L'AFFARE DEGLI IMMOBILI PUBBLICI

Castellammare, così le ditte dei clan D’Alessandro e Cesarano hanno monopolizzato gli sgomberi

I contratti assegnati a trattativa diretta per svuotare i locali del Comune, le parentele con i boss di Scanzano e del Savorito e i nomi dei gestori di fatto: ecco i personaggi chiave, le ditte e le parentele del clan svelati dagli 007 dell'Antimafia.
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Castellammare Cosi Le Ditte Dei Clan Dalessandro E Cesarano Hanno Monopolizzato Gli Sgomberi 2026 07 30
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L’ombra del clan Cesarano: il socio d’affari del nipote del boss al 41-bis

Le verifiche investigative sull’Amministratore Unico della F.lli Amita S.r.l. rivela, poi, una rete di cointeressenze che sfociano direttamente nei vertici della camorra stabiese.

L’amministratore Amita Gianfrancesco (classe ’72) è stato legato da un vincolo professionale e societario a Cesarano Ferdinando (classe ’80) nella compagine della FUTURA ASFALTI S.R.L. fino al 2018. Nella società, Amita rivestiva il ruolo di liquidatore, mentre Ferdinando Cesarano figurava tra i soci paritetici.

Allora i componenti della commissione di accesso puntano i riflettori su Ferdinando Cesarano, omonimo del capo clan di Ponte Persica. E in effetti, l’omonimia non è casuale, Cesarano Ferdinando (cl. ’80) è il figlio della sorella del ben più noto boss attualmente detenuto in regime di carcere duro.

Scuola del Savorito e abusivismo: l’asse Amita-Schettino e l’ombra sui Nastelli

La gravità dei fatti aumenta se si considera la scelta dei luoghi oggetto di intervento. Pagare una ditta legata a soggetti contigui al clan Cesarano per pulire un sito come la scuola abbandonata di Via Savorito (nel quartiere denominato “Aranciata Faito”) — area storicamente sotto il controllo del gruppo criminale Imparato ( i cosiddetti Paglialoni) rappresenta per la commissione d’accesso un “cortocircuito di inaudita gravità”.

A questo quadro si aggiungono le risultanze della Banca dati delle forze di polizia. Il 16 aprile 2025, a ridosso delle procedure per l’accordo quadro, Gianfrancesco Amita è stato denunciato per abusivismo edilizio insieme ad altri imprenditori e alla committente del mandato abusivo. Tra i denunciati c’è Schettino Giovanni (cl. ’84), amministratore della GICA COSTRUZIONI SRL.

L’analisi su Schettino porta ad una società del passato: la NASSEDIL S.A.S. DI CARLO NASTELLI & C. (costituita nel 2005 e cancellata nel 2007), in cui Schettino era socio accomandante. Il socio accomandatario era Nastelli Carlo (cl. ’69), cugino di primo grado del consigliere comunale, Giovanni Nastelli. Di conseguenza, Carlo Nastelli cl. ’69 è cugino di primo grado dell’omonimo Carlo Nastelli (cl. ’74), fratello del consigliere Giovanni.

La figura di Carlo Nastelli cl. ’74, fratello del consigliere è centrale nei verbali giudiziari: già consigliere comunale tra il 2002 e il 2010, è stato indagato nell’inchiesta “Gettonopoli” e poi coinvolto nell’indagine della Dda di Napoli come presunto mandante di un’estorsione perpetrata da Mosca Sergio, figura di primo piano del clan D’Alessandro.

Sebbene Carlo Nastelli cl. ’74 sia stato irrevocabilmente assolto nel 2012, scrivono i commissari “gli atti giudiziari hanno cristallizzato la sua contiguità al clan di Scanzano”, rendendo la connessione indiretta tra la ditta Amita e gli ambienti della politica locale un chiaro sintomo di permeabilità istituzionale.

I controlli delle forze dell’ordine e i fantasmi della cosca Scarpa-Omobono

A completare il quadro allarmante, secondo i commissari, sono i controlli territorio certificati dalle banche dati delle forze dell’ordine a carico del consigliere comunale Giovanni Nastelli:

Novembre 2007: Controllato insieme a Di Vuolo Alfonso (cl. ’72), nipote della moglie del boss Mosca Sergio. Il 29 luglio 2010, Di Vuolo Alfonso e lo zio Mosca Sergio venivano raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e riciclaggio.

Settembre 2013: Controllato insieme al fratello Carlo in compagnia di Omobono Domenico (cl. ’57), fratello di Omobono Michele (cl. ’54) detto «o’ Marsigliese».

La menzione della famiglia Omobono richiama una delle pagine più sanguinarie di Castellammare di Stabia. Michele Omobono, già membro della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e poi passato ai clan Imparato e D’Alessandro, fondò insieme a Scarpa Massimo (o’ Napulitano) il clan Omobono-Scarpa.

Il sodalizio diede vita ad una feroce faida contro il clan D’Alessandro per l’egemonia cittadina, segnata da omicidi eccellenti (tra cui  quelli dei boss del clan D’Alessandro, Giuseppe Verdoliva, detto peppe l’autista e Antonio Martone cognato del defunto padrino Michele D’alessandro avvenuti nel 2004 nel giro di pochi mesi e poi quello di Marcello Scarpa, fratello di Massimo avvenuto a Torre Annunziata nel 2006). La faida si concluse solo con gli arresti che portarono all’ergastolo Michele Omobono e Massimo Scarpa, mentre anche l’altro fratello, Aniello Omobono, risultava organico allo stesso gruppo criminale.

È proprio questo intreccio tra ribassi modificati, debiti erariali azzerati d’ufficio e parentele con i boss del 41-bis che ha spinto gli 007 della Prefettura a ritenere l’affidamento dello sgombero alla F.lli Amita S.r.l. un caso ‘scuola’ di permeabilità della macchina amministrativa di Castellammare di Stabia alla criminalità organizzata.

 

 

 

 

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