L’ESCALATION DEL TERRORE

«Spariamo! Spariamo!»: l’ascesa della banda Giugliano incastrata dopo il raid al centro commerciale

Dall'assalto con i taglierini negli uffici postali al sangue versato nel centro commerciale: la parabola criminale di cinque giovani dell’hinterland napoletano incastrati dai loro stessi racconti in diretta
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Spariamo Spariamo Lascesa Della Banda Giugliano Incastrata Dopo Il Raid Al Centro Commerciale 2026 07 02
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Il decreto di fermo della Procura di Napoli Nord svela la metamorfosi di un gruppo di rapinatori seriali. I colpi da poche centinaia di euro con i taglierini, la spavalderia giovanile registrata dalle ambientali e poi il salto di qualità militare con le pistole calibro 9. Fino al drammatico assalto di Sant’Antimo costato il ferimento di un commerciante, a un centimetro dalla morte.

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La fine della corsa e il patto criminale

Un’alleanza nata tra le strade di Giugliano in Campania e Villaricca, capace di tessere una ragnatela di rapine e terrore tra la provincia di Napoli e il Casertano nell’arco di pochissimi mesi. Cinque nomi messi nero su bianco nel decreto di fermo firmato dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, la dottoressa Maria Carmen Quaranta : Vincenzo Bombace, Patrizio Di Nardo, Antonio Mariano, Alessandro Cante e Antonio Palma.

L’inchiesta giudiziaria fotografa una vera e propria metamorfosi criminale. Ciò che era iniziato come un sodalizio di giovanissimi dediti a colpi “mordi e fuggi” negli uffici postali, armati solo di taglierini , si è trasformato in pochi mesi in una paranza spietata, dotata di armi da fuoco funzionanti e disposta a sparare per uccidere. Un’escalation scandita da auto rubate, passaggi studiati al millimetro davanti alle telecamere di videosorveglianza e una spavalderia tradita da un errore fatale: parlare troppo a bordo di uno scooter.

Il nucleo originario e la “specialità” delle Poste

Nelle prime fasi dell’indagine, i riflettori degli investigatori si concentrano sul duo composto da Vincenzo Bombace (classe 2006) e Patrizio Di Nardo (classe 2007). I due si muovono con il volto coperto da passamontagna e una precisione metodica. La loro “firma” è un taglierino arancione.

Il debutto di sangue e fango: Il 18 febbraio 2026 colpiscono due volte a Giugliano in Campania. Prima assaltano l’ufficio postale di via Primo Maggio, terrorizzando le cassiere con l’arma bianca e portando via 2.351,73 euro. Pochi minuti dopo, fuori dallo stesso ufficio, spintonano e rapinano sotto la minaccia del taglierino una cittadina, Agostina Granata, portandole via i 200 euro appena prelevati dal bancomat.

La trasferta casertana: Il 2 marzo 2026 la coppia si sposta a Parete, nel Casertano. Stesso modus operandi: irruzione nell’ufficio postale, terrore dietro gli sportelli e fuga con 1.000 euro tondi. I due scappano a bordo di un ciclomotore imboccando via Arco Sant’Antonio a Giugliano, una direttrice rurale che diventerà il loro quartier generale per i cambi d’abito e l’occultamento dei mezzi.

La doppietta del 26 marzo: In meno di un’ora, Bombace e Di Nardo mettono a segno altri due colpi. Prima assaltano l’ufficio postale di Melito di Napoli (bottino di 1.000,92 euro) e subito dopo tornano a Giugliano per depredare un altro sportello postale per miseri 320,43 euro.

Il grande colpo di Casaluce: Il 5 maggio 2026 il salto finanziario. Grazie a una Fiat 500X rubata  ripuliscono le casse delle Poste di Casaluce portando via ben 15.450,00 euro.
Mentre Bombace gestisce la logistica, Di Nardo sperimenta anche alleanze alternative: il 27 aprile tenta un colpo a Qualiano con il complice Luigi D’Alterio, fallito solo per la fuga dei clienti, e due giorni dopo assalta l’Eurospin di San Marcellino brandendo, per la prima volta, una pistola per rimediare 1.000 euro.

L’ingresso dei “grandi” e la svolta militare

Con l’estate del 2026 la struttura cambia. Entrano in gioco Antonio Mariano (classe 2005), Alessandro Cante (classe 2000) e il veterano del gruppo, il trentottenne Antonio Palma di Villaricca. Con loro il livello di violenza subisce un’impennata spaventosa. Il taglierino non basta più; la banda punta a obiettivi commerciali più remunerativi e si dota di un arsenale vero.

Il 28 maggio 2026, Bombace e Mariano assaltano l’ufficio postale di Cardito a bordo di una Fiat Panda rubata , sradicando dai dispositivi “Roller Cash” la somma di 7.667,43 euro. È l’ultimo colpo alle poste. Il 23 giugno, a Mugnano di Napoli, Cante e Mariano pianificano nei minimi dettagli l’assalto a un istituto di credito alla chiusura, utilizzando travisamenti e armi, colpo che sfuma all’ultimo istante.

La vera ferocia esplode il 26 giugno 2026 a Sant’Antimo, all’interno del centro commerciale “Il Molino”. Alessandro Cante, Antonio Mariano e Antonio Palma fanno irruzione nella Gioielleria Biondino. Non è una semplice rapina: è un raid militare. Schiaffeggiano il titolare Francesco Biondino e l’anziano padre, distruggono le vetrine a mani nude e urlano una minaccia agghiacciante: “Spariamo! Spariamo!”. Davanti alla reazione delle vittime, la banda fa fuoco davvero.

Vengono esplosi due colpi con pistole calibro 6.35 e 9. Un proiettile centra Francesco Biondino alla coscia, fermandosi ad appena un centimetro dall’arteria femorale superficiale. Solo il caso evita il dissanguamento e la morte del gioielliere. Per questo fatto, oltre alla rapina di gioielli, l’accusa formulata dal PM Quaranta diventa pesantissima: tentato omicidio aggravato dai motivi futili.

La fame della banda non si placa quel giorno: poche ore dopo l’assalto di Sant’Antimo, il gruppo si sposta a Giugliano dove intercetta un uomo. Sotto la minaccia della stessa pistola, l’uomo viene derubato del suo orologio Rolex, di una collana d’oro e degli occhiali griffati, prima che i banditi fuggano a bordo di una Peugeot 2008 rubata.

Le intercettazioni-gogna: le risate sul Beverly nero

La fine dell’impero dei “ragazzi del taglierino” non è arrivata solo grazie ai video di sorveglianza o ai tabulati telefonici che mostravano i cellulari degli indagati spegnersi simultaneamente all’orario dei colpi per poi riaccendersi subito dopo. A demolire la difesa della banda sono state le microspie piazzate dalla Polizia Giudiziaria sul motociclo Piaggio Beverly nero, utilizzato da Vincenzo Bombace.

I file dei decreti riportano conversazioni ambientali dal valore probatorio cristallino, I giovani criminali, convinti di essere invisibili, commentavano i colpi appena fatti ridendo delle vittime e vantandosi della propria furbizia.

Vincenzo Bombace si lancia in un monologo quasi teatrale con alcuni amici, esaltando la facilità delle rapine fatte:

Vincenzo Bombace: “…io stavo ancora nel polmone [la bussola d’ingresso], si apre la prima, si apre la seconda [le porte]…” Uomo 1: “We buongiorno!!!” (ridendo) Vincenzo Bombace: “…fece: Madonna!!! Quello si girò davanti a loro…” (il gruppo scoppia a ridere) Vincenzo Bombace: “Vuoi sapere Patrizio [Di Nardo] che ha fatto?”

Bombace descrive con precisione millimetrica l’episodio in cui Patrizio Di Nardo, entrato nell’ufficio postale coperto parzialmente da uno scaldacollo e un cappellino, viene avvicinato da un dipendente ignaro con il cartellino al collo che gli dice “Buongiorno”, senza rendersi minimamente conto che il ragazzo stesse per tirare fuori il taglierino e saltare oltre il bancone.

Nello stesso colloquio ambientale, Bombace si compiace ironicamente delle sue scelte di abbigliamento per i colpi, considerandole una scaltrezza da manuale:

Vincenzo Bombace: “…ho effettuato una rapina con una tuta rossa, il cappello del Barcellona e delle scarpe…”

Queste confessioni spontanee, registrate in diretta dalle cimici degli investigatori, si sono incastrate perfettamente con i fotogrammi estratti dai sistemi di videosorveglianza degli uffici postali, dove i rapinatori apparivano vestiti esattamente come descritto nelle intercettazioni. La spavalderia giovanile, mista a una feroce esuberanza criminale, si è trasformata nella loro condanna, offrendo alla Procura di Napoli Nord gli elementi indiscutibili per emettere il decreto di fermo e spezzare la catena di sangue prima del prossimo assalto.

(nella foto da sinistra Vincenzo Bombace, Patrizio Di Nardo e Alessandro Cante)

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Commenti (1)

sto leggendo l articolo e mi pare un quadro confusso: giovani che han cambiat via e poi diventat adulti criminali, ma non sò se la colpa e solo loro o anche la societa che lassa spazi; la Pr0cura dice cose ma le intercetazion e i filmati parlen e restan ancor dubbi

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