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Il Cold Case risolto

Napoli, «Lo incontrava ogni sera, poi decise di eliminarlo»: i pentiti raccontano il delitto Zinco

La ricostruzione dell'omicidio di Rodolfo Zinco, detto "'o gemello", ucciso a Cavalleggeri d'Aosta nel 2015. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Romano, Esposito e Carra descrivono un presunto accordo economico saltato
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Napoli Lo Incontrava Ogni Sera Poi Decise Di Eliminarlo I Pentiti Raccontano Il Delitto Zinco 2026 06 12
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Per anni è rimasto uno dei delitti più significativi negli equilibri criminali dell’area occidentale di Napoli. L’omicidio di Rodolfo Zinco, conosciuto negli ambienti criminali come “‘o gemello”, viene oggi ricostruito nell’ordinanza cautelare attraverso una lunga serie di dichiarazioni convergenti rese da diversi collaboratori di giustizia.

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Secondo quanto emerge dagli atti, il delitto maturerebbe all’interno di una complessa rete di alleanze tra gruppi criminali attivi tra Cavalleggeri, Bagnoli, Agnano e Pianura, territori che in quegli anni rappresentavano uno snodo strategico per gli affari illeciti.

La Procura ricostruisce non solo la fase esecutiva dell’agguato, ma anche il contesto nel quale sarebbe nata la decisione di eliminare Zinco: una vicenda fatta di accordi economici, spartizioni di proventi e rapporti deteriorati tra soggetti che fino a poco tempo prima avrebbero condiviso interessi comuni.La novità investigativa più significativa resta tuttavia la decisione di Alessandro Giannelli di rompere il muro dell’omertà.

Dopo la condanna definitiva all’ergastolo, l’ex ras di Cavalleggeri ha deciso di collaborare con la magistratura.
Una scelta che consente agli inquirenti di acquisire una confessione diretta del presunto mandante e di individuare, secondo l’accusa, il killer rimasto finora nell’ombra.

Le sue parole sembrano confermare molti dei punti già emersi nelle dichiarazioni degli altri collaboratori.
Dalla spartizione dei proventi dello spaccio al timore di essere eliminato, dalla pianificazione dell’agguato fino al coinvolgimento di uomini riconducibili alla “44” di Soccavo.

Per la Direzione Distrettuale Antimafia, il delitto Zinco non rappresenta soltanto un omicidio di camorra, ma il momento in cui un’alleanza criminale si trasformò in una guerra per il controllo assoluto del territorio.

 La confessione del boss pentito Giannelli

Nel lungo interrogatorio reso il 21 aprile scorso ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, l’ex boss ammette apertamente il movente.
«Fu determinato da parte mia dalla necessità di acquisire l’egemonia sul territorio di Cavalleggeri d’Aosta, Bagnoli e Agnano, del mercato della droga, di cui fino a quel momento dividevo la metà dei guadagni con Rodolfo Zinco».
Parole che fotografano una guerra interna nata attorno al controllo delle piazze di spaccio e alla gestione dei proventi del narcotraffico.

La decisione di eliminare l’alleato

Secondo quanto emerge dagli atti, Zinco non era più considerato un partner ma un ostacolo.
Un uomo che aveva acquisito peso e consenso criminale e che rischiava di limitare le ambizioni espansionistiche del gruppo guidato da Giannelli.

L’ex boss aggiunge un ulteriore elemento. «Un altro dei motivi per cui ritenni utile eliminare Zinco fu che una sua amante mi confidò che era intenzione di quest’ultimo uccidermi».
Un presunto progetto omicidiario che avrebbe convinto Giannelli a giocare d’anticipo.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la decisione venne quindi maturata all’interno di un sistema di alleanze che coinvolgeva esponenti della cosiddetta “44” di Soccavo e uomini legati al rione Traiano.

Il summit della morte

Uno dei passaggi più rilevanti della nuova collaborazione riguarda la riunione preparatoria avvenuta prima dell’agguato. Giannelli indica con precisione i partecipanti.
«Per questo omicidio siamo stati condannati io, Maurizio Bitonto, Gennaro Carrà e Patrizio Allard. L’esecutore materiale è stato Ciro Pauciullo».

Poi aggiunge: «A casa mia prima dell’omicidio ci riunimmo io, Bitonto, Pauciullo e Allard».
Una dichiarazione che combacia con il racconto già fornito dal collaboratore Gennaro Carrà.
«Ci riunimmo per due settimane con Giannelli Alessandro e con Calone Antonio per preparare l’omicidio», aveva raccontato l’ex capo del clan Cutolo.
Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe studiato per giorni le abitudini della vittima, i percorsi abituali e le possibili vie di fuga.

Il racconto di Romano: Dovevano dividere tutto al 50 per cento”

Uno dei passaggi più significativi è rappresentato dalle dichiarazioni del collaboratore Salvatore Romano.
Romano riferisce di aver appreso direttamente da Alessandro Giannelli e da Vincenzo Mele le ragioni che avrebbero portato all’eliminazione di Zinco.

«Zinco Rodolfo, dopo lo stato di detenzione, uscito dal carcere voleva impadronirsi delle zone di pertinenza del Giannelli», racconta il collaboratore. Secondo la sua versione, per rassicurarlo sarebbe stato prospettato un accordo di spartizione degli introiti criminali.

«Gli avrebbe diviso al 50% gli introiti degli affari criminali», riferisce Romano, aggiungendo però che, nonostante quelle rassicurazioni, «ne aveva poi invece ordinato l’omicidio».
Romano sostiene inoltre di aver appreso che gli autori materiali sarebbero stati elementi riconducibili alla cosiddetta “44”, gruppo legato al clan Cutolo.

«Quelli della “44” avevano commesso l’omicidio di Zinco Rodolfo su indicazione del Giannelli per fargli un piacere», mette a verbale.

Il collaboratore riferisce anche un dettaglio destinato a diventare centrale nell’impianto accusatorio: dopo l’agguato, alcuni protagonisti avrebbero manifestato preoccupazione per errori logistici che rischiavano di compromettere l’operazione.

«Questo omicidio lo avrebbero pagato perché secondo lui sarebbero stati individuati dalle forze dell’ordine», racconta Romano riferendo parole attribuite a Patrizio Allard.

I killer della 44

Le dichiarazioni di Pasquale Junior Esposito, anch’egli collaboratore di giustizia, si inseriscono nello stesso filone investigativo.

Esposito identifica in Patrizio Allard uno degli uomini di fiducia del clan Cutolo.
«Per come ho sentito dal Romano Salvatore e da Vincenzo Mele, Patrizio e Genni Carrà avrebbero commesso un omicidio a Cavalleggeri D’Aosta. Si tratta dell’omicidio di ‘o gemello eseguito per fare un favore ad Alessandro Giannelli».
Una frase che per gli inquirenti rappresenta uno dei punti di convergenza tra i diversi racconti dei collaboratori.

Le confessioni di Carra

Ma è soprattutto il racconto di Gennaro Carrà, ex capo del clan Cutolo e successivamente collaboratore di giustizia, a fornire agli investigatori quella che viene ritenuta una ricostruzione diretta delle varie fasi del delitto. Carrà non parla da semplice osservatore.

«L’omicidio di ‘o gemello ossia Zinco Rodolfo, avvenuto a Cavalleggeri, al quale ho partecipato come mandante e anche come esecutore anche se non ho sparato», dichiara agli inquirenti.
Una ammissione che conferisce particolare rilevanza alle sue dichiarazioni.
Secondo Carrà, la decisione di uccidere Zinco sarebbe nata da vecchi rancori e da tensioni economiche sempre più forti.

«Ci riunimmo per due settimane con Giannelli Alessandro e con Calone Antonio per preparare l’omicidio».
L’ex boss descrive una lunga fase preparatoria durante la quale sarebbero stati definiti ruoli, movimenti e modalità operative.

Il movente: il controllo degli affari

Nella versione di Carrà, alla base del delitto vi sarebbe la volontà di Zinco di assumere il controllo delle attività criminali nell’area occidentale.
«Dopo la scarcerazione di Zinco Rodolfo, il Giannelli Alessandro venne da me per lamentarsi del fatto che lo Zinco voleva controllare tutte le attività illecite sul territorio di Bagnoli, Agnano e Cavalleggeri D’Aosta».

Secondo il collaboratore, il problema sarebbe stato aggravato dalla gestione degli introiti criminali.
«Si incontravano per fare il punto degli affari illeciti, in quanto dividevano al 50%, ma il Giannelli si lamentava del fatto che lo Zinco si appropriava di una parte dei proventi».

La preparazione dell’agguato

Le dichiarazioni contenute nell’ordinanza ricostruiscono minuziosamente anche la preparazione operativa.
Carrà sostiene di aver messo a disposizione i killer e di aver concordato con Giannelli le modalità dell’azione.

«Sondai le intenzioni del Giannelli e mi resi disponibile a fornire i killer».
Secondo il collaboratore, gli esecutori materiali sarebbero stati Ciro Pauciullo e Patrizio Allard.
«Gli esecutori sono stati Pauciullo Ciro e Allard Patrizio».
Le riunioni preparatorie, sempre secondo il racconto del pentito, si sarebbero svolte in un appartamento di via Marco Aurelio.

Qui sarebbe stato definito anche il particolare più importante: la routine quotidiana della vittima.
«Giannelli disse che incontrava lo Zinco tutte le sere tra le 20 e le 20,30», racconta Carrà.

L’agguato a Cavalleggeri

La sera dell’omicidio, secondo la ricostruzione fornita dal collaboratore, il gruppo sarebbe entrato in azione dopo un segnale concordato.

«Per il segnale di uno squillo avevamo due telefoni “puliti”».
Carrà racconta di aver assistito personalmente agli ultimi momenti che precedettero l’omicidio.
«Ho visto il Giannelli e lo Zinco dialogare fuori al bar».
Poco dopo sarebbe arrivata l’automobile con i killer.
«Appena vide il Pauciullo scendere armato e con il volto travisato, scappò nel vicoletto in direzione della sua abitazione».
La fuga, secondo il collaboratore, sarebbe stata prevista dagli organizzatori.
«Nel progettare l’omicidio tenemmo in conto il fatto che lo Zinco avrebbe potuto scappare in direzione della sua abitazione».

Gli spari e la fuga

Carrà descrive quindi la fase finale dell’agguato. «Il Pauciullo inseguì lo Zinco sparandogli contro quattro colpi». E aggiunge un dettaglio sulla dinamica:
«Lo Zinco fu colpito due volte alla schiena ed una volta alla testa mentre il quarto colpo andò a vuoto».
Dopo l’esecuzione sarebbe iniziata la fuga del commando.

L’arma, secondo il collaboratore, sarebbe stata successivamente distrutta.
«La pistola utilizzata fu la calibro 9, successivamente tagliata, dissezionata, ed i pezzi buttati in vari cassonetti dell’immondizia».

 Un delitto al centro dei nuovi equilibri criminali

Le dichiarazioni dei tre collaboratori vengono ritenute dagli inquirenti convergenti su punti fondamentali: il movente economico, il ruolo attribuito ad Alessandro Giannelli, il coinvolgimento di esponenti della “44” e la dinamica dell’agguato.
L’ordinanza evidenzia come il delitto Zinco non venga interpretato come un episodio isolato, ma come una vicenda inserita nel più ampio processo di ridefinizione degli equilibri criminali nell’area occidentale di Napoli.

Secondo la ricostruzione accusatoria, l’eliminazione di Rodolfo Zinco avrebbe rappresentato il punto di rottura definitivo di un rapporto che, almeno inizialmente, era nato sotto il segno di un accordo di reciproca convenienza. Un patto che, stando ai racconti dei collaboratori, si sarebbe infranto davanti alla contesa per il controllo del territorio e dei proventi delle attività illecite.

Una guerra che, secondo la ricostruzione accusatoria, si concluse con la morte di Rodolfo Zinco e con l’ascesa del gruppo guidato da Alessandro Giannelli sulle piazze di spaccio dell’area occidentale di Napoli.

(nella foto il luogo dell’omcidio e in alto da sinistra la vittima Rodolfo Zinco ‘o gemello e il killer Ciro Pauciullo e il complice Patrizio Allard; in basso da sinistra gli ex boss pentiti: Alessandro Giannelli, Salvatore Romano muoll muoll, e Gennaro Carra)

Approfondimento

Dietro l’omicidio di Rodolfo Zinco c’è un intreccio di alleanze e tradimenti che
svela la vera geografia del potere criminale a Napoli Ovest.
Non è solo un delitto isolato, ma il risultato di una guerra per il controllo di
territori strategici come Bagnoli, Cavalleggeri e Pianura.

Con i pentiti che parlano, si sgretola il mito dei clan invincibili: la realtà è fatta
di equilibri fragili e conti da regolare.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti (1)

Articolo interessante ma unpo’ confusso, trovo che la ricostruzzione sia piena di detalji,e mancano alcuni riferimenti cronologici, i nomi viene ripetutti e scomposti; sembra ke i pentiti dicano cose simili ma non si capisce il nesso, manca una linea tempale chiara e molte date son sbagliateo confuse.

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