C’è un’estorsione che non fa rumore, che non ha bisogno dell’esplosione di un ordigno o del fragore di una sventagliata di mitraglietta contro una serranda per essere efficace. È la micro-estorsione di massa, sistematica, molecolare, che bussa ogni mese alla porta dei cittadini più vulnerabili.
E’ il volto quotidiano del controllo mafioso esercitato dal clan De Micco/De Martino nei complessi residenziali di edilizia pubblica a Ponticelli.
Nelle periferie orientali di Napoli, le scale dei palazzoni popolari smettono di essere spazi comuni e diventano veri e propri feudi aziendali della camorra. L’imposizione forzata di un “servizio di pulizie dello stabile” gestito direttamente da affiliati, congiunti o prestanome del clan, non serviva solo a rimpinguare la cassa comune del sodalizio, ma rappresentava il più formidabile strumento di sottomissione psicologica della popolazione. Chi pagava la quota accettava, di fatto, la sovranità dello “Stato parallelo” dei Bodo e dei XX.
Il terrore alla scala 29 di via Scarpetta
Il viaggio investigativo parte dal cuore del feudo dei De Martino: il Lotto 10. E’ qui che si manifestazione le condotte persecutorie e minatorie perpetrate in concorso da Nicola Onori (conosciuto con l’alias di “’o ualluso”) e Loredana Palmieri. Il primo a febbraio scorso nel processo che si è svolto con rito abbreviato è stato condannato a 11 anni e 2 mesi di carcere mentre la Palmieri a 10 anni e 4 mesi. L’obiettivo è la Scala 29 dell’edificio situato in via Eduardo Scarpetta al civico 445.
Secondo l’impianto accusatorio, Onori e Palmieri – forti dell’appartenenza al gruppo De Martino – imponevano ai residenti il pagamento di quote periodiche per la pulizia delle scale e degli spazi comuni. . A rendere il quadro drammatico sono le modalità operative: non si trattava di una libera offerta per un servizio reso, ma di una pretesa inderogabile. Chi mostrava resistenze o accampava scuse per motivi economici veniva affrontato a muso duro, minacciato di violente ritorsioni fisiche o dell’espulsione coatta dall’alloggio popolare, legalmente legittimato solo dall’anagrafe della camorra.
Il feudo dei Pignatiello nel Parco Conocal
Spostando i radar dell’inchiesta verso l’ex regno del clan D’Amico, il Parco Conocal, la musica non cambia, cambiano solo i musicisti. Qui sotto accusa c’è una vera e propria filiera familiare legata a doppio filo ai De Micco/De Martino: si tratta di Francesco Pignatiello, Maria Pignatiello (consorte del ras Giuseppe De Martino) e Patrizia Di Natale 8le due donne arrestate nel maxi blitz di inizio ottobre del 2024 e poi scarcerate dal Riesame).
I tre secondo i pentiti avevano monopolizzato l’imposizione e la riscossione delle quote estorsive per le pulizie in svariati stabili del Parco Conocal. Il meccanismo era talmente oliato che i residenti non osavano nemmeno protestare. I soldi venivano raccolti porta a porta. Nei verbali si fa menzione dell’apporto operativo indiretto di Pasquale Pignatiello, impiegato stabilmente nelle attività logistiche del clan che andavano dalla gestione degli alloggi popolari alla riscossione di queste piccole ma costanti tasse di quartiere. Chi non pagava la ditta “fantasma” del Conocal offendeva direttamente l’onore e le finanze del clan.
L’espansione al Lotto 5 e alle “5 Torri”
La terza gamba dell’inchiesta sul racket dei condomini si concretizza nel lotto 5. Qui la figura di Nicola Onori torna prepotentemente alla ribalta, questa volta in concorso con Maria Lazzaro. Il raggio d’azione si allarga: gli indagati estendono il controllo economico ai danni dei residenti degli stabili del “Lotto 5” e della vasta zona urbanistica denominata “5 Torri” a Ponticelli.
Onori e Lazzaro applicavano lo stesso identico protocollo criminoso: censimento delle famiglie, quantificazione della quota mensile fissa e riscossione coatta con la tecnica della minaccia implicita derivante dal nome del cartello criminale di appartenenza. Una pressione psicologica costante che azzerava sul nascere qualsiasi velleità di denuncia da parte dei condomini.
I verbali di Rolletta: “La contabilità delle pulizie era il nostro stipendio”
A svelare la genesi e il reale valore economico e strategico di questo business apparentemente minore sono le precise dichiarazioni del collaboratore di giustizia Rosario Rolletta, alias “Friariello”. Nel corso del suo interrogatorio del marzo 2021, Rolletta spiega come la scissione dei De Martino dal vecchio cartello avverso avesse spinto il gruppo a raschiare ogni possibile risorsa finanziaria dal territorio:
“Il Sistema non vive solo di piazze di spaccio o di grandi estorsioni ai cantieri… Quando ci siamo contrapposti ai De Luca Bossa, avevamo bisogno di soldi continui per mantenere i detenuti e pagare i ragazzi rimasti fuori. Le pulizie nei rioni erano una rendita fissa, pulita, che nessuno poteva tracciare”.
Rolletta scende nei dettagli, confermando il ruolo di Nicola Onori e dei fiduciari del clan all’interno dei singoli complessi edilizi:
“A prendere i soldi dalle scale del Lotto 10 andavano le persone fidate. Nicola ‘o ualluso’ si muoveva per conto nostro… I residenti sapevano che quei soldi andavano alla famiglia De Martino. Se qualcuno faceva storie, andavamo a bussare in modo diverso. La gestione delle scale, della pulizia e persino dell’assegnazione delle case vuote nei lotti era roba nostra, il clan controllava tutto, dalla terra al tetto”.
Il riscontro di Antonio Pipolo: le quote “estorte” ai poveri cristi
Poi arrivano le dichiarazioni di Antonio Pipolo, il pentito che ha vissuto dall’interno la successiva unificazione del cartello sotto le insegne di Marco De Micco. Nel verbale datato 5 ottobre 2022, Pipolo descrive la disperazione dei residenti e l’impossibilità di sottrarsi a quella tassa camorristica:
“Le pulizie nei palazzi popolari erano un’estorsione a tutti gli effetti, anche se le chiamavano ‘contributo per la pulizia delle scale’. Le gestivano le donne del clan o soggetti incensurati imparentati, come le parenti dei Pignatiello nel Conocal o la Palmieri… Chiedevano quote fisse al mese a ogni famiglia, a poveri cristi che spesso non avevano i soldi per fare la spesa. Ma davanti al timore di essere cacciati di casa o di subire una stesa sotto le finestre, tutti alla fine pagavano”.
Pipolo sottolinea come la gestione del pizzo sui servizi condominiali fosse direttamente connessa alla cassa del clan e alla raccolta dei fondi gestita da Ciro Naturale ed Onori per conto dei vertici: “I soldi raccolti porta a porta venivano poi consegnati ai capipiazza o direttamente a Nicola Onori, che faceva i conti. Una parte serviva a pagare le donne che materialmente passavano la scopa, una miseria, mentre la fetta più grossa finiva dritta nella cassa delle mesate per i detenuti della famiglia”.
Attraverso i servizi di osservazione, le intercettazioni ambientali e le successive geolocalizzazioni compiute dagli investigatori, la Procura è riuscita a dimostrare come il reato non fosse un semplice abuso di vicinato, ma una vera e propria condotta estorsiva mafiosa finalizzata al mantenimento del controllo egemonico del territorio[cite: 1]. Un business molecolare che trasformava ogni rione in un gigantesco albergo dove la camorra decideva le regole, i servizi e il prezzo della sopravvivenza quotidiana.
(nella foto da sinistra Marco De Micco, Francesco De Martino, Francesco Pignatiello, Anotnio Pipolo e Rosario Rolletta)





Mi pare chesto caso sia molto serio , ma la notizia no la spiega ben, i dettagli mancan e non si capisce bene come è sta roba andata , le forze dell’ordine han fatto il loro lavore ma ci vorrebber chiarimenti su quando e dove e con che prove , speriamo che la giustizia la faccia fino alla fine e che le persone coinvolte han i diritti rispettati