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Verbali inediti del pentito

Il pentito Carmine Grosso:«Puntavano le pistole ai passanti per farsi riconoscere», così le ronde del clan imponevano il potere al rione Sanità

Le dichiarazioni agli atti dell'inchiesta sull'omicidio di Emanuele Tufano. Parla l'ex esponente dei Misso: «Giravano con le pistole in vista solo per atteggiarsi e bloccare il traffico. Chi comanda davvero e come si muovono i clan tra estorsioni e piazze
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Il Pentito Carmine Grossopuntavano Le Pistole Ai Passanti Per Farsi Riconoscere Cosi Le Ronde Del Clan Imponevano Il Potere Al Rione Sanita 2026 09 28
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Napoli – È un quadro di ordinaria e feroce prevaricazione quello che emerge dai verbali di collaborazione di Carmine Grosso, 61 anni, detto “o’ cecato”, ex esponente di primo piano del dissolto clan Misso. Le sue dichiarazioni, rese il 18 settembre scorso davanti al pm Urbano Mozzillo della DDA di Napoli, sono confluite negli atti del processo legato alla drammatica escalation di violenza culminata nella sparatoria della notte del 24 ottobre 2024, in cui perse la vita il sedicenne Emanuele Tufano, ucciso dal fuoco amico durante un’incursione armata a Piazza Mercato.

Nei vicoli del Rione Sanità, racconta il pentito, la notte e il giorno si confondono sotto il segno di una tensione costante, fatta di ronde armate e giovani leve pronte a esibire le proprie armi per incutere timore a passanti e automobilisti. Un bollettino di spavalderia criminale che fotografa il ricambio generazionale e la brama di potere nei quartieri del centro storico e dell’area nord.

«Giravano armati solo per atteggiarsi»: il ritratto di Gennaro De Marino

Il racconto di Carmine Grosso parte dai volti e dai comportamenti dei protagonisti di questa nuova stagione criminale, legati a doppio filo alle dinamiche del gruppo Mellone-Pirozzi e del clan Savarese-Pirozzi.

Nel corso dell’interrogatorio, il collaboratore di giustizia descrive senza filtri l’atteggiamento dei sodali:
«Più volte ho visto De Marino Gennaro armato, specie di sera, anche senza motivo, solo per atteggiarsi; teneva l’arma in vista e talvolta la puntava anche nei confronti di qualche passante per accertare chi fosse. Fino al momento del suo arresto, De Marino ha sempre fatto parte del gruppo Mellone-Pirozzi.»

Un’escalation di arroganza urbana che non risparmiava nessuno, trasformando le strade in un fortino sotto assedio in cui bastava uno sguardo di troppo per rischiare la vita.

Piazze di spaccio e il controllo militare di piazzetta Sanità

Non solo intimidazioni e pistole sbandierate in faccia ai residenti. Il pentito scende nel dettaglio economico e strategico del controllo criminale del territorio, svelando la nascita e la spartizione dei punti nevralgici dello smercio di stupefacenti:
«Apri una piazza di droga a piazzetta Sanità che, come ho già detto, ha venduto allo “Scellone” ed al “Nano”. Ma non era l’unico…»

Una gestione tentacolare che si regge sulla forza militare e sulla presenza costante dei gruppi sul selciato, a due passi dai luoghi simbolo del quartiere.

Da Ciro ’O Macallo alle ronde sotto il naso dei Carabinieri

Gli inquirenti mostrano al collaboratore i fotogrammi identificativi.«Riconosco Esposito Ciro, detto “O’Macallo”. Confermo le precedenti dichiarazioni che ho reso sul suo conto. Ricordo che è il cognato di Spina Francesco e che dal momento che è stato scarcerato ha fatto parte del clan Savarese-Pirozzi.»

La descrizione dei movimenti di Ciro Esposito restituisce la sfacciataggine operativa del sodalizio: «Più volte l’ho visto armato di sera tardi, con gli altri componenti del gruppo; in particolare, li ho visti a via Arena alla Sanità, nei pressi della pizzeria. Preciso che alle spalle del posto in cui stazionavano Esposito ed i suoi sodali insiste via Gradini San Nicandro, dove un po’ più in alto si trova la sede del Comando Carabinieri Stella. Talvolta l’ho visto insieme ai suoi sodali vicino al bar, sempre armati, impedendo anche il transito delle automobili perché ingombravano la sede stradale e costringevano il malcapitato automobilista a chiedere il permesso di passare. Il suo ruolo era simile a quello degli altri membri del gruppo, non occupando una posizione di responsabilità.»

Il ruolo dei vecchi boss: l’ascesa di “Sasone” e il ritorno di Pirozzi

Se le nuove leve si muovono con la bramosia di chi vuole imporsi con la forza bruta, le gerarchie interne subiscono aggiustamenti rigidi dettati dai “veterani” di scarcerazione. E  poi c’è Salvatore Matrone, detto “Sasone”, genero di Pirozzi, che viene inquadrato chiaramente nelle dinamiche del clan: «… ha sempre fatto parte del clan Savarese-Pirozzi, fino al momento del suo arresto. Anche lui l’ho visto più volte armato, sempre di sera, fuori alla pizzeria  e al bar. Il suo ruolo è cambiato nel momento in cui fu scarcerato Pirozzi, il quale non volle più che Matrone fosse trattato come “un guagliunciello” e, inoltre, Pirozzi limitò le sue frequentazioni con gli altri sodali, tenendoselo vicino a sé.»

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