L'AFFARE DEGLI IMMOBILI PUBBLICI

Castellammare, così le ditte dei clan D’Alessandro e Cesarano hanno monopolizzato gli sgomberi

I contratti assegnati a trattativa diretta per svuotare i locali del Comune, le parentele con i boss di Scanzano e del Savorito e i nomi dei gestori di fatto: ecco i personaggi chiave, le ditte e le parentele del clan svelati dagli 007 dell'Antimafia.
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Castellammare Cosi Le Ditte Dei Clan Dalessandro E Cesarano Hanno Monopolizzato Gli Sgomberi 2026 07 30
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Il circuito chiuso: la saldatura economica e strategica tra i due capitoli

La lettura integrata dei punti 4.5.1 e 7.2 rivela l’esistenza di un vero e proprio circuito chiuso dell’inquinamento amministrativo che alimentava gli interessi della camorra stabiese:

Protezione del mattone (Punto 4.5.1): L’Ufficio Tecnico insabbia i fascicoli di abusivismo edilizio delle cosche, rilascia sanatorie illegittime e non esegue le demolizioni, permettendo ai clan di consolidare il controllo patrimoniale sul territorio.

Paralisi degli sgomberi (Punto 7.2): Il Comune frena il recupero degli alloggi popolari occupati abusivamente dagli affiliati, lasciando il patrimonio pubblico nelle mani delle consorterie.

Monopolio dei servizi (Punto 7.2): Quando l’Ente deve bonificare o svuotare locali pubblici ed edifici scolastici, affida direttamente i contratti sotto-soglia alle imprese collegate agli stessi clan che occupano ed edificano sul territorio.

Il verdetto della Commissione: un collasso sistemico senza anticorpi

Nelle conclusioni che uniscono l’analisi dell’Urbanistica a quella della spesa per i Servizi tecnologici e di manutenzione, la triade ispettiva (composta dal viceprefetto Dario Annunziata, dal vicequestore Riccardo Buonomo e dal capitano dei carabinieri Vittorio Tesoro) sintetizza un quadro di assoluto degrado istituzionale:
Palazzo Farnese ha dimostrato una completa assenza di anticorpi, trasformando il proprio apparato tecnico in uno strumento al servizio di una rete di interessi privati ed illeciti.

L’assenza di tracciabilità, l’elusione del Codice degli Appalti ed il favoreggiamento del patrimonio abusivo della malavita hanno evidenziato una condotta incompatibile con il buon andamento della pubblica amministrazione, rendendo lo scioglimento l’unica risposta possibile per spezzare l’egemonia delle cosche sulla città di Castellammare di Stabia.

Quando nel punto 7.2 della relazione prefettizia d’accesso gli ispettori del Viminale scendono nel dettaglio dei contratti per il «servizio di sgombero, svuotamento e pulizia dei locali di edifici ed immobili pubblici», la generica espressione “ditte amiche” lascia il posto ad un elenco preciso di nomi, ditte, parentele e collegamenti con i quadri direttivi della camorra stabiese.

Emergono con chiarezza le manovre con cui due storiche consorterie criminali — il clan D’Alessandro (egemone a Scanzano e nel centro cittadino) ed il clan Cesarano (con il feudo operativo tra Ponte Persica ed il rione Savorito) — hanno trasformato gli interventi di sgombero e bonifica dei plessi scolastici e degli immobili comunali in un canale di finanziamento diretto riservato a società di comodo ed a prestanome di fiducia.

All’interno dell’alveo del cosiddetto “Servizio Ciclo Integrato Rifiuti” — già segnato da forti criticità nella gestione della fornitura dei sacchetti e dei distributori automatici — gli 007 della commissione d’accesso hanno ricostruito uno degli episodi più inquietanti dell’intero dossier: l’appalto per il «servizio di sgombero e svuotamento dei locali di edifici ed immobili pubblici».

Un appalto in cui hanno operato prima, l’allora dirigente, l’ingegnere Giovanni Miranda, poi l’architetto Pescatore, sotto la regia costante del responsabile unico del procedimento (RUP), Angelo Cozzolino.

La gara pubblicata sul portale “Tutto Gare” il 19 giugno 2025, prevedeva un importo a base d’asta di 120.000,00 euro, inserito in un quadro economico triennale (2025-2027) di complessivi € 148.835,00 comprensivi di IVA, contributi ANAC ed incentivi per funzioni tecniche. L’Amministrazione ha optato per l’affidamento diretto giustificando la procedura sottosoglia con l’importo della prestazione.

L’affidamento alla F.lli Amita S.r.l. e le aporie sul ribasso “modificato”

Con la determina Dsg N° 1469 del 25/06/2025, a firma del dirigente Giovanni Miranda, il Comune ha formalizzato l’affidamento in favore della ditta F.LLI AMITA S.R.L.. È a questo punto che l’analisi analitica degli atti da parte degli ispettori prefettizi fa emergere gravissime “aporie documentali”.

Nella determina iniziale di affidamento viene espressamente citato un ribasso percentuale offerto dall’operatore pari al 4%. Tuttavia, nei successivi atti esecutivi, quel ribasso degrada inspiegabilmente al 3%. Non una semplice svista materiale, annotano gli 007 del Viminale, ma una violazione del principio di immutabilità dell’offerta ed una potenziale perdita finanziaria per le casse comunali.

Nel frattempo, il RUP Cozzolino avallava l’esecuzione in via d’urgenza dei lavori per presunte “improrogabili necessità igienico-sanitarie”: un espediente per accelerare l’immissione della ditta nel circuito operativo dell’Ente bypassando i tempi canonici dei controlli.

Il debito fiscale da 377mila euro e la “sanatoria tecnica” del RUP Cozzolino

Il 5 agosto 2025, le verifiche sulla piattaforma FVOE effettuate dal RUP Cozzolino e dal neo dirigente Pescatore mettono a nudo una situazione di conclamata ed enorme irregolarità fiscale della F.LLI AMITA S.R.L. verso l’Erario per due violazioni fiscali non accertate definitivamente, per un importo di oltre 375mila euro

A questo quadro drammatico si aggiunge persino un atto di pignoramento presso terzi notificato dall’Agenzia delle Entrate per circa 30mila euro. La ditta ha omesso del tutto di comunicare le pendenze negli atti di gara, commettendo una palese “reticenza informativa”.

Nonostante la legge imponesse l’esclusione immediata della società, il RUP Cozzolino ha azionato una singolare “sanatoria tecnica”. Citando in modo irrituale per un affidamento diretto la sentenza del Consiglio di Stato n. 4374/2023. Il responsabile del procedimento, dunque, ha “salvato” la ditta basandosi su una rateizzazione del debito concessa ad aprile 2024, consentendo l’avvio delle attività. Così, il 24 settembre 2025, l’Architetto Pescatore firma con la ditta Amita il primo contratto da € 17.329,36 per due interventi: lo sgombero dei rifiuti presso l’edificio scolastico abbandonato in Via Savorito snc; e lo svuotamento dei locali degli Uffici demo-anagrafici in Via Libero d’Orsi.

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