LIVE
IL PROCESSO IN ARGENTINA

Processo Maradona, la requisitoria choc: ‘Fu abbandonato al suo destino’

I pm dopo 45 udienze: «Un'equipe disorganizzata, segnali d'allarme ignorati e un'assistenza domiciliare priva delle dotazioni essenziali». Sette professionisti sanitari rischiano fino a 25 anni
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...

San Isidro – Diego Armando Maradona sarebbe stato lasciato «in una situazione di abbandono», affidato a un’equipe medica segnata da una «organizzazione caotica» e da una gestione che, secondo l’accusa, avrebbe progressivamente aumentato il rischio per un paziente estremamente fragile.

È questa la ricostruzione al centro della requisitoria del procuratore capo Patricio Ferrari, pronunciata davanti al tribunale di San Isidro nel processo sulla morte del campione argentino. Dopo sei mesi di udienze e 45 sessioni processuali, il procedimento è entrato nella fase conclusiva, quella delle richieste dell’accusa e delle arringhe della difesa.

Per i pm, il punto centrale dell’inchiesta non è cambiato: negli ultimi giorni della sua vita Maradona sarebbe stato assistito in condizioni inadeguate e senza quel livello di controllo che la sua situazione clinica avrebbe richiesto.

«Una struttura quasi anarchica»

Ferrari ha parlato di una «disorganizzazione totale» e di una «struttura quasi anarchica» nella gestione del paziente. Un’equipe, secondo l’accusa, composta da professionisti che avrebbero progressivamente perso di vista la particolare vulnerabilità di Maradona.

«Hanno dimenticato in ogni momento di avere a che fare con un paziente vulnerabile e complesso», ha sostenuto il procuratore, accusando alcuni degli imputati di avere agito con una grave sottovalutazione dei rischi.

Sono sette i professionisti sanitari finiti sotto processo: medici, psichiatri, psicologi e infermieri chiamati a rispondere, a vario titolo, delle presunte negligenze che avrebbero caratterizzato l’assistenza domiciliare prestata a Maradona nel novembre 2020.

Le accuse sono pesanti. In caso di condanna, gli imputati rischiano pene fino a 25 anni di carcere.

Una casa senza le dotazioni per un’emergenza

Uno dei nodi principali del processo riguarda proprio la scelta dell’assistenza domiciliare dopo l’intervento di neurochirurgia al quale Maradona era stato sottoposto.

La procura ha contestato innanzitutto la decisione di non trasferire il campione in una struttura sanitaria, dove avrebbe potuto essere sottoposto a un monitoraggio continuo.

La casa presa in affitto a Tigre per la convalescenza, secondo quanto emerso nel corso delle udienze, non disponeva di un letto ospedaliero, di un defibrillatore, di un kit per le flebo immediatamente disponibile né di un’ambulanza pronta a intervenire.

Per Ferrari si sarebbe trattato di un’assistenza domiciliare «carente e temeraria».

«Non c’era nulla, il vuoto assoluto», ha affermato il procuratore, sintetizzando quello che per l’accusa rappresenta uno degli elementi più gravi della vicenda.

I segnali che, secondo l’accusa, furono ignorati

Nel corso dei mesi di dibattimento, particolare attenzione è stata riservata alle condizioni cliniche di Maradona nei giorni precedenti la morte.

Secondo diversi esperti ascoltati in aula, il quadro avrebbe presentato numerosi campanelli d’allarme: gonfiore, edema, ascite, difficoltà respiratorie e tachicardia.

Sintomi che, nella ricostruzione dell’accusa, non sarebbero stati affrontati con la necessaria tempestività.

«La morte di Diego Armando Maradona non è certo arrivata dal nulla», ha sottolineato il viceprocuratore Cosme Iribarren, richiamando le conclusioni della commissione medica interdisciplinare istituita nel 2021 per ricostruire le circostanze del decesso.

Per la procura, dunque, il peggioramento non sarebbe stato improvviso, ma avrebbe manifestato segnali progressivi che avrebbero dovuto indurre l’equipe a intervenire.

In aula la foto del campione sul letto di morte

Durante la requisitoria è tornata anche una delle immagini più drammatiche dell’intero processo: quella di Maradona sul letto di morte, con l’addome fortemente gonfio.

La fotografia è stata proiettata nuovamente nell’aula di tribunale. Un momento particolarmente doloroso per le figlie del campione, presenti all’udienza e apparse profondamente commosse. Di fronte all’immagine del padre, alcune di loro si sono coperte il volto con le mani.

Ferrari ha indicato proprio quella fotografia come la rappresentazione plastica della ricostruzione sostenuta dalla procura.

«Questa immagine è il risultato di tutta l’attività, e di tutta l’inattività, di coloro che avrebbero dovuto essere responsabili della salute del paziente», ha affermato il procuratore.

Il 25 novembre 2020 la morte del Pibe de Oro

Maradona morì il 25 novembre 2020, all’età di 60 anni, nella casa di Tigre dove stava trascorrendo la convalescenza dopo un intervento di neurochirurgia.

Il decesso fu attribuito a una crisi cardiorespiratoria associata a edema polmonare.

Da allora, la domanda alla quale il processo cerca di dare una risposta è se quella morte fosse inevitabile oppure se un’assistenza medica diversa e più tempestiva avrebbe potuto evitarla.

È proprio su questo punto che si concentra l’accusa, convinta che negli ultimi giorni del campione si sia consumata una sequenza di omissioni e decisioni sbagliate.

La difesa: nessuna responsabilità individuale

Gli imputati respingono le accuse e negano di avere responsabilità individuali nella morte del campione.

Tra loro figura Leopoldo Luque, il neurochirurgo che all’epoca era considerato il medico di fiducia di Maradona. La linea difensiva punta sulle competenze specifiche e sui diversi ruoli ricoperti dai professionisti coinvolti, sostenendo che le cause cliniche del decesso non sarebbero riconducibili alle loro singole responsabilità.

Il processo è ora arrivato alla fase decisiva. Dopo le requisitorie dell’accusa toccherà alla difesa presentare le proprie conclusioni. Le ultime udienze dovrebbero protrarsi per circa due settimane. La sentenza arriverà successivamente.

A quasi sei anni dalla morte del «Diez», sarà il tribunale a stabilire se dietro il decesso di uno dei più grandi calciatori della storia ci siano state responsabilità penali o se, invece, la drammatica fine di Maradona non possa essere attribuita ai professionisti chiamati a rispondere del suo ultimo periodo di vita.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano