LIVE
LA FAIDA DEI LATTARI

Pimonte, l’omicidio del boss Raffaele Afeltra riapre la faida dei Monti Lattari

Raffaele Afeltra, detto 'o Burraccione, crivellato a colpi di fucile nella zona Zappino. Le parentele d'oro con il boss di Agerola, Giuseppe Gentile e con Leonardo Di Martino 'o lione riaprono scenari inquietanti
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...

Pimonte – Un’esecuzione in perfetto stile di guerriglia di montagna, consumata nello stesso fortino che il boss riteneva inespugnabile. La morte di Raffaele Afeltra, 69 anni, noto negli ambienti della mala organizzata con il soprannome di ‘o Burraccione, non è un semplice regolamento di conti: è un macigno destinato a ridisegnare gli equilibri criminali tra le pendici dei Monti Lattari, Gragnano e l’area stabiese.

L’agguato nella macchia verde: la stessa tecnica del boss

Chi ha sparato conosceva a memoria le abitudini di Afeltra. Il delitto si è consumato in località Zappino, a poca distanza dalla chiesa della Madonna del Pino, un’area dove il sessantanovenne trascorreva spesso le sue giornate per curare i propri animali. L’agguato è scattato all’improvviso: i sicari si erano mimetizzati nella folta vegetazione che costeggia la carreggiata, attendendo il momento opportuno per fare fuoco.

Una vera e propria imboscata che ricalca, in un crudele e simbolico contrappasso, la medesima tecnica di guerriglia utilizzata negli anni Ottanta dal gruppo criminale di cui Afeltra era punto di riferimento. Non solo: ad ucciderlo è stata l’arma che lo stesso boss prediligeva e padroneggiava, un fucile calibro 12. I colpi eseguiti a bruciapelo hanno sfigurato il volto del ras, lanciando un messaggio di sfida e di «cancellazione» che la Direzione Distrettuale Antimafia sta ora decifrando.

Gli anni di piombo e la faida con i D’Alessandro

Con l’eliminazione di Afeltra si riapre un faldone di storia della camorra che si credeva consegnato agli archivi e alle aule di tribunale. A cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ‘o Burraccione fu uno dei protagonisti assoluti della sanguinosa faida combattuta spalla a spalla con Umberto Mario Imparato e Francesco Di Martino (cicco ‘o capraro).

Quella guerra feroce contro il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia lasciò a terra oltre cento morti, macchiandosi anche del sangue di vittime innocenti. Un passato fatto di assalti, agguati tra i boschi e strategie di controllo del territorio che segnarono l’ascesa dell’asse criminale Pimonte-Agerola.

Un’intricata ragnatela di parentele d’oro

Il profilo di Afeltra si intreccia con i nomi di vertice della camorra locale. Il boss era infatti cognato di Giuseppe Gentile, capoclan di Agerola, ed era imparentato tramite la moglie con Leonardo Di Martino, soprannominato ‘o lione, storico elemento di spicco del gruppo della zona di Iuvani.

A rendere lo scenario ancora più teso è il profondo legame storico e di vicinato con Francesco Di Martino. I due abitavano a brevissima distanza nella zona delle Gesinelle, luogo tragicamente noto per la strage di metà anni ’90 in cui rimasero uccise tre persone (tra cui il fratello di Di Martino) e una quarta fu ferita. Non da ultimo, Afeltra vantava una stretta e pluriennale amicizia con Antonino Di Lorenzo, detto ‘o lignammone, assassinato a Casola nel 2019.

La lunga latitanza e la resa a Siena

Nel dicembre 2018 il boss riuscì a sfuggire al blitz Olimpo della Dda di Napoli (la stessa che aveva colpito l’imprenditore stabiese Adolfo Greco e Teresa Martone vedova del defunto padrino Michele D’Alessandro). Rimase latitante per circa tre mesi, prima di decidere di consegnarsi spontaneamente alle autorità.

Il 23 marzo 2019 Afeltra si presentò nel carcere di San Gimignano, in provincia di Siena. Nei suoi confronti era stata contestata un’estorsione ai danni di un imprenditore di Agerola.

L’inchiesta Olimpo aveva ricostruito l’esistenza di rapporti e alleanze tra i principali gruppi criminali dell’area: D’Alessandro, Cesarano, Di Martino e Afeltra. Secondo gli investigatori, le organizzazioni continuavano a esercitare pressioni estorsive nei rispettivi territori.

Afeltra avrebbe poi scontato una nuova condanna definitiva per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Era tornato libero da circa tre anni, secondo quanto riferito dalle cronache odierne.

Il territorio non ha mai smesso di essere osservato

La storia recente dimostra quanto fragile sia rimasto l’equilibrio criminale sui Lattari.
Nel 2018 l’omicidio di Filippo Sabatino a Pimonte aveva già fatto scattare l’allarme degli investigatori sulla possibile riapertura di una stagione di conflitti. Il delitto era avvenuto in un’area considerata storicamente vicina alla cosca Afeltra-Di Martino.

Più recentemente, nel febbraio 2026, la Dda di Napoli ha fatto arrestare due uomini nell’inchiesta sull’omicidio e sulla scomparsa di Carmine Zurlo, ucciso nel 2022 secondo l’accusa e mai ritrovato. Gli investigatori hanno ricondotto i presunti esecutori all’orbita del clan Afeltra-Di Martino.

Un elemento che rende ancora più significativo l’omicidio di ieri sera. La domanda adesso è: chi ha deciso di eliminarlo? È questo il punto centrale dell’inchiesta.

Le mani dei narcos e il racket a tappeto

L’omicidio di Afeltra, apre orizzonti d’indagine complessi per i carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata e della Compagnia di Castellammare di Stabia.

Chi ha deciso di eliminare ‘o Burraccione conosceva i rischi enormi di una risposta armata da parte dell’alleanza tra le famiglie storiche. La pista principale seguita dagli inquirenti conduce dritta alle “nuove leve” del narcotraffico dei Monti Lattari, oggi divenuti la vera roccaforte della produzione di cannabis e dello spaccio di droga.

Sebbene Afeltra si fosse storicamente tenuto lontano dai traffici di stupefacenti, il suo nome rimandava alla “vecchia scuola” dell’estorsione sistematica e meticolosa. Chiedeva il pizzo a tappeto con estrema precisione e controllava le dinamiche economiche locali.

Gli investigatori non escludono che la decisione di eliminarlo sia scaturita da un cortocircuito tra la vecchia guardia del racket e le nuove leve dei narcos, affamate di autonomia e pronte a tutto pur di azzerare i vecchi equilibri e prendere il controllo totale del territorio.

L’agguato contro Afeltra potrebbe anche essere letto come un regolamento di conti maturato nel passato, ma al momento non esistono elementi  sufficienti per affermarlo. Gli investigatori dovranno verificare se dietro l’omicidio ci siano vecchie contrapposizioni, interessi economici, rapporti deteriorati oppure un nuovo riassetto degli equilibri criminali sui Monti Lattari.

Per questo, più che un semplice agguato, l’omicidio di Raffaele Afeltra rischia di diventare un nuovo punto di osservazione sugli equilibri criminali di Pimonte e dell’intera area stabiese.

I carabinieri stanno ora lavorando per ricostruire gli ultimi movimenti del 68enne, individuare eventuali testimoni e acquisire le immagini delle telecamere presenti lungo il percorso. Saranno soprattutto questi elementi, insieme ai rilievi balistici, a poter fornire le prime risposte sulla dinamica dell’esecuzione e sull’identità di chi ha premuto il grilletto.

 

Cronaca Napoli

Napoli, Antonio Mauro era già scampato alla morte nel 2007: caccia al killer

Napoli –  Ci sono appuntamenti a cui non ci si può presentare, ma ci sono appuntamenti che, prima o poi, decidono di…

Contesto

Riapertura della faida nei Monti Lattari

L'omicidio di Raffaele Afeltra segna un momento cruciale nella storia della camorra locale, riaccendendo tensioni e rivalità storiche.

  • Faida storica: Afeltra è stato un protagonista della sanguinosa faida tra i clan negli anni '80 e '90, con oltre cento morti.
  • Collegamenti familiari: Il boss era imparentato con figure di spicco della camorra, aumentando la complessità delle dinamiche locali.
  • Nuove leve: L'omicidio potrebbe essere il risultato di conflitti tra la vecchia guardia e le nuove generazioni del narcotraffico.
  • Rischi di escalation: La morte di Afeltra potrebbe innescare una nuova ondata di violenza tra i clan rivali.
  • Indagini in corso: I carabinieri stanno ricostruendo gli eventi e analizzando le telecamere per identificare i responsabili.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano