«Abbiamo appreso dalla stampa le dichiarazioni del Ministro Musumeci sulla manifestazione di ieri e siamo sorpresi». I sindaci dei Campi Flegrei replicano al ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare dopo le sue dichiarazioni sulla mobilitazione organizzata a Roma, rivendicando di aver informato preventivamente il Governo sulle ragioni della protesta.
A firmare la nota congiunta sono Luigi Manzoni, sindaco di Pozzuoli, Josi Gerardo Della Ragione, primo cittadino di Bacoli, Antonio Sabino, sindaco di Quarto, e Salvatore Scotto di Santolo, alla guida di Monte di Procida.
«L’iniziativa era stata comunicata, già la scorsa settimana, con una lettera indirizzata al suo ministero, ma anche alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ad altri Ministri, nella quale spiegavamo le ragioni della mobilitazione, voluta dai cittadini, e della nostra partecipazione», sottolineano gli amministratori.
Nella comunicazione, spiegano, erano state messe nero su bianco «l’esasperazione dei cittadini e la delusione per gli emendamenti non approvati». La presenza nella capitale aveva un obiettivo preciso: ottenere impegni concreti per le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, per la sicurezza degli edifici e per le attività economiche del territorio.
«Ma eravamo lì anche per ricucire lo strappo profondo che si è ormai creato tra cittadini e governo», aggiungono i sindaci, indicando nella ricostruzione del rapporto con le istituzioni uno dei motivi centrali della mobilitazione.
La nota prova a chiudere la fase dello scontro, senza rinunciare alle richieste rivolte all’esecutivo. «La disponibilità al dialogo resta piena e abbiamo tutta l’intenzione di lasciare da parte le polemiche. Tutto quello che è accaduto ci ha portato ad oggi, ora dobbiamo guardare a domani».
L’attenzione è ora rivolta al nuovo decreto atteso per affrontare le conseguenze del bradisismo. I quattro amministratori chiedono che il provvedimento contenga misure adeguate, accompagnate da finanziamenti e scadenze definite.
«Per questo attendiamo che il nuovo decreto dia risposte adeguate, con risorse e tempi certi, e non vogliamo credere che l’unica risposta sia la delocalizzazione su base volontaria», affermano, avvertendo che questa prospettiva rischia di alimentare ulteriormente «l’allerta e la rabbia dei cittadini». La conclusione è un messaggio di unità e apertura al confronto: «Noi ci siamo, siamo uniti e siamo pronti al dialogo, sempre».



