I signori dell'accoglienza

Benevento, i fondi per i migranti utilizzati per acquisti da Hermès, Chanel e Prada: 8 indagati

Mentre i richiedenti asilo venivano ammassati in strutture prive dei minimi standard igienici, le casse del Consorzio Maleventum venivano svuotate
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Benevento– C’è un filo invisibile ma robustissimo che collega il degrado dei centri d’accoglienza stipati nel Sannio alle vetrine scintillanti dell’alta moda di via Condotti o della Riviera. Un filo fatto di denaro pubblico: venti milioni di euro erogati dal Ministero dell’Interno tra il 2014 e il 2018, passati per la Prefettura di Benevento e finiti nelle casse del consorzio “Maleventum”.

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Dovevano servire a garantire dignità, vitto, alloggio e assistenza a chi fuggiva da guerre e carestie. Sono diventati, secondo la Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania, il bancomat privato di un ristretto comitato d’affari.

La Guardia di Finanza di Benevento ha notificato otto inviti a dedurre – l’atto con cui la magistratura contabile contesta formalmente gli sprechi prima di procedere al giudizio – per un danno erariale complessivo di 1,3 milioni di euro.

L’inchiesta, coordinata dal vice procuratore Davide Vitale e dal procuratore capo Giacinto Dammicco, non nasce dal nulla. È il secondo tempo, quello del conto da pagare allo Stato, di una complessa trama penale che il 21 aprile scorso ha già visto il Tribunale di Benevento emettere una prima raffica di condanne.

Il “Dominus” e la rete societaria

Al centro dell’architettura societaria smantellata dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria c’è Paolo Di Donato. Per gli inquirenti è lui il dominus, l’amministratore di fatto della galassia Maleventum, il regista occulto che muoveva i fili della gestione dei centri. Accanto a lui, la magistratura contabile chiama a rispondere i legali rappresentanti e gli amministratori che si sono alternati sulla carta in quegli anni cruciali: Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro.

Il meccanismo della frode era tanto semplice quanto spietato. Si risparmiava su tutto. Si tagliava sul cibo, sull’assistenza psicologica, sulla pulizia. Le ispezioni delle Fiamme Gialle nei centri hanno messo a verbale scene di ordinario squallore: sovraffollamento ben oltre i limiti consentiti, gravi carenze igienico-sanitarie, assenza dei più elementari standard di sicurezza e carenza di beni di prima necessità. Ogni euro sottratto al comfort minimo dei migranti diventava un euro di profitto. Un “risparmio” di gestione che, anziché essere restituito allo Stato, veniva reinvestito. Ma non nel sociale.

Dalle stanze stipate alle boutique di Hermès

I flussi finanziari tracciati dagli specialisti della Finanza raccontano dove andavano a morire i soldi dell’accoglienza. La Procura contabile contesta l’acquisto di accessori di lusso nelle boutique di griffe planetarie come Hermès, Chanel e Prada.

E poi viaggi di piacere, soggiorni in strutture esclusive, bonifici immotivati sui conti correnti dei familiari del gestore di fatto. Operazioni che i magistrati definiscono, con freddezza tecnica, “completamente estranee agli scopi istituzionali per i quali i finanziamenti pubblici erano stati concessi”.

La sproporzione: Mentre i capitolati d’appalto venivano sistematicamente violati lasciando i richiedenti asilo in condizioni subumane, i profitti illeciti alimentavano la dolce vita dei vertici del consorzio.

La talpa in Prefettura e gli alert sui controlli

Ma l’inchiesta giudiziaria compie un salto di qualità quando entra nei palazzi del potere centrale. Il Consorzio Maleventum, da solo, non avrebbe potuto agire indisturbato per quattro anni. Aveva bisogno di sponde, di silenzi acquistati o quantomeno di sguardi girati dall’altra parte. Per questo tra gli otto destinatari del provvedimento figurano tre ex volti chiave della Prefettura di Benevento.

La posizione più delicata è quella di Felice Panzone, all’epoca dei fatti funzionario addetto proprio alla gestione e al monitoraggio dei centri di accoglienza. Secondo l’ipotesi accusatoria, Panzone si era trasformato in una vera e propria “talpa” al servizio del consorzio. Quando stava per scattare un controllo ispettivo – che fosse della Prefettura stessa, dell’Asl, dei Carabinieri del Nas o persino delle delegazioni internazionali dell’Onu – il funzionario faceva partire il preavviso.

Utilizzava frasi in codice, veri e propri alert concordati per permettere ai gestori di ripulire la facciata, nascondere il sovraffollamento e far trovare le carte in regola per il tempo strettamente necessario all’ispezione.

Il silenzio dei burocrati

Subito dopo il blitz, tutto tornava come prima. E se qualcosa andava storto e le criticità emergevano comunque, entrava in gioco la seconda parte del sistema di protezione: il blocco delle sanzioni. Panzone, così come le ex dirigenti dell’Area Immigrazione della Prefettura, Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale, non avrebbero mai attivato le procedure sanzionatorie previste per legge.

Niente decurtazioni sui pagamenti, nessuna risoluzione dei contratti di appalto nonostante le palesi violazioni dei capitolati. Un’inerzia burocratica che per la Procura della Corte dei Conti ha un valore economico ben preciso: l’omessa applicazione delle penali ha privato lo Stato di un ristoro economico dovuto, concorrendo a formare quel danno erariale da 1,3 milioni di euro che ora i presunti responsabili dovranno spiegare ai giudici contabili.

Nelle prossime settimane, i difensori degli indagati presenteranno le loro deduzioni e memorie difensive per tentare di smontare un quadro d’accusa che, per ora, restituisce l’immagine di un Sannio trasformato nel selvaggio West dell’accoglienza.

Approfondimento

Quando i fondi destinati ai migranti diventano un bancomat per lo shopping di lusso.
A Benevento, 20 milioni di euro pubblici, pensati per garantire accoglienza e dignità,
sono finiti nelle tasche di pochi, trasformando l’aiuto in un affare privato tra
Hermès, Chanel e Prada.

Otto indagati e una ferita aperta sulla gestione dei soldi pubblici: la magistratura
contabile ora indaga per evitare che tutto resti impunito.


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Commenti (1)

Mi pare 1cosa seria, i soldipublici son stati spesi per borse, Hermès,viaggi e cene, mentre chi fuggivano restava in stanze sovraaffollate; la autorità dovrebbero controllaremeglio ma pare che nessunburocrate reagiva, la giustizia sta facendo passo ma ancora ci vogliono prove; speroa che i responsabilii paghino e che i migranti ritornano a quello che doveva esse.

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