Non è stata solo una spedizione punitiva nata dalla rabbia cieca. Dietro l’omicidio di Alfonso Fontana, il ventiquattrenne giustiziato il 7 febbraio 2024 a pochi passi dal Tribunale di Torre Annunziata, c’era la regia della criminalità organizzata del Rione Savorito. C’era il peso della storia di una costola di ferro del clan D’Alessandro: gli Imparato, noti nelle anagrafi della camorra come i “Paglialoni”.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere siglata dal GIP Rosaria Maria Aufieri squarcia il velo sull’esatta dinamica di quella sera e, soprattutto, rivela per la prima volta i nomi di chi ha mosso i fili, di chi ha fatto la spia e di chi ha premuto quel grilletto, non solo con le dita, ma con la forza di un ordine diretto.
Un ordine gridato nell’oscurità di via Margherita, a poca distanza dal “Bar Manusa”:
«Spara, puparuò, spara».
A pronunciare quelle parole, secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia, è il boss in persona: Giovanni Imparato, detto ‘o Paglialone. È lui che siede sul sellino del motorino che ha trasportato il killer sul luogo del delitto.
È lui che incita Catello Martino, detto “puparuolo” (già condannato all’ergastolo davanti alla Corte d’Assise), a scaricare la pistola calibro 9×19 contro la vittima. Quattro colpi precisi: al capo, al torace, tra l’inguine e la coscia. Un’esecuzione in piena regola per riaffermare la superiorità militare del gruppo.
La mappa dei complici: il furto che ha innescato la faida
Che Alfonso Fontana fosse stato ucciso per uno sgarro pesante e per il furto a casa della figlia di Catello Martino era un fatto già noto alle cronache. Ma oggi la mappa dei complici e dei basisti si riempie di nomi e cognomi, restituendo l’immagine di un sodalizio criminale che si muoveva all’unisono. Tutto ha inizio tre giorni prima del sangue, il 4 febbraio 2024.
Fontana non agisce da solo. Insieme a Vincenzo Avella e Ciro Reda si introduce nell’abitazione di Luigi Natino e Annamaria Martino. Una casa non qualunque: Annamaria è la figlia di Catello Martino, il killer. Il bottino è da capogiro: due orologi Rolex, mezzo chilo d’oro lavorato e ben 90.000 euro in contanti.
Un furto commesso – si legge nei capi d’imputazione – per agevolare il gruppo dei Fontana, un nucleo criminale che tentava di farsi spazio contrastando l’egemonia degli Imparato nel fortino dello spaccio del Rione Savorito.
IL BOTTINO DELLO SGARRO (4 Febbraio 2024)
├── 2 Orologi Rolex
├── 0.5 kg di Oro zecchino
└── 90.000 € in contanti
Da quel momento scatta la caccia all’uomo. Catello Martino è furioso, gira per Castellammare di Stabia da giorni con le armi in pugno alla ricerca di Fontana, ma il ragazzo è irreperibile. È qui che entra in gioco la rete dei fiancheggiatori.
La trappola al Bar Manusa e l’omertà della terra di mezzo
L’appuntamento del 7 febbraio davanti al Tribunale di Torre Annunziata doveva essere un incontro chiarificatore per discutere le “conseguenze” di quel furto temerario. In realtà, è una trappola mortale tesa al millimetro.
I ruoli sono spartiti con freddezza geometrica:
Ciro Reda si assicura tramite Luca Maragas che la vittima sia effettivamente presente sul posto.
Una volta avuta la conferma, la voce passa attraverso una catena di staffette: Gennaro Russo avvisa Vincenzo D’Acunzo e Carmela Imparato, i quali girano immediatamente l’informazione ai due uomini d’azione, Giovanni Imparato e Catello Martino.
Il resto è cronaca nera: l’arrivo sullo scooter, il comando di morte del boss («Spara, puparuò»), i bossoli calibro 9 lasciati sull’asfalto e la fuga rapida scambiando battute per rassicurare il gruppo che il lavoro era stato fatto.
Il post-omicidio è una scia di coperture, armi che spariscono e omertà impenetrabile. Vincenzo Avella, scampato alla morte e amico della vittima, scappa da Castellammare a bordo di un taxi e si disfa della sua pistola lanciandola dal finestrino. Luca Maragas, interrogato dai Carabinieri poche ore dopo il delitto, nega tutto. Pur avendo riconosciuto perfettamente in faccia sia il killer Martino che il boss Imparato, dichiara di «non aver visto nessuno», guadagnandosi l’accusa di favoreggiamento aggravato dalle modalità mafiose.
Nel frattempo, la vendetta trasversale si era già consumata: il 5 febbraio, all’indomani del furto, Giovanni Natino aveva incendiato l’auto del padre di Vincenzo Avella, minacciandolo di morte.
I signori del Savorito: la dinastia dei “Paglialoni”
Per comprendere lo spessore criminale dei personaggi coinvolti in questa faida, il GIP Aufieri scava nei faldoni dei primi anni Duemila, rispolverando le dichiarazioni storiche dei collaboratori di giustizia. I verbali di Tommaso Scelzo (2001) e Antonio Vicedomini (2007) descrivono la nascita dei “Paglialoni” come un’organizzazione satellite dei D’Alessandro di Scanzano, focalizzata sul business milionario del traffico di cocaina, eroina e hashish al Rione Savorito.
Giovanni Imparato, è il fratello di Salvatore «’o paglialone» e Michele «zì Peppe», a sua volta conosciuto con il soprannome «zì Giuann», pluripregiudicato con precedenti per camorra, in estate parcheggiatore abusivo ai lidi e di domenica capo ultras della Juve Stabia.
E infatti il nome di Giovanni Imparato emerge già nel 2019. Secondo quanto pubblicato da numerosi siti online , durante una festa per la promozione in Serie B della Juve Stabia organizzata dalla Curva Sud, venne scattata una foto che ritraeva il consigliere comunale Ernesto Sica insieme a Giovanni Imparato — indicato come fratello del boss Salvatore Imparato detto “’o Paglialone” — ed Emanuele Tremante, esponente del tifo organizzato stabiese. La vicenda portò all’apertura di accertamenti da parte dei carabinieri.
Nel 2021 è il pentito Catello Rapicano a mettere il sigillo definitivo, indicando proprio in Giovanni Imparato l’uomo che aveva ereditato e gestiva gli affari criminali del fratello Salvatore. Una dinastia criminale potente, con una forte recidiva specifica alle spalle, che non poteva tollerare che un gruppo di giovani “ladri” saccheggiasse la casa della figlia di uno dei loro uomini più fidati. Alfonso Fontana ha pagato quel bottino con la vita, sotto il fuoco comandato da chi, nel rione, si sente il padrone assoluto.
Elenco degli indagati
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MARTINO Catello, detto “Puparuolo”, nato a Castellammare di Stabia il 26.11.1971.
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IMPARATO Giovanni, detto “o’ Paglialone”, nato a Castellammare di Stabia il 21.04.1964. CARCERE
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REDA Ciro, nato a Torre Annunziata il 14.09.1974.
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AVELLA Vincenzo, nato a Castellammare di Stabia il 21.03.2002. CARCERE
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MARAGAS Luca, nato a Castellammare di Stabia il 30.10.1977.
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FONTANA Alessandro, nato a Castellammare di Stabia il 07.09.2002. CARCERE
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RAFFONE Emanuele, nato a Castellammare di Stabia il 28.12.2002. CARCERE
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NATINO Giovanni, nato a Castellammare di Stabia il 21.02.1972.






Articolo lungo e duro, ma scrittoconfuso, con tante frasi senza senso e punteggiatuta sbagliata; i nomi si accavallan la storia pare gia decisa ma le prove nonci sta, e le date son tutte mischiatte 4/2 7/2. La ggente parla ma nessun chiarimentoo reale viene dato sembra teatrino