La decisione del gip

Sentenza D’Alessandro: i camorristi condannati a risarcire il Comune di Castellammare

Il Tribunale condanna dieci esponenti del sodalizio criminale. L'ente comunale e la Copma vincono la battaglia delle parti civili
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Arriva una durissima stangata giudiziaria per i vertici e i gregari del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, dott. Francesco Guerra, ha pronunciato la sentenza al termine del rito abbreviato, infliggendo pesanti pene detentive agli esponenti della cosca egemone nella cittadina stabiese.

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Un verdetto che non solo smantella militarmente ed economicamente l’organizzazione, ma segna un punto di svolta fondamentale per la legalità sul territorio, vedendo il Comune di Castellammare trionfare come parte civile.

Il Comune di Castellammare e le parti civili: i camorristi dovranno pagare

Il dato politico e sociale più rilevante della sentenza è senza dubbio il pieno accoglimento delle istanze delle parti civili costituite. Il giudice ha condannato in solido la quasi totalità degli imputati — Pasquale, Vincenzo e Giovanni D’Alessandro, Paolo Carolei, Michele Abbruzzese, Antonio Salvato, Giuseppe Oscurato, Massimo Mirano e Biagio Maiello — al risarcimento dei danni cagionati al Comune di Castellammare di Stabia e alla società COPMA spa.

I camorristi non dovranno solo affrontare il carcere, ma subire un immediato salasso economico: il Tribunale ha infatti liquidato una provvisionale esecutiva di 10.000 euro ciascuno a favore del Comune e della COPMA , oltre al pagamento delle spese processuali sostenute dalle stesse parti civili, quantificate in 3.200 euro a testa più accessori di legge. Esce invece sconfitta l’ASL Napoli 3, la cui domanda risarcitoria è stata rigettata con spese a proprio carico.

Il caso Giovanni D’Alessandro: la strategia dell’avvocato Somma

In un quadro di condanne severe e senza sconti, l’unica vera nota fuori dal coro riguarda la posizione di Giovanni D’Alessandro, noto negli ambienti come “Giovannone”, cugino dei boss storici della consorteria stabiese. Per lui, la linea difensiva tracciata dal suo legale, l’avvocato Gennaro Somma, si è rivelata vincente.

Nonostante la gravità dei reati contestati, l’avvocato Somma è riuscito a ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione interna ed esterna tra i fatti di questo processo e quelli già giudicati con una precedente sentenza definitiva del maggio 2022. Una mossa tecnica cruciale che ha limitato l’impatto del nuovo verdetto a un aumento isolato ex art. 81 c.p. di soli 4 anni di reclusione,  evitando al D’Alessandro un pesante cumulo materiale isolato che avrebbe blindato ulteriormente il suo futuro dietro le sbarre.

 

Pioggia di anni di carcere: l’elenco di tutte le condanne

Per il resto del clan, il GUP non ha concesso sconti sostanziali, certificando la colpevolezza degli imputati a vario titolo per associazione camorristica ed estorsioni:

Paolo Carolei: 12 anni di reclusione.

Pasquale D’Alessandro: 12 anni e 2 mesi di reclusione.

Vincenzo D’Alessandro: 12 anni di reclusione.

Antonio Salvato: 10 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a 8.000 euro di multa.

Massimo Mirano: 8 anni e 4 mesi di reclusione e 8.000 euro di multa.

Michele Abbruzzese: 7 anni e 8 mesi di reclusione e 8.000 euro di multa.

Giuseppe Oscurato: 7 anni e 8 mesi di reclusione e 8.000 euro di multa.

Catello Iaccarino: 6 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione e 8.000 euro di multa.

Biagio Maiello: 6 anni e 8 mesi di reclusione (grazie alla concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti).

(nella foto l’aula del Tribunale di Napoli e da sinistra Pasquale D’Alessandro, Enzo D’Alessandro, Paolo Carolei, Giovannone D’Alessandro, e Massimo Mirano)

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