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Il nuovo verbale

Castellammare, omicidio Tommasino, il pentito accusa: «Fu eliminato per proteggere un intoccabile»

Nel verbale reso alla Dda di Napoli, il collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano attribuisce al delitto del consigliere comunale un movente legato alla gestione del denaro del clan D'Alessandro. Ricostruzione che si discosta dalla storia processuale
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Castellammare Omicidio Tommasino Il Pentito Accusa Fu Eliminato Per Proteggere Un Intoccabile 2026 07 24
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Castellammare – “Tommasino Luigi è stato ucciso perché, pur continuando a portare i soldi al clan D’Alessandro, è rimasto vittima di un meccanismo particolare in quanto parte di questo denaro è stato rubato da Sergio Mosca. A questo punto, siccome non si poteva uccidere quest’ultimo, che è pur sempre il suocero di Pasqualino D’Alessandro, si è deciso di eliminare il consigliere comunale nel senso che andava zittito”.

A dirlo è Pasquale Rapicano, uno dei pentiti storici della camorra stabiese, che in un verbale del 25 febbraio del 2020, rispondendo ai pm della Dda di Napoli, ricostruisce alcuni omicidi avvenuti negli anni 2000 tra i quali quello del consigliere comunale della Margherita – ucciso il 3 febbraio del 2009 – e quelli di D’Antuono e Donnarumma.

Rapicano offre agli inquirenti un movente particolare per la morte di Tommasino, zittito per evitare che raccontasse le malefatte di Sergio Mosca con il quale sarebbe stato in combutta ma anche perchè proprio Mosca era un ‘intoccabile’ per il clan.

Quindi Rapicano aggiunge: “Il timore che Tommasino potesse parlare era legato al fatto che, qualora fosse stato convocato da Paolo Carolei e dalle altre figure apicali del clan per chiedere conto e ragione dei soldi mancanti, avrebbe potuto rivelare che parte del denaro destinato al clan era stato indebitamente incamerato da Sergio Mosca”.

A conferma della sua versione dei fatti il collaboratore di giustizia aggiunge che il movente dietro la morte di Tommasino sarebbe stato confermato da altri esponenti del clan come “Antonio “‘o guappone” nelle riunioni del 2015, nonché anche da Giovanni D’Alessandro Giovanni e da Ettore Spagnuolo, quando quest’ultimo è uscito in licenza”.

Una versione diversa dalla ricostruzione processuale

La versione di Rapicano per il movente che ha armato la mano dei killer del clan D’Alessandro non corrisponde perfettamente alle risultanze investigative e alla storia processuale per la morte del consigliere comunale.

Dopo aver individuato in pochissimi mesi gli uomini che parteciparono alla ‘batteria di fuoco’ per uccidere Tommasino – Salvatore Belviso, Renato Cavaliere, Catello Romano e Raffaele Polito, tutti esponenti del clan D’Alessandro – nel 2025 sono stati rinviati a giudizio per essere stati i mandanti dell’omicidio Vincenzo D’Alessandro e Sergio Mosca.

La versione di Rapicano, dunque, devia da quella che è e sarà la storia processuale sui mandanti relativa al delitto.

L’intreccio con lo scioglimento del Consiglio comunale

L’ordinanza notificata oggi a 11 indagati del clan D’Alessandro per l’affare delle scommesse illegali gestita dal boss Paolo Carolei e nella quale è contenuto il verbale di Rapicano, si intreccia, nella ricostruzione dell’omicidio eccellente, con la relazione sullo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia.

Il nome del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano, quello di Luigi Tommasino e del clan D’Alessandro, compaiono più volte nella relazione prefettizia che ha determinato la fine anticipata dell’amministrazione del sindaco Luigi Vicinanza. Un intreccio che, secondo gli inquirenti, conferma l’atavico groviglio tra le cosche locali, in particolare il clan D’Alessandro, e esponenti politici locali.

Una trama che non si sarebbe mai spezzata che, anzi, si è incancrenita fino ad arrivare all’attuale scioglimento del consiglio comunale.

La relazione prefettizia e il sistema di condizionamento

Significativo il passaggio della relazione che racconta questa lunga scia di connivenze. A proposito dell’omicidio del consigliere comunale Tommasino, eletto con i voti della lista ‘La Margherita’ si legge: “Nell’arco di pochi mesi furono individuati e tratti in arresto gli esecutori materiali dell’omicidio, Salvatore Belviso, Renato Cavaliere, Catello Romano e Raffaele Polito, tutti già noti come componenti del clan D’Alessandro”.

La storia processuale dell’omicidio ha disvelato quello che, secondo la commissione che ha stilato la relazione, è un sistema in voga ancora oggi a distanza di circa un ventennio.

“Le indagini, e poi le sentenze di condanna nei confronti dei quattro, misero in luce una stretta relazione fra circuito politico e consorterie mafiose – si legge nella relazione -. Il quadro che ne emerse evidenziò come l’interesse del clan non fosse limitato alla violenza e all’intimidazione, ma comprendesse anche il radicamento nel sistema amministrativo, attraverso forme di condizionamento informale e la partecipazione attiva alla vita politica”.

Dal 2009 a oggi, una storia che continua

Le indagini sul delitto portano alla nomina, nel novembre del 2009, di una commissione di accesso che pur evidenziando delle gravi irregolarità nella gestione dell’Ente Comune, stabilì che non ci fossero i presupposti dello scioglimento.

Nonostante, un episodio così grave che ha evidenziato la permeabilità della camorra all’interno delle istituzioni la ‘storia’ ha continuato a ripetersi fino ai giorni nostri.

La politica non è riuscita a tagliare quel ‘cordone ombelicale’ che lega alcuni amministratori eletti con la parte cancerosa e criminale che tiene in scacco la città dal punto di vista criminale, ma anche imprenditoriale e sociale.

Una sottolineatura che non poteva mancare nella relazione per lo scioglimento, dove si legge:

“Giova comunque evidenziare che, nonostante la gravità degli eventi, il tessuto politico non è rimasto oltremodo scalfito, tanto è vero che nelle successive tornate elettorali non si è realizzato un autentico rinnovamento della classe politica”.

La storia si è ripetuta e si ripete. Una pagina nera che la città di Castellammare non riesce a cambiare, a voltare.

(da sinistra nella foto Pasquale Rapicano, Gino Tommasino e Sergio Mosca)

Cosa sapere

Punti chiave sull'omicidio di Luigi Tommasino

Ecco una sintesi dei principali elementi emersi dall'articolo riguardante l'omicidio di Luigi Tommasino e il contesto camorristico di Castellammare.

  • Movente dell'omicidio: Tommasino è stato ucciso per proteggere Sergio Mosca, ritenuto un 'intoccabile' dal clan D'Alessandro.
  • Ruolo di Pasquale Rapicano: Il pentito ha fornito dettagli sul delitto, suggerendo che Tommasino potesse rivelare informazioni compromettenti.
  • Indagini e mandanti: Le indagini hanno portato all'individuazione di quattro esecutori materiali, ma la versione di Rapicano diverge dalla storia processuale.
  • Intreccio politico-mafioso: L'omicidio si inserisce in un contesto di collusione tra clan e politica locale, evidenziato da una relazione prefettizia.
  • Persistenza del problema: Nonostante gli eventi gravi, la politica locale non ha mostrato un autentico rinnovamento, mantenendo legami con la criminalità.
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