Casavatore – Ci sono verbali che pesano come sentenze e sentenze che crollano sotto il peso di nuovi verbali. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Abate, uomo di punta del clan Ferone di Casavatore, stanno provocando un vero e proprio terremoto giudiziario nell’hinterland a nord di Napoli.
Faldoni apparentemente archiviati o parzialmente svuotati dalle ultime decisioni della Corte d’Assise d’Appello vengono oggi riaperti di colpo. Al centro dell’inchiesta c’è la feroce guerra di camorra che ha insanguinato l’area di Afragola, Casavatore e Arzano, culminata con l’eliminazione sistematica dei colonnelli del potente clan Moccia.
L’ultimo atto è contenuto nell’ordinanza cautelare che ha colpito figure di primissimo piano: Elpidio Patricelli, genero del boss di Casavatore Ernesto Ferone; Lino Caiazza, figlio del ras Pierino Caiazza; e Vincenzo Pagano, detto “o sceè sce”, fratello dei fondatori del clan Amato-Pagano, uno dei tre storici leader dell’organizzazione.
La grazia degli Scissionisti e il ruolo dello “specchiettista”
Il cuore pulsante dell’intera inchiesta giudiziaria risiede nell’interrogatorio reso da Salvatore Abate dinanzi ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia. È un racconto drammatico, lucido, che ricostruisce il cinico baratto con cui Elpidio Patricelli, noto anche come “’o gemello” o “u barbiere”, ha acquistato la propria sopravvivenza. Patricelli, un tempo fedelissimo del ras dei Moccia Ciro Casone ad Arzano, era finito nella lista nera dei killer di Melito guidati da Renato Napoleone. Ma un intervento diplomatico, unito a un patto di sangue, gli risparmiò la vita.
Il pentito Salvatore Abate, nel verbale del 27 ottobre 2016, lo mette nero su bianco:
«Patricelli Elpidio è fidanzato con la figlia più piccola di Ernesto Ferone; è stato affiliato ai Moccia, sotto Ciro Casone, con il ruolo di stare ad Arzano, il braccio destro. Posso ritenere che Patricelli Elpidio si sia venduto Ciro Casone a Renato Napoleone, per come mi disse Gennaro Ferone In effetti Patricelli Elpidio lasciò improvvisamente Arzano per venire a Casavatore, subito dopo la morte di Ciro Casone».
Abate scende nei dettagli più intimi della trattativa, svelando i canali diplomatici usati per salvare l’affiliato e il prezzo che quest’ultimo ha dovuto pagare:
«Spiego meglio: Gennaro Ferone mi confidò che Ciro Casone e Patricelli Elpidio erano destinati a morire per volontà di Renato Napoleone ed i suoi affiliati, i quali, sapendo che Patricelli era fidanzato con la figlia di Ernesto Ferone, interessarono esponenti della Vinella Grassi perché dicessero a Ernesto Ferone che il Patricelli si era comportato male ad Arzano, e che veniva risparmiato solo per rispetto a Ernesto Ferone stesso.
In ogni caso, venne chiesto a Patricelli di fare da specchietto per i killer di Casone, nel senso che doveva fare lo squillo di telefonino quando Casone fosse entrato nel centro abbronzante della moglie. Alle spalle del centro abbronzante abitava Salvatore Matuozzo che fece l’appoggio per i killers. Così mi disse Gennaro Ferone. Patricelli dunque viene a Casavatore e non si muove più di là. Non so cosa stia facendo ma è stipendiato dal clan».
L’appuntamento con la morte per Ciro Casone scattò puntuale il 26 febbraio 2014 all’interno del centro estetico “Solero” di Arzano. Insieme a lui perse la vita anche Vincenzo Ferrante, un giovane che si trovava casualmente in sua compagnia, vittima innocente di una pioggia di piombo in perfetto stile “Gomorra”. Secondo la ricostruzione di Abate, Patricelli fece squillare il telefono non appena il suo capo varcò la soglia del locale, dando il via libera definitivo al commando di morte.
Il labirinto giudiziario: dal fallimento delle accuse all’assoluzione in Appello
Se la ricostruzione incrociata dei collaboratori di giustizia delinea uno scenario nitido, la verità processuale ha seguito finora un percorso tortuoso e, per certi versi, clamoroso. Ad aprile del 2019, la DDA aveva invocato l’ergastolo per Pasquale Cristiano (poi diventato pentito) proprio per il duplice omicidio Casone-Ferrante, indicandolo come esecutore materiale dell’agguato.
Tuttavia, in sede di rito abbreviato, i legali Dario Vannetiello e Claudio Davino riuscirono a smontare l’impianto accusatorio evidenziando le divergenze macroscopiche tra i racconti dei pentiti Abate ed Esposito e le testimonianze oculari di chi si trovava nei pressi del centro estetico. Cristiano fu assolto dal delitto e condannato a soli 8 anni e 8 mesi esclusivamente per episodi estorsivi (tra le cui vittime figurava Giuseppe Orlando, assassinato di recente).
Ancor più clamoroso è stato l’esito del processo principale a carico dei presunti vertici del commando legati agli Amato-Pagano. A giugno del 2022, la IV Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha letteralmente ribaltato le condanne al carcere a vita inflitte in primo grado.
Renato Napoleone (ritenuto l’organizzatore ed esponente di spicco della fazione degli Scissionisti che mirava al controllo del racket ad Arzano), Francesco Paolo Russo detto “Cicciariello” e Angelo Antonio Gambino sono stati completamente assolti, difesi dagli avvocati Davino, Dello Iacono e Senese.
I giudici di secondo grado hanno accolto le tesi della difesa incentrate proprio sulle incongruenze e dichiarazioni non coincidenti dei quattro pentiti cardine dell’accusa (Antonio Accurso, Domenico Esposito, Aruta e Paolo Caiazza). Una decisione che ha riportato le lancette delle indagini indietro di dieci anni, a quel preciso istante successivo all’agguato in cui le forze dell’ordine cercarono invano tracce di una pista originaria che conduceva direttamente a figure della malavita organizzata di Afragola.
Oggi, con la riscoperta dei patti sotterranei svelati da Salvatore Abate e i nuovi arresti che hanno colpito la fazione Pagano e i Caiazza, quella vecchia pista dimenticata sembra riprendersi la scena, promettendo di riscrivere da capo la storia criminale dell’hinterland napoletano.
P.B.





leggendo il testo noto molte incongruenze non so se e per colpa di una trascrizione sbagliata o di ricordi confusi ma certe frasi non han senso i soggetti son nominati in modo ripetuto senza chiarire responsabilita o ruoli precisi
questo pezzo lascia tanti dubbi le date e le persone pare siano mischiat senza ordine e i dettagli non corrispondo. Non capisco se gli autori han trascritt male le deposizioni o se ci son problemi di memoria o di traduzzione dei nomi
larticolo parla di accuse pesenti ma la fonti non è chiara, sembra che si mesci confusione tra nomi e rolle. Io vorrei vederr piu prova e docummenti e testimoni verificabilie; non basta un racconto cosi frammentato e pieno di errori per giudicàre o condannare la ggente.