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Napoli, la morsa dell’usura e della camorra che stritolava i commercianti di Forcella

L'ombra di Forcella sui tassi da capogiro: estorsioni, armi e pizzerie nel sistema di "Francuccio" Scielzo: viaggio nell'usura  tra i vicoli di Napoli
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Napoli La Morsa Dellusura E Della Camorra Che Stritolava I Commercianti Di Forcella 2026 10 28
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Napoli- Le 59 pagine dell’ordinanza cautelare firmata la scorsa settimana dal Gip del Tribunale di Napoli demolisce il sistema estorsivo di Francesco Scielzo, detto “Francuccio”. Vittime storiche, imprenditori strozzati, pizzerie requisite e intercettazioni choc: “Se ti vedo ti sparo, le case ora sono mie per camorra”.

La ragnatela dei prestiti e l’ombra di Forcella

Un prestito di diecimila lire nel 1989 che si trasforma in un incubo senza fine, capace di attraversare tre decenni fino a sbucare negli anni Duemila tra pizzerie in crisi, assegni in bianco custoditi nelle casseforti e minacce esplicite. Al centro dell’inchiesta della Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura c’è Francesco Scielzo, cinquantottenne napoletano residente in via Duomo, considerato dagli inquirenti il perno di un sistema criminale radicato nel cuore di Forcella.

Un uomo che, forte dei legami di parentela e delle frequentazioni con i vertici storici del clan Giuliano avrebbe gestito un lucroso giro di usura ed estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori locali schiacciati dalla crisi economica.

Le indagini, compendiate in un’informativa fiume e culminate nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Giudice per le indagini preliminari, restituiscono uno spaccato agghiacciante di sottomissione e terrore omertoso. Le vittime, ridotte allo stremo, trovavano la forza di denunciare solo quando il cappio economico diventava del tutto insopportabile, minacciate persino nei giorni immediatamente precedenti alla loro escussione negli uffici di polizia.

Tassi da capogiro e debiti eterni: la confessione delle vittimeIl meccanismo descritto nelle denunce e riscontrato dalle intercettazioni telefoniche e telematiche ricalca il copione classico dello strozzinaggio mafioso. A fronte di somme erogate a chi non poteva accedere ai canoni legali del credito bancario, venivano pretese rate mensili esorbitanti imputate unicamente a titolo d’interessi, senza mai intaccare la sorta capitale.

È il calvario raccontato da un ex imprenditore di Forcella, costretto a pagare per anni un interesse mensile del 7% su un vecchio prestito, arrivando a cedere persino i canoni di locazione dei propri appartamenti a cittadini extracomunitari dopo le minacce armate subite in casa dell’anziano padre.

Sorte analoga per un altro commerciante costretto a versare 550 euro al mese per un prestito iniziale di tremila euro – arrivando a un tasso annuo effettivo stimato intorno al 192% – e pestato in pieno giorno in via Santa Brigida quando provò ad accennare una rimostranza. E ancora, la parabola del titolare di una nota pizzeria al Vomero, strozzato da rate da 1.300 euro mensili a fondo perduto che fecero lievitare il debito iniziale di ventimila euro fino a quota 47.500.

Le voci dalle intercettazioni

“Chiudiamo questa cosa, ti faccio risparmiare un cofano di soldi”.Le conversazioni captate dagli inquirenti tra il giugno e l’ottobre del 2025 svelano la fredda determinazione di Scielzo nell’incalzare le sue vittime, alternando la promessa di un “aiutino” finanziario alla velata intimidazione mafiosa.

Emblematico il dialogo intercettato il 3 giugno 2025 tra l’indagato e …omissis…, in cui Scielzo spinge per chiudere la partita economica proponendo l’acquisizione di una nuova attività commerciale: Francesco Scielzo: «…’o frat ma… vir, vir’e nù purtà tropp’a tratt’a luong stù fatt rà pizzeria… chiudiamo questa cosa, chiudiamo questa cosa perché… eventualmente sotto e sotto ti faccio risparmiare una bella cosa… hai capito?! […] ti faccio risparmiare un bel po’ di soldi! Si chiude questa situazione e se ne apre un’altra… poi io sto sempre io vicino a te… se eventualmente qualcosa hai capito… non è che rimani senza… stai capendo?! Eh! L’importante è che chiudiamo questa cosa!»

In un successivo contatto del 6 giugno 2025, la pressione psicologica si fa ancora più stringente, con Scielzo che ricorda alla vittima il peso dei suoi “impegni” con terzi poco raccomandabili:Francesco Scielzo: «…ma tu se questa cosa vuoi chiuderla prima e tu vuoi stare un mese… un aiutino te lo posso dare io… guadagni salute che non stai laggiù e vai avanti e indietro e poi si vede […] eh vabbuò poi questo si vede… faccio venire… tengo amicizie… faccio venire elementi… omissis…, questo quell’altro… e cosa… le fotografie… lo sai… questo ci vuole ò frat…. faccio venire i pezzi importanti hai capito? e si vola…»

L’aggravante mafiosa e il tenore di vita sproporzionato

Nel provvedimento restrittivo, il Gip sottolinea come la condotta di Scielzo sia aggravata non solo dal metodo mafioso – esplicitato attraverso l’evocazione costante del clan Giuliano e dei legami familiari con i vertici della consorteria – ma anche dalla spregiudicatezza con cui l’indagato reinvestiva i proventi illeciti.

Dalle perquisizioni eseguite dalla Squadra Mobile è emerso un vero e proprio “libro mastro” con l’annotazione di nomi di pizzerie ed esercizi commerciali, assegni bancari in bianco privi del nome del beneficiario, orologi di lusso Rolex e Bvlgari custoditi in cassaforte e disponibilità finanziarie del tutto sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati.

Il quadro indiziario raccolto dalla Procura e condiviso dal giudice chiude il cerchio attorno a una recidiva ritenuta specifica e irrefrenabile. Per “Francuccio” Scielzo si sono aperte le porte della casa circondariale: l’accusa è di usura continuata, estorsione aggravata, porto abusivo di armi ed esercizio finanziario abusivo, tasselli di un’inchiesta che squarcia ancora una volta il velo sull’economia sommersa e sul racket della disperazione nel ventre di Napoli.

Cosa sapere

Cosa è emerso dall'inchiesta su usura ed estorsione a Forcella

Riassunto chiave dell'inchiesta sulle attività estorsive e usurares nel quartiere napoletano di Forcella, con protagonisti legati al clan Giuliano e al sistema messo in piedi da Francesco Scielzo.

  • Contesto e protagonisti: L’indagine ruota attorno a Francesco Scielzo, ritenuto perno di un sistema di usura ed estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori di Forcella, con legami ai vertici storici del clan Giuliano.
  • Meccanismo economico: Le vittime hanno subìto prestiti onerosi e tassi elevati, con intercettazioni che descrivono condizioni oppressive e minacce legate al pagamento.
  • Prove e fonti: Intercettazioni tra giugno e ottobre 2025, perquisizioni e un libro mastro che registrano nomi di attività, assegni in bianco e disponibilità finanziarie sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati.
  • Conseguenze legali: La misura cautelare in carcere riguarda Francesco Scielzo; l’imputazione comprende usura continuata, estorsione aggravata, porto abusivo di armi ed esercizio finanziario abusivo.
Articolo modificato il 30/10/2026 alle 18:36 per revisione testo.
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