I dettagli dell’agguato: l’errore del killer e le tariffe della morte
Il quadro dell’esecuzione trova ulteriore riscontro nelle parole di un altro pentito, Antonio Zaccaro, escusso l’8 luglio 2013:
«Non so bene se qualcuno dette avviso a Costanzo Apice della presenza della vittima», dichiara Zaccaro, «ma so che Costanzo non conosceva le fattezze fisiche del Bacio Terracino e dunque fu costretto a chiamare per nome la vittima, la quale si girò, rendendo così possibile il riconoscimento e la sua stessa morte».
Un dettaglio agghiacciante che svela la tensione e l’improvvisazione tecnica di un commando guidato da dinamiche superiori. A completare il quadro concorre l’analisi economica del crimine fatta da Biagio Esposito, che commenta il divario abissale tra il compenso percepito dal presunto sicario e quello incassato dai vertici del cartello:
«Commento l’estrema modestia del compenso di 500 euro a suo dire percepito da Apice per l’omicidio, a fronte dell’ingente somma di settantamila euro al riguardo corrisposta ai Sacco-Bocchetti dal clan Moccia».
Un riferimento che, come sottolineato in sede giudiziaria dalla Corte d’Appello, ha trovato un riscontro formidabile in una intercettazione ambientale del 19 ottobre 2009 all’interno della Casarella, in cui Antonio Zaccaro commentava come agli autori di un’azione del valore di un milione di euro fossero stati versati appena cinquecento euro a testa.
L’intoppo dei controlli stradali e la fuga delle armi
La tensione post-agguato emerge nitidamente anche dai verbali di Carmine Cerrato del 26 novembre 2010. Nel pomeriggio del delitto, mentre si trovava con Oreste Sparano e Carmine Amato, la preoccupazione principale della cupola criminale divenne il fermo di polizia subito da Davide Francescone:
«Venni a sapere che Francescone Davide era stato arrestato o comunque fermato durante un controllo nei pressi di Capodimonte, avendo forzato il posto di blocco», ricorda Cerrato. «Ciò ci preoccupava non poco in quanto Francescone Davide era incaricato di fare il recupero dei killer ed era a bordo di un’autovettura dove non escludevamo avesse potuto occultare le armi nel vano dell’airbag, come di solito facevamo».
Un imprevisto che rischiò di fare saltare il banco, confermato anche da Biagio Esposito, il quale ricorda che la sera dell’omicidio, pur rientrando al Lotto G, constatò il ritardo del rientro di Francescone, bloccato dalle forze dell’ordine e dalla polizia municipale per un’assicurazione falsa e per un’auto strutturata ad hoc per il trasporto clandestino di armi e droga.
Oggi, a distanza di anni, l’inchiesta sulla morte di Mariano Bacioterracino si arricchisce di nuovi tasselli. Le assoluzioni incassate in passato dal presunto killer Costanzo Apice non spengono i fari della Dda: le rivelazioni a catena dei pentiti e i tasselli ricostruiti tessera dopo tessera restituiscono alla giustizia i volti di chi ha voluto, pianificato e protetto un delitto nato nei salotti criminali di Afragola e consumato nel sangue del Rione Sanità.
(nella foto il luogo dell’omicidio e da sinistra in alto il pentito Biagio Esposito, Ciro Culiersi, Oscar Pecorelli, la vittima Mariano Bacio Terracinio e il boss Antonio Moccia)









