Se la politica ha offerto il fianco elettorale e la burocrazia ha ceduto le password d’accesso, la spesa pubblica di Castellammare di Stabia è stata prosciugata attraverso un’ingegnosa chirurgia contabile. È la sezione del dossier prefettizio compresa tra i capitoli che delineano la trama più spaventosa dell’infiltrazione camorristica: la trasformazione delle casse comunali nel bancomat delle ditte collegate ai clan D’Alessandro e Cesarano.
Un meccanismo perverso alimentato dal ricorso patologico e sistematico agli affidamenti diretti “sotto soglia”, abbinato alla totale, paralizzante omessa vigilanza del Comando di Polizia Municipale, trasformatosi negli anni in un organo di mera facciata, incapace di scorgere persino gli abusi più macroscopici perpetrati sotto le finestre del municipio.
L’algoritmo del frazionamento: sacchi, pulizie e spiagge ai soliti noti
Negli uffici del Settore Ambiente e dei Lavori Pubblici di Palazzo Farnese, la parola d’ordine era una sola: frazionare. Gli ispettori della Commissione d’Accesso hanno passato al setaccio oltre duecento determine dirigenziali adottate tra il luglio 2024 e il settembre 2025, portando alla luce un metodo matematico per eludere le procedure ad evidenza pubblica e le verifiche antimafia della Banca Dati Nazionale (BDNA).
Servizi di importo complessivo superiore ai centomila euro venivano letteralmente “sbriciolati” in quattro, cinque o sei micro-affidamenti da 38.000 o 39.500 euro ciascuno, posizionandosi chirurgicamente un millimetro al di sotto della soglia dei 40.000 euro che imponeva la rotazione degli operatori ed i controlli di prevenzione.
I verbali dell’Antimafia
“Attraverso l’artificiosa suddivisione dei lotti d’acquisto, l’Ente ha continuato a somministrare risorse pubbliche a ditte sprovviste dell’informazione antimafia liberatoria o già colpite da interdittiva prefettizia, come nel caso delle commesse per la fornitura dei sacchi biodegradabili della raccolta differenziata e dell’allestimento delle spiagge libere sull’arenile di corso Garibaldi, si legge a pagina 214 della relazione.
Il caso della fornitura dei sacchi per i rifiuti è emblematico: l’importo annuo di circa 120.000 euro è stato diviso in tre affidamenti diretti trimestrali assegnati ad una società di imballaggi il cui titolare formale è risultato essere il genero di un pregiudicato d’alto bordo della cosca di Scanzano. E quando gli 007 della Prefettura hanno chiesto al dirigente del settore il motivo per cui non fosse stata avviata una gara ad evidenza pubblica, la risposta è stata l’ennesimo scaricabarile: “Non avevamo il tempo tecnico per la gara e la città rischiava di rimanere sommersa dai rifiuti”.
“Qua al Comune decidiamo noi chi deve lavorare”
Che gli affidamenti sotto soglia fossero il terreno di caccia preferito dei clan non lo dimostrano soltanto i bilanci dell’Ente, ma le drammatiche conversazioni intercettate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo nell’inchiesta “Domino Ter”. In un ascolto ambientale registrato all’interno di un bar di via Roma nel febbraio 2025, lo storico esponente del clan D’Alessandro, Michele Abbruzzese (alias ‘o Paciariello) cugino del defunto padrino Michele D’Alessandro, spiegava ad un imprenditore edile come funzionava la spartizione delle piccole manutenzioni comunali.
L’intercettazione del ras Abbruzzese
Michele Abbruzzese (‘o Paciariello): “Tu non ti devi preoccupare delle gare grandi… a quelle ci pensano i paesani sopra a Scanzano. Tu ti devi prendere i lavori di trenta mila, quaranta mila euro… I marciapiedi, i tombini, la pittura delle scuole. Là ci sta l’amico nostro all’ufficio che fa la determina diretta. Basta che fai il prezzo che ti diciamo noi e poi ti metti a posto con la quota”.
Imprenditore: “Ma se viene il controllo della Finanza o dei Vigili?”
Abbruzzese: “I Vigili? Ma quali Vigili… I Vigili a Castellammare non vedono e non sentono. Stanno tutti addormentati, la patente se la prendono e poi ce la riportano pure a casa!”
Il Comando di Polizia Municipale e il “Giallo della patente scomparsa”
Le parole di Abbruzzese trovano una sconcertante e puntuale conferma nel Capitolo 7.3 della Relazione, interamente dedicato alle falle del Comando di Polizia Municipale. Il capitolo ricostruisce un episodio dai contorni grotteschi e gravissimi: la vicenda del ritiro e della misteriosa “restituzione amichevole” della patente di guida a Giuseppe Oscurato, parente stretto dell’ex consigliere comunale Gennaro Oscurato e noto alle forze dell’ordine per la sua vicinanza agli ambienti della criminalità organizzata.
La patente era stata ritirata ad Oscurato da una pattuglia di vigili urbani durante un controllo stradale per una grave infrazione al Codice della Strada. Il documento avrebbe dovuto essere trasmesso entro cinque giorni alla Prefettura di Napoli per l’emissione del formale provvedimento di sospensione. Ebbene, la patente non è mai giunta in Prefettura. Poco tempo dopo, Oscurato è stato sorpreso nuovamente alla guida dello stesso veicolo, ed esibendo candidamente la patente che gli era stata restituita direttamente nei locali del Comando di Via San Giovanni Bosco!
L’audizione del Comandante e la resa dell’Ufficio Disciplinare
Interrogato sulla scomparsa del documento, il Comandante della Polizia Municipale si è giustificato dichiarando: “Si è trattato di un mero disguido materiale dovuto al disordine dell’archivio cartaceo e all’assenza di un registro cronologico informatizzato dei verbali di sequestro”.
Risultato? L’Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD) del Comune ha dovuto archiviare la pratica senza alcuna sanzione per gli agenti coinvolti, proprio a causa della totale mancanza di tracciabilità e registro delle patenti ritirate!
Il cannocchiale rovesciato: abusivismo edilizio e occupazioni commerciali tollerate
Ma l’omessa vigilanza dei vigili urbani ha travalicato il codice della strada per investire il controllo economico e del territorio. Nel capitolo 7.4, gli ispettori prefettizi evidenziano come negli ultimi 18 mesi il Comando non abbia inoltrato alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata alcuna segnalazione di abuso edilizio o di lottizzazione abusiva nei quartieri roccaforte dei clan, come Scanzano, Ponte Persica e Moscarella, a fronte di decine di manufatti illegali e sopraelevazioni sorte alla luce del sole.
Identica cecità si è registrata sulle occupazioni abusive di suolo pubblico. Chioschi per la vendita di frutti di mare, gazebo permanenti di ristoranti gestiti da congiunti di esponenti malavitosi e parcheggi abusivi sul litorale di via Garibaldi hanno operato in totale tranquillità per intere stagioni estive senza che venisse mai elevata una sola contravvenzione o eseguito un sequestro. La Polizia Municipale, invece di ergersi ad avamposto della legalità e del contrasto all’abusivismo, si è trasformata in uno spettatore inerte, lasciando che le regole della camorra sostituissero i regolamenti comunali.
La resa dei controlli e la condanna della Commissione d’Accesso
La diagnosi tracciata a conclusione del capitolo 7.4 è di una gravità inusitata. L’abbinamento tra la deregolamentazione deliberata degli appalti sottosoglia e la totale paralisi dell’apparato di vigilanza urbana ha creato un ecosistema perfetto per il prosperare della malavita organizzata.
Castellammare di Stabia non soffriva soltanto di un’infiltrazione politica nei seggi elettorali o di una debolezza burocratica negli uffici informatici, ma pativa l’assenza totale del braccio operativo dello Stato sul territorio. Un vuoto che i clan D’Alessandro e Cesarano hanno riempito fino all’ultimo centesimo ed all’ultimo metro di suolo pubblico, rendendo lo scioglimento per mafia l’unica via d’uscita per tentare di ripristinare lo Stato di Diritto.
Punti chiave sulla situazione di Castellammare di Stabia
Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'articolo riguardante la situazione di Castellammare di Stabia e l'infiltrazione camorristica.
- Infiltrazione camorristica: Le casse comunali sono state utilizzate per favorire ditte legate ai clan D'Alessandro e Cesarano.
- Affidamenti sotto soglia: Affidamenti diretti sotto i 40.000 euro sono stati utilizzati per eludere controlli e procedure di gara.
- Omissione di vigilanza: Il Comando di Polizia Municipale ha mostrato gravi carenze nel controllo degli appalti e dell'abusivismo.
- Conversazioni intercettate: Le intercettazioni rivelano come i clan gestiscano la spartizione dei lavori pubblici.
- Ecosistema di illegalità: La combinazione di appalti deregolamentati e mancanza di vigilanza ha favorito la criminalità organizzata.




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