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LE RIVELAZIONI DEL PENTITO

Camorra, i ‘grossisti della droga’ dietro le sbarre: ecco chi sono i 13 boss indagati

Dall’alta sicurezza di Siracusa a Fuorigrotta: il brokeraggio internazionale gestito dai cellulari clandestini svela un asse inedito tra i vecchi nemici della camorra.
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L’indagine che ha scosso le fondamenta di diversi cartelli criminali campani affonda le sue radici nell’esecuzione dell’ordinanza cautelare di marzo scorso, un provvedimento che aveva già cristallizzato per la prima volta l’esistenza e l’operatività del clan Troncone, egemone nel quartiere napoletano di Fuorigrotta e gravitante nell’orbita della famiglia Mazzarella.

Proprio in quell’ambito era stato arrestato Emanuele De Pasquale (noto come EDP), figura chiave e organizzatore per conto dei Troncone.

Nonostante la detenzione in regime di Alta Sicurezza (AS3) presso la Casa Circondariale di Siracusa, il carcere non ha rappresentato un deterrente, bensì il quartier generale di un traffico illecito ramificato. Sfruttando telefoni cellulari illecitamente introdotti e detenuti nelle celle, De Pasquale ha avviato una lucrosa attività di brokeraggio di cocaina.

Acquistava ingenti partite di stupefacente da fornitori detenuti accanto a lui — appartenenti a fazioni storicamente rivali o distanti — per poi rivenderle all’esterno grazie a una rete di sodali operativi a Fuorigrotta. Un sistema oliato che si è però scontrato con la dipendenza patologica del broker dal gioco d’azzardo.

Il vortice della ludopatia e la voragine dei 49.000 euro

Il meccanismo perfetto ha iniziato a scricchiolare quando i proventi dello spaccio, anziché saldare i carichi di droga, sono stati bruciati da De Pasquale nelle scommesse online e clandestine. Nel giro di poche settimane, l’esponente dei Troncone ha accumulato un debito colossale pari a 49.000 euro, contrapponendo creditori spietati e appartenenti a clan differenti: 18.000 euro dovuti ai Mazzarella (tramite Luciano Barattolo, Ciro Terracciano e Giuseppe Damiano), 13.000 euro ai Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca, 11.000 euro al clan Gionta di Torre Annunziata (per il tramite di Ciro Coppola) e 7.000 euro al clan Avventurato di Acerra (con Emanuele D’Agostino).

L’incapacità di onorare le scadenze ha fatto scattare una feroce campagna estorsiva fatta di pestaggi in cella con l’uso di forbici, videochiamate punitive di gruppo per mostrare il sangue agli altri affiliati e minacce dirette ai familiari all’esterno, arrivando persino a tentare di costringere la compagna del broker a compiere truffe agli anziani nel Nord Italia pur di recuperare liquidità.

L’asse dei clan e l’indifferenza dei vertici: “Si arrangi o si penta”

L’inchiesta svela uno scenario inquietante e paradossale: le mura del carcere, anziché separare i criminali, azzerano le contraffazioni esterne in nome del profitto. Emblematico il ruolo di garanzia assunto da figure di spicco come Gianfranco Leva (clan Licciardi) e Aniello Mosella (clan Giannelli), intervenuti per sancire gli accordi punitivi.

Dall’altra parte, il capo-clan Giuseppe Troncone — anch’egli recluso a Milano Opera e in possesso di un telefono cellulare — di fronte alle richieste d’aiuto del suo subordinato ha scelto la linea della totale freddezza. Dopo averlo disconosciuto perché “reo di aver fatto debiti a nome del clan” esponendolo alle indagini, Troncone ha concesso il “nulla osta” ai creditori: «Lo possono anche uccidere, a me non frega», arrivando a tollerare la violenza purché venisse salvaguardato l’equilibrio economico e recuperato il denaro attraverso i familiari della vittima.

I capi di imputazione contestati

Il quadro accusatorio tracciato dal GIP del Tribunale di Napoli, dott. Antonino Santoro, delinea una pluralità di reati aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione camorristica :

Traffico e detenzione di stupefacenti: Contestato a vario titolo a De Pasquale, Votivo, Cuneo, Coppola, D’Agostino, Cacciapuoti, Barattolo, Terracciano, Damiano e al minorenne Luca Pepe per aver gestito, acquistato e trasportato chili di cocaina tra Siracusa e Napoli.

Estorsione aggravata: Promossa dai creditori e avallata da Giuseppe Troncone nei confronti di Emanuele De Pasquale e dei suoi familiari, costretti a consegnare acconti in denaro contante (tra cui i 6.450 euro sequestrati dopo l’incontro monitorato dalle telecamere al bar Grimaldi e successivi pagamenti) sotto la minaccia di morte e ritorsioni armate.

Lesioni personali aggravate e violenza: Contestato a Troncone (quale mandante), Coppola e Mosella per il violento pestaggio subito da De Pasquale all’interno del carcere, colpito con calci, pugni e una forbice appuntita.

Tentata estorsione e tentata circonvenzione/truffe agli anziani : Reato mosso a Troncone, D’Agostino e Coppola per aver costretto la compagna di De Pasquale, Valentina Di Tuccio, a partire per Modena e Parma per compiere truffe ai danni di anziani allo scopo di estinguere il debito del compagno (evento non consumato per cause indipendenti).

Indebito possesso e utilizzo di telefoni cellulari in carcere : Contestato a numerosi detenuti (Cacciapuoti, Coppola, Mosella, Leva, Terracciano, D’Agostino e Troncone) per aver comunicato illecitamente con l’esterno e coordinato i traffici e le ritorsioni aggirando il regime di alta sicurezza.

Elenco dei 13 indagati

I 9 soggetti destinatari di misura cautelare in carcere

BARATTOLO Luciano (detto Lucianiello, nato a Napoli , 34 anni) – esponente del clan Mazzarella
CACCIAPUOTI Domenico (detto Mimmo ‘o Piccirillo, nato ad Aversa , 36 anni) – esponente del clan Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca
COPPOLA Ciro (nato a Torre Annunziata, 24 anni) – esponente del clan Gionta
CUNEO Raffaele (detto Albero, nato a Napoli , 28 anni) – intermediario / acquirente
D’AGOSTINO Emanuele (detto o Tunno, 29 anni) – esponente del clan Avventurato di Acerra
DAMIANO Giuseppe (detto o Chiatto, nato a Napoli 24 anni) – esponente del clan Mazzarella / De Luca-Bossa
MOSELLA Aniello (nato a Napoli, 32 anni) – esponente del clan Giannelli
TERRACCIANO Ciro Rosario (nato a Massa di Somma, 34 anni) – esponente del clan Mazzarella
TRONCONE Giuseppe (nato a Napoli, 29 anni) – capoclan del clan Troncone

I 4 indagati a piede libero

DE PASQUALE Emanuele (detto EDP, nato a Napoli , 28 anni) – organizzatore del clan Troncone, broker e successivamente collaboratore di giustizia
LEVA Gianfranco (nato a Napoli 70 anni) – esponente del clan Licciardi
VACCARO Gaetano (detto Chiccotto, nato a Napoli , 51 anni) – uomo di fiducia dei Troncone
VOTIVO Gennaro (nato a Mugnano di Napoli, 23 anni) – corriere e gestore dei proventi per le scommesse

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Cosa sapere

Punti chiave sull'indagine contro il clan Troncone

Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'indagine che ha coinvolto il clan Troncone e i suoi affiliati.

  • Clan coinvolti: Il clan Troncone, legato alla famiglia Mazzarella, è al centro dell'indagine.
  • Attività illecite: Emanuele De Pasquale ha gestito un traffico di cocaina anche dall'interno del carcere.
  • Debiti di gioco: De Pasquale ha accumulato un debito di 49.000 euro, esponendosi a minacce e violenze.
  • Ritorsioni: I creditori hanno attuato campagne estorsive, inclusi pestaggi e minacce ai familiari.
  • Capi di imputazione: I reati contestati includono traffico di stupefacenti, estorsione e uso illecito di telefoni in carcere.
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