futuro premier potenzialmente ricattabile e manovrabile. Un piano di vita in cui Lavitola avrebbe anche gestito una ricca società di produzione esterna per la trasmissione Report.
Nel mezzo, ad arricchire la suspense, troviamo vizi, affari, ambizioni politiche, donne e inchieste giornalistiche. Il protagonista principale è Valterino Lavitola, il faccendiere che imbandisce le sue trame tra un tavolo del Cefalù bistrò di Roma e un viaggio in Africa o in Sud America per curare il business dei carbon credit.
Si tratta del mercato della conservazione delle foreste di mangrovie per contrastare il cambiamento climatico e ottenere crediti a livello globale, un affare che vale dai 50 ai 70 dollari a credito sul mercato delle compensazioni volontarie. Su questo filone Lavitola ha imbastito un progetto con partner internazionali che hanno avallato la sua credibilità nel mondo degli affari. Sul piano nazionale, il suo investimento è invece su Sigfrido Ranucci, il giornalista d’inchiesta più importante d’Italia che sotto l’egida di Lavitola appare come il più sprovveduto corrispondente di provincia.
L’ombra della sospensione e la ‘profezia’ in Tv a ‘Splendida cornice’
Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report che in queste ore la Rai valuta di sospendere dalla conduzione, è stato ed è l’uomo chiave nel progetto di Lavitola per uscire dal cono d’ombra delle passate vicende giudiziarie e dalla condanna per estorsione, così da ricominciare a contare nel panorama politico italiano.
Un progetto forse non pienamente chiaro allo stesso Ranucci, ma che nei fatti lo ha reso analogo a un politico che sarebbe stato uno dei bersagli delle sue inchieste: Silvio Berlusconi. Alla luce di questo, le parole di Milena Gabanelli e di Sigfrido Ranucci, intervistati da Geppi Cucciari per ‘Splendida cornice’ il 30 ottobre 2025 – quattordici giorni dopo l’attentato –, appaiono come una previsione di Nostradamus, ma in fondo altro non sono che un racconto della verità in itinere.
Milena Gabanelli, parlando di Ranucci, suo pupillo e successore a Report, dice: “Io ero sempre nella mia stanza e non seguivo tante cose, ma Sigfrido è un gran rubacuori, le raccoglie a man bassa”. E Ranucci risponde: “Non è vero, non abbastanza per diventare presidente del consiglio”. A quel punto replica la Gabanelli: “Non è necessario tirare così in alto”. Interviene infine Geppi Cucciari: “Perchè volevi diventare presidente del consiglio? Tenderei ad escludere che questo possa accadere”.
Sono battute per stemperare la tensione di un attentato ancora ‘caldo’, ma forse per qualcuno tanto uno scherzo non sono.
Il progetto di far diventare Sigfrido Ranucci presidente del consiglio è proprio di Valter Lavitola, che a giugno commissiona un sondaggio per testare la popolarità del conduttore. Una circostanza di cui Ranucci conosce bene i dettagli, tanto da essersi convinto che il suo futuro possa essere quello politico, e dunque si presta a rivedere le domande del sondaggio che lo vedrà protagonista.
Il ruolo di fonte e il precedente con Berlusconi
Ieri sera, in un incontro pubblico tenutosi a Lavarone, Ranucci ha definito Lavitola uno ‘psicopatico’, ma per anni è stato suo amico e confidente. Certo è che il miglior giornalista d’inchiesta d’Italia ci fa una magra figura se in tanti anni di frequentazioni non si è accorto che Lavitola è uno ‘psicopatico’, arrivando anche a difenderlo dopo che il faccendiere è stato indagato dalla procura di Roma come mandante dell’attentato. L’uomo che conosce tutte le sue vicissitudini professionali e amorose è stato sponsorizzato come fonte per le inchieste di Report e raccomandato ai giornalisti della trasmissione. È il caso di Daniele Autieri il quale ha riferito ai magistrati che Lavitola, presentatogli da Ranucci “non era per niente una fonte affidabile”.
Con Ranucci Lavitola ha applicato lo schema ‘Berlusconi’. Il faccendiere, nel lontano 2011, per ‘proteggere’ l’allora presidente del Consiglio bersagliato dalle inchieste sulle escort, fece da intermediario per i pagamenti a Giampaolo Tarantini, il reclutatore delle ragazze per il premier.
Centinaia di migliaia di euro passarono tra le sue mani e gli valsero una condanna per estorsione, a due anni e 8 mesi, ai danni di Berlusconi. Anche allora, com’è stato inizialmente con Ranucci, la ‘vittima’ difese il suo ‘consulente’, sostenendo che i soldi erano stati elargiti per aiutare una famiglia in difficoltà.
Lavitola, venticinque anni dopo, ha provato a replicare lo stesso schema. Questa volta non ci sono di mezzo i soldi di Berlusconi, ovviamente, ma la costruzione di un futuro personaggio politico, probabilmente ‘ricattabile’ per tutti i segreti appresi durante la frequentazione. Segreti riguardanti la vita privata, ma anche professionale.
L’intreccio dei telefoni e il mistero delle cene
Certo sentire l’abbinamento, nella trasmissione condotta da Geppi Cucciari, tra la ‘presidenza del consiglio’ e il ‘rubacuori’ Ranucci, fa un certo effetto.
Come fa effetto quello che è emerso dalle indagini rispetto alla vita privata di Ranucci, il quale intrattiene una lunga relazione con Laura Cianfoni, sindacalista Cisl oggi a Fincantieri. I magistrati la indicano come molto vicina al conduttore e allo stesso Lavitola e sottolineano come in numerose occasioni abbia contattato il faccendiere per riuscire a parlare con Ranucci.
Gli inquirenti ritengono interessante il rapporto tra i tre, in particolare per un incontro avvenuto il 23 ottobre 2025, appena una settimana dopo l’attentato dinamitardo ai danni di Ranucci.
Quel giorno il cellulare di Lavitola ha agganciato una cella nei pressi dell’abitazione della donna contemporaneamente a Ranucci. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Laura Cianfoni presenziava o era al centro di alcune cene di lavoro organizzate nel ristorante gestito da Lavitola, occasioni in cui si intrecciavano dinamiche personali e professionali legate ai servizi e alle fonti di Report.
Le donne di Lavitola e Ranucci al centro dei riscontri
Le donne di Lavitola e Ranucci sono uno dei focus nell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato e, in fondo, rappresentano uno schema collaudato per Valterino Lavitola. Dalle carte dell’indagine era già emersa la figura di un’altra donna che Lavitola chiama affettuosamente ‘meu amor’. Si tratta della donna con la quale il faccendiere parla spesso in portoghese, interrogata il giorno del suo arresto dai magistrati romani. Si chiama Adriana Linhares de Lucena, brasiliana da vent’anni in Italia e titolare di un salone di bellezza nella Capitale, ed è stata intervistata oggi da Libero. Secondo la Procura, la relazione tra Lavitola e la donna è uno dei motivi del pericolo di fuga alla base dell’ordinanza cautelare.
Le rivelazioni della ‘fidanzata’ brasiliana di Lavitola
Nelle dichiarazioni rilasciate al giornale, Adriana Linhares racconta soprattutto i rapporti tra il suo amante e Ranucci, anche se la relazione con Lavitola è iniziata a febbraio scorso, quindi alcuni mesi dopo l’attentato. “So che Valter e Ranucci erano amici. Posso dire, però, che nei viaggi che ho fatto con Valter in giro per l’Europa, in mia presenza, Ranucci ha cercato più volte Valter, di quanto Valter non abbia fatto con Ranucci”. La donna, che si definisce la ‘fidanzata’ di Lavitola, racconta anche di aver conosciuto il conduttore in una videochiamata: “E’ avvenuta nel mese di giugno di quest’anno. La data precisa non la ricordo, però, tra il 19 e il 21. In quell’occasioni ho visto Ranucci perchè Valter me lo ha fatto salutare”. La donna ricorda un particolare: “il giornalista mi ha fatto anche una battuta. Mi ha chiesto se avessi delle sorelle. Io ho risposto di averne tre. Gli ho detto: ‘ce n’è per tutti’”. Nell’intervista, poi, la ‘fidanzata’ brasiliana si spinge a parlare del caso giudiziario: “Credo che Valter sia innocente perchè è una persona buona. Cercherò di aiutarlo”.
Per lei non conta molto che Valter Lavitola abbia pienamente confessato, anche se ha addotto motivazioni ‘discutibili’ secondo la Procura. Quale sia il vero movente, nascosto tra le trame del rapporto Lavitola-Ranucci, è quello che stanno cercando di verificare gli inquirenti. Il conduttore di Report ha detto che non parlerà della vicenda giudiziaria per rispetto della magistratura, ma pare che la storia abbia in qualche modo incrinato il rapporto fiduciario tra le toghe e il giornalista. La veridicità della versione di Valter Lavitola sarà passata al setaccio. I legali dell’indagato hanno annunciato nuove dichiarazioni chiarificatrici durante l’udienza del Riesame, nella quale chiederanno la revoca dell’arresto e l’esclusione dell’aggravante del metodo mafioso.
L’interrogatorio: le origini del rapporto e il sogno di produrre
Durante l’interrogatorio di garanzia con il gip Iole Moricca, il faccendiere ha rilasciato dichiarazioni clamorose. Ha affermato di aver incontrato il conduttore di Report dopo il 2020 tramite l’ex giornalista Guido Ruotolo. “Ranucci mi viene presentato da Ruotolo dopo il 2020” e con lui “si crea subito empatia”. Ha poi aggiunto di avergli subito facilitato un misterioso appuntamento: “Riesco a organizzargli un incontro che lui cercava da tempo”. Diventato fonte del programma, Lavitola mirava a creare una casa di produzione esterna sul modello di Michele Santoro. “Sarebbe stato bene se lo avessero cacciato”, ha ammesso l’indagato, spiegando il suo obiettivo economico: “Santoro mi spiegò come faceva lui con la Rai e io proposi a Sigfrido” di fare lo stesso; “Io mi sarei occupato della produzione e mi sarei sistemato economicamente anche io. Facevo tutte queste cose per Ranucci, ma anche per interesse personale”.
La pista del complotto internazionale: Mossad o depistaggio?
Nel corso dell’interrogatorio Lavitola parla anche delle preoccupazioni per un possibile attentato a Ranucci da parte del Mossad israeliano, alimentate da alcune confidenze raccolte nell’estate del 2025. “Mi avevano messo nel mirino il conduttore perché con un servizio sul cantiere navale di Adria avrebbe messo a rischio gli affari di alcuni fornitori israeliani di attrezzature belliche”. Secondo Lavitola, i servizi segreti israeliani si sarebbero serviti di un ‘odiatore’ per eliminare il conduttore. Un racconto da spy story che lo avrebbe spinto a organizzare l’attentato attraverso Gomez Clesio Tavares, per convincere Ranucci del reale pericolo, far aumentare la scorta e mettere al sicuro l’amico.
Verità o depistaggio? Questo è quello che cercheranno di chiarire i pm romani che nei primi giorni ascolteranno, su richiesta dei difensori, i quattro componenti della banda che hanno piazzato l’ordigno davanti alla casa del giornalista.




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