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L'impero del boss napoletano

Il Padrino della Capitale: l’ascesa di Michele Senese, dalla caccia ai cutoliani alla pax mafiosa

Narcotraffico, truffe, tangenti sui locali notturni: l'ascesa criminale di Michele Senese. I legami con 'Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra e l'imposizione della pax mafiosa
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Roma – E’ il Padrino del ‘Grande raccordo criminale’ che ha costruito sulla ‘pax mafiosa’ la sua egemonia. Se c’è una figura che si attaglia al nome del boss Michele Senese è proprio quella ideata da Mario Puzo per la celeberrima saga cinematografica il Padrino.

‘Figlioccio’ di Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, cresciuto nelle fila del clan Moccia di Afragola, negli anni ’80, Senese viene inviato nella Capitale a dai capi della Nuova Famiglia a caccia di cutoliani. Tra i suoi obiettivi ci doveva essere quel Vincenzo Casillo, braccio destro di Cutolo e legato ai servizi segreti, fatto esplodere poi con la sua auto a Roma nel 1984.

La storia racconta che l’omicidio Casillo è legato alla morte di Roberto Calvi, il banchiere ucciso a Londra nel 1982, ma sicuramente –  come raccontano numerosi pentiti – tra gli anni 70 e 80 Michele Senese fu inviato da Enzo Moccia, del clan Alfieri, nella Capitale sulle tracce dei latitanti cutoliani.

Un compito criminale che il giovanissimo Senese, allora poco più che ventenne, deve aver portato a termine. Quella missione criminale ha, poi, trasformato la sua vita tanto da indurlo a stabilirsi nella Capitale e a importarvi la Camorra.

Le perizie del criminologo ‘nero’ Semerari e l’evasione dal manicomio criminale di Aversa

Le cronache raccontano che dal clan rivale dei cutoliani, Senese impara le tecniche per evitare il carcere o avere pene ridotte. Tecniche come quella di fingersi pazzo, grazie a un profilo da schizofrenico redatto dal noto criminologo ‘nero’ Aldo Semerari, che gli consentì di farsi ricoverare nel manicomio criminale di Aversa dal quale riuscì a evadere scavalcando il muro di cinta. Proprio come Raffaele Cutolo.

E’ questo particolare della sua vita che gli dà il soprannome di ‘o pazzo.

Narcotraffico, truffe, tangenti sui locali notturni: l’ascesa criminale di Michele Senese

Finita la guerra con i cutoliani, Michele Senese, riesce a creare nella Capitale – in pochissimi anni – una vera e propria roccaforte della camorra, e a fare ingenti profitti con affari illeciti, in particolare narcotraffico e truffe milionarie (tra le più eclatanti quella degli orologi di lusso). Riesce ad investire nella rete di ristoranti e locali rinomati e nell’affare degli idrocarburi. Ingenti capitali illeciti poi trasferiti in banche svizzere gli danno un potere economico senza eguali che lo spingono a espandersi ben oltre i confini territoriali di Roma.

Senese, boss intelligente e di larghe vedute, abbandona in pochi anni la scuola criminale delle sue origini fatta di guerre e omicidi, per impiantare a Roma quello che viene definito il modello ‘Grande raccordo criminale’. Un sistema basato sulla pace riuscendo, per anni, a far convivere e collaborare sotto la sua ala, realtà diversissime: criminali autoctoni romani, ultras della Lazio, broker della droga albanesi e storici clan di ‘Ndrangheta e Cosa Nostra.

A Roma, per oltre trent’anni, nulla si è mosso senza il suo assenso.

Nell’ordinanza di custodia cautelare che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di sette persone, tra le quali lo stesso Senese (già detenuto), per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli (Diabolik), gli inquirenti ricostruiscono la rete di alleanza ad altissimo livello criminale intessuta dal Padrino.

I legami con ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra e l’imposizione della pax mafiosa

Le risultanze del processo “Nuova Alba” dell’inizio degli anni 2000– riguardante l’organizzazione mafiosa dei Fasciani radicata a Lido di Ostia – rivelano l’alleanza stipulata sul territorio del Lido di Ostia tra il sodalizio dei Fasciani e l’organizzazione criminale dei Senese, finalizzata ad allontanare definitivamente dal territorio del litorale romano il clan dei Triassi, l’altro gruppo storico.

In tempi molto recenti, nel 2023 gli elementi rivelatori dell’esistenza dell’organizzazione criminale dei Senese sono emersi con l’operazione “Assedio” che ha rivelato il rapporto di Senese con le articolazioni romane delle potenti ‘ndrine Mazzaferro-Morabito e Mancuso del reggino con diramazioni anche in Germania, Belgio e Regno Unito. E’ inoltre emerso l’attuale legame con il clan camorristico Mazzarella – D’Amico che opera nei quartieri di Sangiovanni a Teduccio e Ponticelli.

Il carisma criminale di Michele Senese travalica i confini romani e napoletani.

Per parlare con lui – nei giorni di ‘udienza’ – c’erano file di decine di persone, legate ad ambienti criminali, disposte ad aspettare ore pur di chiedere consigli o risolvere questioni di malavita. Michele Senese riceveva tutti e decideva chi doveva essere punito e chi andava salvato. Una parola lapidaria di ‘o pazz per passare dal Paradiso all’Inferno e viceversa.

Da Padrino a Padrino: l’incontro del capo ‘ndranghetista col boss Senese

Lo fa anche quando, detenuto nella Comunità Sant’Alessandro tra il 2011 e il 2012, viene interpellato da tale Bruno Gallace, esponente apicale della ‘ndrangheta con la dote del Padrino ovvero il più alto grado all’interno dell’organizzazione, per un contrasto sorto tra il cognato dello ndranghetista, Tiziano Romagnoli, e Giuseppe Molisso, detto Barba, sangue partenopeo nelle vene cresciuto sotto l’ala di Senese e salito ai vertici dell’organizzazione gestendo il quartiere di Tor Bella Monaca.

Gallace, presentatosi alla clinica per parlare della ‘questione’, chiede di incontrare Senese e si mette in fila. Ma la caratura sua criminale induce ‘o pazzo a dargli una corsia privilegiata e a parlare immediatamente con lui. La vicenda viene risolta in pochi minuti, Senese convoca immediatamente il suocero di Molisso – ristretto nella stessa struttura sanitaria – e lo invita a intercedere per redimere il contrasto con i Gallace.

“Lo straordinario valore di questo episodio – si legge nell’ordinanza – non è dimostrato solamente dalla capacità risolutiva di Michele Senese ma, soprattutto, dalla richiesta di intervento di un personaggio del calibro di Bruno Gallace che riconosce a Senese, inconfutabilmente, un ruolo criminale di assoluto valore”. Tra padrini le questioni criminali vengono risolte così: senza spargimento di sangue. Basta una parola d’onore.

La ‘famiglia’, il carcere e i pizzini: così gestiva la cosca dietro le sbarre

Un’organizzazione di tipo mafioso quella di Senese a struttura ‘familiare’, nella quale i ruoli strategici – mentre è detenuto – vengono affidate ai parenti. Il figlio Vincenzo e la moglie Raffaella Gaglione, mantengono i rapporti con il gruppo quando Michele ‘o pazzo è in carcere. E nonostante sia detenuto, nulla si muove senza il suo placet. Due telefoni cellulari lo tengono in contatto con il clan, insieme ai pizzini con i quali impartisce gli ordini.

Padrino incontrastato dell’area sud-est e nord-ovest di Roma, Michele Senese con gli anni ha imparato a diversificare i suoi affari. Partito con il narcotraffico ha allungato le mani su noti locali della movida romana costretti a pagare ai Senese tangenti in cambio della ‘tranquillità’.

Quella pax mafiosa che il Padrino ha imposto non solo ai gruppi criminali alle sue dipendenze, ma anche nei legami con clan di ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa nostra che sono transitati nella sua orbita, lo ha fatto diventare il ‘Re’ di Roma. Da Padrino a Padrini l’egemonia si conquista così.

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