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LA FAIDA FLEGREA

Pozzuoli, uccisero i boss rivali: incastrati dopo 30 anni i vertici del clan Beneduce-Longobardi

Bagno di sangue a Pozzuoli: l'esecuzione dei capi rivali Domenico Sebastiano e Raffaele Bellofiore firmata dal clan Longobardi-Beneduce
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Pozzuoli Uccisero I Boss Rivali Incastrati Dopo 30 Anni I Vertici Del Clan Beneduce Longobardi 2026 09 25
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La mattanza del Rione Toiano: Il piombo della camorra torna a fare rumore nelle carte giudiziarie, squarciando il silenzio su una delle pagine più insanguinate della storia criminale puteolana. Nell’ambito di un’incisiva attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, i Carabinieri del Nucleo Investigativo partenopeo – supportati dai reparti territoriali dell’Arma – hanno stretto il cerchio attorno ai presunti responsabili di un efferato agguato di stampo mafioso.

Il provvedimento restrittivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, colpisce soggetti gravemente indiziati di duplice omicidio premeditato, aggravato dai futili e abietti motivi, dall’uso del metodo mafioso e dall’aver agito per agevolare il potente clan camorristico Longobardi-Beneduce.

L’agguato del 19 giugno 1997: la fine dei boss Sebastiano e Bellofiore

I fatti risalgono al 19 giugno 1997. Teatro della carneficina fu il Rione Toiano a Pozzuoli, trasformato nel pomeriggio in un vero e proprio poligono di tiro. Sotto i colpi di un commando armato persero la vita Domenico Sebastiano e Raffaele Bellofiore, all’epoca capi indiscussi dell’omonimo cartello criminale contrapposto.

Secondo la meticolosa ricostruzione degli inquirenti, il delitto fu pianificato nei minimi dettagli all’interno della sanguinosa faida per il controllo monopolistico dei traffici illeciti e del territorio flegreo.

Una pioggia di fuoco: braccati e finiti in strada

La dinamica descritta dagli atti giudiziari restituisce tutta la spietatezza del commando. Le vittime vennero braccate e braccate a morte in una vera e propria battuta d’uomo. Il gruppo di fuoco entrò in azione utilizzando un furgone (risultato poi rubato) scortato da vetture complici; intercettati i due capiclan rivali, i killer aprirono il fuoco a bruciapelo. Un inseguimento disperato e senza via di scampo, conclusosi con l’esecuzione a sangue freddo in mezzo alla strada, tra il terrore dei residenti.

Tra i nomi di spicco finiti al centro delle pesanti accuse e delle successive condanne ergastolane legate a questa pagina nera figurano boss del calibro di Gaetano Beneduce, Gennaro Longobardi, Salvatore Cerrone e Nicola Palumbo.

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