Sorrento – Un’altra stangata sul fronte del consumo di territorio e degli abusi edilizi in costiera. Nella mattinata odierna, i Carabinieri della Compagnia di Sorrento hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata — su richiesta della locale Procura della Repubblica — ponendo i sigilli a un ampio fondo agricolo in località Pignatella, a due passi da via Marina di Puolo. L’area, formalmente destinata a coltivazione e protetta da rigorosi vincoli paesaggistici, era stata trasformata di fatto in un parcheggio stabile per veicoli.
Dalle denunce estive di Borrelli agli accertamenti sul campo
L’operazione odierna rappresenta un tassolo fondamentale di un puzzle investigativo iniziato lo scorso marzo, ma che affonda le radici nei mesi caldi dell’estate, quando la situazione nell’area era finita al centro del dibattito pubblico e politico.
A puntare i riflettori sullo scempio ambientale erano stati i ripetuti sopralluoghi e le denunce pubbliche del deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che aveva documentato e denunciato le trasformazioni illecite della zona. Un pressing politico e civico che aveva spinto gli inquirenti a scavare a fondo.
L’inchiesta, condotta dai militari dell’Aliquota Operativa NOR di Sorrento insieme al personale dell’Ufficio Antiabusivismo del Comune, ha così smascherato il sistema messo in piedi dai proprietari e dal gestore dell’attività commerciale.
Uliveti cementificati e permessi scaduti
Secondo quanto accertato dalle indagini — basate su verifiche tecniche e riscontri tradizionali —, il fondo agricolo, caratterizzato dalla presenza di ulivi secolari e inserito in un contesto di pregio paesaggistico e ambientale, ha subito un’alterazione permanente e irreversibile.
I controlli hanno smascherato una serie di opere abusive realizzate in barba a ogni norma urbanistica: chioschi per la biglietteria, tettoie, barriere mobili per regolare gli accessi e persino una pavimentazione in conglomerato cementizio.
Il tutto in totale assenza di permessi di costruire e di autorizzazioni paesaggistiche. L’attività di parcheggio, peraltro, andava avanti senza sosta ben oltre la scadenza naturale (fissata al 31 ottobre 2025) di una pregressa convenzione comunale che ne aveva autorizzato l’uso temporaneo.
L’ombra della corruzione e i precedenti giudiziari
La morsa della giustizia sull’affare Pignatella si stringe ulteriormente se si guarda agli sviluppi paralleli dell’inchiesta. Nei mesi scorsi, infatti, l’indagine aveva già fatto registrare scossoni dirompenti con i primi provvedimenti d’urgenza dei magistrati, compreso il fermo disposto per tentata corruzione nei confronti di uno dei proprietari dell’area, un capitolo che testimonia quanto gli interessi attorno al business della sosta selvaggia in costiera fossero lucrosi e protetti.
Il sequestro eseguito oggi dai Carabinieri si è reso indispensabile per bloccare la prosecuzione dei reati e impedire che il danno ambientale continuasse ad aggravarsi. Come prassi, il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari: la misura cautelare reale potrà essere discussa dinanzi al Tribunale del riesame, mentre gli indagati restano ovviamente tutelati dal principio costituzionale di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.



