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Ischia, l’assedio del cemento non si ferma: a Forio scoperto un cantiere abusivo sulla scogliera

Il controllo dall’alto del Nucleo Elicotteri ha permesso di individuare il cantiere. A terra gli accertamenti hanno fatto emergere opere realizzate in assenza o in difformità dai titoli necessari. Due gli immobili interessati
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Ischia Lassedio Del Cemento Non Si Ferma A Forio Scoperto Un Cantiere Abusivo Sulla Scogliera 2026 08 28
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Ischia – Dopo il recente sequestro del resort abusivo tra gli scogli di Barano, i Carabinieri individuano un altro intervento edilizio in area vincolata. A Panza strutture in cemento armato, un seminterrato mai autorizzato e nuovi lavori nonostante i procedimenti ancora pendenti.

Ischia continua a fare i conti con una delle sue ferite più profonde: l’abusivismo edilizio. Un fenomeno che sull’isola si intreccia con la fragilità del territorio e con la tutela di un patrimonio paesaggistico tra i più delicati del Mediterraneo. Un tema tornato prepotentemente d’attualità nelle ultime settimane, dopo il sequestro, a Barano d’Ischia, di un complesso di opere abusive realizzato tra gli scogli di Capo Grosso-Scarrupata e destinato, secondo gli accertamenti dei Carabinieri, a diventare un resort di lusso.

Anche in quel caso i lavori interessavano una zona particolarmente fragile, classificata R4, cioè a rischio frana molto elevato. La struttura era stata persino mimetizzata con una rete vegetata per renderla meno visibile dalla costa e dall’alto. Quattro persone sono state denunciate. Nei giorni successivi la Regione Campania ha chiesto al Comune di Barano una relazione sulle verifiche effettuate e sui provvedimenti amministrativi adottati.

Ora il fronte dell’abusivismo si sposta a Forio, in località Panza, dove un’altra attività edilizia è finita sotto la lente dei Carabinieri.

L’occhio dall’alto scopre il cantiere

A far scattare l’intervento, all’inizio di agosto, è stato un sorvolo dell’isola effettuato dai militari della Compagnia di Ischia insieme al Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pontecagnano.

Dall’alto i militari hanno individuato un cantiere attivo, caratterizzato dalla presenza di importanti strutture in cemento armato, all’interno di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.

È stato quindi organizzato un sopralluogo a terra. I Carabinieri della Stazione di Forio, insieme agli agenti della Polizia Locale e ai tecnici dell’Ufficio Tecnico comunale, hanno verificato la situazione e accertato, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una serie di opere realizzate in assenza dei necessari titoli abilitativi o comunque in difformità rispetto alle autorizzazioni.

Per evitare che i lavori potessero proseguire e aggravare ulteriormente la trasformazione dell’area, è scattato il sequestro preventivo d’urgenza dell’intera proprietà, riconducibile a un architetto svizzero.

Due immobili nel mirino

Gli accertamenti hanno riguardato due distinti fabbricati.

Il primo è un immobile che aveva già conosciuto, nel corso degli anni, provvedimenti di sequestro. Una parte della struttura era stata interessata da una procedura di sanatoria conclusa nel 2023. Secondo quanto emerso durante il sopralluogo, però, l’edificio sarebbe stato demolito quasi integralmente e successivamente ricostruito, almeno in parte, con nuove strutture in cemento armato, pareti e solai.

All’interno i militari hanno individuato anche un locale seminterrato di circa 75 metri quadrati, destinato a rimessa per automezzi e, secondo gli accertamenti, mai ricompreso in alcuna procedura di sanatoria.

Una situazione resa ancora più complessa dalle pratiche edilizie presentate nel 2024 per interventi di adeguamento sismico. Le opere, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state avviate senza il necessario parere paesaggistico, mentre nel cantiere erano già state predisposte armature metalliche in vista di ulteriori interventi, nonostante la richiesta di permesso di costruire risultasse ancora pendente.

Il secondo fabbricato e quella sanatoria che non lo comprendeva

Gli accertamenti hanno poi interessato un secondo immobile, un seminterrato di circa 55 metri quadrati già sottoposto a sequestro penale nel 2016.

Anche in questo caso i Carabinieri hanno riscontrato nuovi lavori. Tra gli interventi contestati figurano una fodera perimetrale in cemento, un massetto armato e l’apertura di un nuovo varco destinato agli infissi.

A giustificare le opere sarebbe stata una dichiarazione tecnica che attestava la regolarità urbanistica del locale richiamando una precedente sanatoria. Dagli accertamenti, però, sarebbe emerso che proprio quel manufatto non era compreso nel provvedimento di sanatoria indicato.

Un elemento che ha portato gli investigatori a ipotizzare anche una possibile falsità ideologica in atti destinati alla pubblica amministrazione.

Il cemento sulla scogliera, una ferita che ritorna

Il caso di Panza si inserisce così in un quadro più ampio che continua a interrogare l’isola sul rapporto tra edilizia, tutela del paesaggio e sicurezza del territorio.

La sequenza degli ultimi mesi restituisce un’immagine eloquente: da una parte i controlli sempre più sofisticati, con elicotteri e droni capaci di individuare opere nascoste tra la vegetazione; dall’altra tentativi di trasformare porzioni di territorio sottoposte a vincoli in spazi abitativi o strutture destinate all’ospitalità.

Il recente caso di Barano ha mostrato fino a che punto possa spingersi questa corsa al cemento: un resort costruito in una zona costiera selvaggia, con opere realizzate nella roccia, condotte idriche abusive e persino collegamenti elettrici ricavati all’interno di una grotta naturale. La struttura era stata occultata con una rete mimetica per confondersi con la vegetazione.

A Panza, invece, è stato proprio un controllo dall’alto a portare gli investigatori sulle tracce del nuovo cantiere.

Le ipotesi di reato

Nei confronti dei responsabili, i Carabinieri hanno ipotizzato i reati di costruzione abusiva in area sottoposta a vincolo, violazione delle norme sulla tutela paesaggistica e falsità ideologica in atti destinati alla pubblica amministrazione.

Le accuse dovranno ora essere valutate nelle sedi competenti e, come sempre, dovrà essere garantita agli indagati ogni forma di garanzia prevista dalla legge.

Nel frattempo, il sequestro preventivo ha interessato il cantiere del fabbricato principale, compreso il seminterrato ritenuto abusivo, e il secondo immobile sul quale erano stati eseguiti i lavori più recenti.

Il messaggio che arriva da Forio, a pochi giorni dal sequestro del resort di Barano, è dunque lo stesso: sull’isola il cemento continua a rappresentare una pressione difficile da estirpare, ma anche i controlli cambiano passo. E questa volta, per scoprire ciò che era stato costruito sulla scogliera, è bastato guardare dall’alto.

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