Notificata la misura cautelare per Salvatore Romano, detto Sasy ritenuto l’esecutore del raid in cui perse la vita un imbianchino incensurato, vittima di uno scambio di persona.
Arzano – Una risposta decisa dello Stato per arginare la violenta contrapposizione tra i gruppi criminali dell’area nord. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 soggetti, ritenuti a vario titolo organici al clan della “167” di Arzano e alla fazione scissionista degli Amato-Pagano. Al centro dell’attività investigativa, il tragico omicidio di Rosario Coppola, l’imbianchino incensurato ucciso lo scorso febbraio.
Il tragico errore di via Barone
La ricostruzione degli inquirenti ha gettato luce sulla dinamica dell’agguato avvenuto in via Alberto Barone. Rosario Coppola fu raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco mentre si trovava in compagnia di un amico, un barbiere rimasto ferito a un braccio. Secondo la DDA, Coppola sarebbe una vittima innocente: il reale obiettivo dei sicari era un esponente di spicco del gruppo della “167”, da poco tornato in libertà. Uno scambio di persona fatale, maturato in un clima di estrema tensione per la supremazia sugli affari illeciti della zona.
La figura del presunto esecutore
Tra i destinatari del provvedimento figura il 32enne Salvatore Romano, noto come “Sasy”, ritenuto dagli investigatori un elemento vicino alla famiglia Pagano. Romano è accusato di aver organizzato ed eseguito il raid insieme ad Armando Lupoli. Quest’ultimo, tuttavia, non compare tra i fermati di oggi: la sua parabola criminale si è interrotta bruscamente lo scorso mese, quando è rimasto vittima a sua volta di un agguato in via Mazzini, finito nel mirino di un commando che ha agito con modalità paramilitari.
La mappa del blitz e gli arresti
L’inchiesta, coordinata dalla magistratura inquirente, ha permesso di mappare le nuove gerarchie e le alleanze fluide tra Arzano e i comuni limitrofi. Oltre a Romano, è stato fermato il 49enne Raffaele Silvestro con l’accusa di associazione a delinquere. L’elenco dei destinatari della misura cautelare comprende diverse figure ritenute dagli inquirenti centrali nelle attività di estorsione e controllo del territorio, tra cui spiccano i nomi di Antonio Caiazza, Davide Pescatore e altri soggetti già noti alle forze dell’ordine per reati legati alla gestione delle armi e dei traffici illeciti. Gli indagti sono sedici: Sedici gli indagati, ritenuti inseriti nelle attività del clan: il boss Renato Napoleone, ma an- che il ras Giuseppe Monfregolo, Gennaro Salvati, Andrea Olivello, Vittorio Scognamiglio, Mattia Rea, Francesco Attrice, Salvatore Lupoli, Antonio Alterio, Umberto Lupoli, Pietrangelo Leotta e Angelo Antonio Gambino.
Una faida per il territorio
Il quadro che emerge dalle indagini condotte dai militari, agli ordini del Maggiore Andrea Coratza, è quello di una guerra aperta tra ex alleati. La scissione interna e la lotta per il controllo delle piazze di spaccio hanno generato una spirale di violenza che in meno di un mese ha prodotto due omicidi. L’arresto di Romano e dei suoi sodali apre ora nuovi scenari investigativi, volti a neutralizzare le capacità operative di gruppi che, per affermare il proprio potere, non hanno esitato a colpire in luoghi pubblici, mettendo a rischio la sicurezza della cittadinanza.
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