Il mistero di Eboli

Omicidio Luca Esposito: dato alle fiamme quando era ancora in vita. Il mistero delle 22:47, l’ultimo accesso su WhatsApp

Il cellulare scomparso, le immagini delle telecamere e un possibile appuntamento nella notte diventano gli elementi chiave dell'inchiesta coordinata dalla Procura.
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Omicidio Luca Esposito Dato Alle Fiamme Quando Era Ancora In Vita Il Mistero Delle 2247 Lultimo Accesso Su Whatsapp 2026 07 22
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Massacrato di botte, probabilmente soffocato e infine dato alle fiamme. È uno scenario sempre più inquietante quello che emerge dall’autopsia eseguita sul corpo di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato carbonizzato nella notte tra il 18 e il 19 luglio in Contrada Cioffi, nelle campagne di Eboli.

Secondo i primi riscontri medico-legali, gli investigatori non escludono che la vittima potesse essere ancora in vita quando il corpo è stato incendiato. Un’ipotesi che dovrà essere confermata o smentita dagli esami istologici e tossicologici, i cui risultati potrebbero arrivare entro sessanta giorni.

La Procura di Salerno continua a indagare per omicidio, mentre la salma resta sotto sequestro per consentire il completamento degli accertamenti tecnici irripetibili.

L’autopsia: escluso il colpo di pistola

L’esame autoptico, durato circa cinque ore, ha escluso una delle prime ipotesi investigative: Esposito non sarebbe stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco.

Le lesioni riscontrate raccontano invece di una brutale aggressione. La Tac total body ha evidenziato numerose fratture al volto, al bacino e alle costole, compatibili con un violento pestaggio e con l’utilizzo di un corpo contundente.

Gli inquirenti stanno verificando anche la possibilità che l’arma utilizzata possa essere stata gettata in un canale di scolo poco distante dal luogo del ritrovamento.

Il cellulare scomparso resta il tassello decisivo

Tra i principali misteri dell’inchiesta c’è la scomparsa del telefono cellulare del giornalista.
Il dispositivo potrebbe custodire informazioni decisive per ricostruire le ultime ore di vita della vittima: chiamate, messaggi, contatti e un eventuale appuntamento con chi lo avrebbe condotto nel luogo dove è stato poi assassinato.

L’ultimo accesso a WhatsApp risale alle 22:47 della sera del 18 luglio. Da quel momento il telefono è sparito. Gli investigatori stanno cercando di capire se sia stato portato via dall’assassino oppure gettato in acqua per cancellarne il contenuto.

Le telecamere e il possibile appuntamento

Un altro elemento ritenuto centrale riguarda le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
Secondo quanto emerge dai primi accertamenti, intorno alle 23 la Lancia Y bianca di Esposito sarebbe stata ripresa mentre raggiungeva Contrada Cioffi. Dopo aver parcheggiato e chiuso l’auto, il giornalista avrebbe proseguito a piedi.

Per gli investigatori questo particolare rafforza l’ipotesi che Esposito fosse atteso da qualcuno e che avesse fissato un incontro proprio in quella zona isolata.
È una delle piste investigative sulle quali si sta concentrando la Procura, impegnata a ricostruire minuto per minuto gli ultimi spostamenti della vittima.

Le ombre sulle attività svolte al mattino

Nel corso delle indagini sono emersi anche interrogativi sulle attività che Esposito svolgeva nelle ore mattutine.
Amici e parenti hanno riferito che il giornalista parlava di incarichi che gli impedivano di essere disturbato e di sopralluoghi presso aziende agricole. Tuttavia, dagli accertamenti effettuati, non risultava dipendente dell’Arpac, né della Regione Campania, né iscritto all’Ordine dei Biologi.

Circostanze che gli investigatori stanno verificando per comprendere se possano avere un collegamento con il delitto oppure rappresentino soltanto un elemento marginale della sua vita privata.

La pista privata resta quella privilegiata

Al momento gli investigatori ritengono prevalente la pista privata e, allo stato delle indagini, non emergono elementi che colleghino l’omicidio all’attività giornalistica di Esposito.

L’obiettivo è individuare le persone con cui il cronista ha avuto contatti nelle ore precedenti al delitto e verificare se uno di questi incontri si sia trasformato in una trappola mortale.

Il recupero del cellulare, insieme all’analisi dei tabulati telefonici, delle immagini di videosorveglianza e degli esami scientifici ancora in corso, potrebbe fornire le risposte decisive per dare un volto all’assassino.

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Commenti (1)

Veramente pazzesco! Massacrato di botte persino con un bastone o una spranga, soffocato e poi dato alle fiamme anche con liquido infiammabile quando forse era ancora vivo! Ma come è possibile che un essere umano sia capace di tanta brutalità e barbarie? Ma è proprio questo il punto. Chi ha fatto questo può ancora essere considerato un essere umano?

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